- Alla mia mamma -

MARK SINK_CanovaNude

Lunedì 18 dicembre 2006

La mia mamma se n’è andata.
Lunedì 4 dicembre 2006, lei, il babbo ed io ce ne stavamo in casa nell’appartamento di New York dove ci siamo installati al nostro arrivo il 3 novembre scorso. Io ero in camera mia a studiare, mamma se ne stava in salotto con papà e verso le 22:00 si è sentita male. Di lì a poco si è accasciata, e non abbiamo potuto parlarle più.
Corsa disperata all’ospedale. Due giorni in rianimazione. Ha fatto un ictus cerebrale. Mercoledì 6 dicembre, alle 21:20, è morta.

L’abbiamo riportata a Firenze domenica 10 dicembre in una bara. All’areoporto un gruppo di persone care ci attendevano: mio fratello e la sua ragazza, i nonni, tutti gli zii che abitano in Italia, Daniela e Francesca – amiche mie fin dall’infanzia – insieme a Marco, qualcun altro forse, ma non ricordo. Ero stordita, confusa, faticavo a reggermi in piedi, lottavo contro la tendenza a svenire in ogni momento. Cecilia, la mia sorellina di 5 anni non c’era. Cecilia, mio Dio! Cecilia doveva ancora saperlo. Toccava a noi, al babbo dirglielo. Oddio!
Ci hanno accolti, sorretto, avvolti con tutto il loro amore. Hanno preso in mano la situazione. Con le auto, al seguito del carro funebre di mamma, siamo andati nella nostra casa. Una stanza era stata preparata per accogliere mamma. Molti fiori, paramenti funebri abbastanza lontani dai consueti della tradizione cattolica. C’erano molte candele profumate sempre accese, quasi a voler trasmettere calore laddove invece s’impone il freddo della morte. Erano dominanti i colori chiari e pastello, come piaceva a lei. La sorella più cara di mamma aveva predisposto tutto: martedì 12 dicembre la cerimonia buddista, mercoledì la cremazione e la tumulazione dell’urna nella tomba di famiglia.

Da lunedì 4 dicembre ogni istante della mia vita è stato solo con lei, con la mia mamma. Non so tradurre in parole i miei pensieri e le emozioni. Mi sento confusamente sempre con lei. Quando ora in qualche istante della giornata la mia attenzione viene catturata da qualcos’altro e poco dopo mi accorgo di questo, subito mi stupisco, inorridendo, di essermi anche per pochi istanti allontanata da lei. Inorridisco non perchè mi senta in colpa, ma quasi perchè mi sembra di aver bisogno della sua vicinanza come l’aria che respiro, quasi non potessi sopravvivere senza che lei sia con me. E’ difficile tradurre in parole. Ci provo, ora.

Voglio scrivere della mia mamma. Voglio ogni giorno venire qui e parlare di lei, finchè ne sentirò la necessità.
Nella bara, qualche istante prima che la sigillasero, ho messo sotto il cuscino su cui poggiava la sua testa una lettera che avevo scritto poco prima a lei e per lei, per me, per noi. Era il mio ultimo saluto prima di non poter mai più vedere il suo corpo neppure da morta. Era così bella anche lì. Tutti quelli che l’hanno vista nella camera ardente a New York lo dicevano. Era bellissima. Aveva qualcosa di misteriosamente regale e sembrava stesse dormendo in piena serenità. Ma io sentivo il bisogno di tenerle la mano, di accarezzarle il volto: erano terribilmente freddi, ciononostante non potevo trattenermi dal darle gli ultimi baci, tanti piccoli baci accompagnati dalle stesse dolci parole che tante volte lei aveva sussurrato a me coccolandomi.
Ma io ho bisogno di parlarle ancora, probabilmente avrò bisogno di parlarle sempre, ma adesso in modo urgente, inderogabile, indispensabile.

Voglio far seguire qui una lettera aperta a te, mia adorata e amatissima mamma.
Voglio dedicarti i miei pensieri, i miei ricordi … che usciranno forse in forma confusa oppure ordinata … non so … come verranno. Spero che possano diventare gioiosi, limpidi, chiari, colorati, come eri tu, mamma.

Mamma, mamma, mamma, mamma …
Vorrei quasi gridare questa parola, questa parola che invece mi si spegne in gola attanagliandomela perchè non potrò più chiamarti e perchè l’ultima volta che l’ho fatto non sapevo che era l’ultima.
Oddio …
Devo fermarmi.
Mi sento male.
Mi manca il tuo odore.
Devo avere pazienza.
Ogni giorno un po’.
Sì, un po’ ogni giorno cercherò di tornare a galla con te.

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Martedì 19 dicembre 2006

Oggi non ce la faccio, mamma
Mi fa male tutto
E’ come se mi avessero scuoiato
ho carne viva al posto della pelle
anche un lievissimo soffio di vento
giunge a me come un ferro rovente che mi sta marchiando
scusa mamma
faccio quello che posso

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Mercoledì 20 dicembre 2006

La nostra storia, la mia e la tua, comincia nella tua pancia.
O meglio, la mia comincia nella tua pancia.
La tua con me comincia molto prima.
Fin da giovane desideravi avere figli, e così pure papà. Appena laureati infatti avete messo al mondo Roberto, ancor prima di sposarvi. La nostra nascita è stata desiderata, immaginata, voluta molto tempo prima che arrivassimo.
Papà ci diceva sempre, però, che quando ci scarrozzavi dentro di te non eri una di quelle donne che fanno della loro maternità il centro di ogni attenzione. Emanavi il fascino di chi custodisce in sè qualcosa di grande e misterioso, ma in modo semplice, senza darsi tante arie.
In quanto a me, mia amatissima mamma, seppure non ne conservi il ricordo cosciente, sento vivamente il legame corporeo che ci ha unite. A volte m’è parso di percepire il tepore e la sicurezza e l’amore che mi avvolgeva tutta mentre albergavo comodamente dentro di te.

pancione

La mia storia comincia lì, un piccolo ovulo fecondato che inizia a svilupparsi nel tuo ventre.
E’ pure documentata! Non penso alle analisi mediche o alle ecografie. E’ documentata attraverso i diari a me dedicati in cui hai narrato la mia vita pre-natale e fino a che non ho compiuto sei anni, fino a quando cioè mi hai insegnato a tenere il mio diario di bordo da sola.
I tuoi quaderni da incinta sono i miei più cari. Mi hanno permesso di percepire (quasi sentendole veramente) le parole con cui mi parlavi finché non mi sono messa respirare in questo mondo in quel di Roma. Attraverso essi mi mettevi al corrente della stanzetta che mi stavi preparando, degli acquisti che facevi per me, della gioia condivisa con papà, e della tua gioia personale quando hai saputo che ero femmina, delle fantasie che t’eri fatta nel rapporto con la tua bambina, dopo che avevi già partorito un bel maschietto che stavi coinvolgendo e preparando alla mia venuta.

Al momento del parto ti ho fatto soffrire. Avevo il cordone ombelicale che mi stringeva il collo, sicché ti hanno portata in una fredda sala operatoria per portarmi a vedere la luce grazie al bisturi di un taglio cesareo.
Ma alla fine sono giunta, il 12 dicembre. Tu dicevi sempre che ero stata il più grande dono che avevi ricevuto per Santa Lucia, festa che sentivi tanto grazie alle tue origini venete.
Hai cominciato a nutrirmi col tuo seno, e con tutto il tuo amore, sempre.

allattamento

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Venerdì 22 dicembre 2006

Ieri non ce l’ho fatta a scrivere, mamma.
Però oggi volevo dirti che papà è bravo e che ti sei scelta il migliore degli uomini possibili.
Sta male, puoi immaginarlo, ti ha sempre amata più di ogni altra cosa al mondo.
Quest’ anno, dal momento del tuo incidente in auto, ha sempre tenuto duro, ha fatto tutto ciò che era in suo potere per affrontare al meglio la situazione. Ha saputo donarci anche gioia e spensieratezza in quelle circostanze, nonostante lui stesso ne fosse terribilmente affranto. Ma quando te ne sei proprio andata, è crollato. A New York, ed anche quando siamo tornati a Firenze, era un uomo distrutto, e a guardarlo pensavo che lo sarebbe stato irrimediabilmente per sempre. Ognuno di noi, lui, io, Roberto, eravamo ciascuno chiusi nel nostro dolore; camminavamo e ci parlavamo con la paura negli occhi e il timore di farci male ancor di più l’un l’altro se lo avessimo manifestato. Al ritorno è stato papà a dirlo a Cecilia. I nonni lo hanno poi aiutato: riescono a raccontare a Cecilia che sei in un mondo fantastico e meraviglioso, glielo descrivono nei particolari coronandolo delle più straordinarie e belle cose immaginabili per una bambina. Persino io mi rifugio in questi racconti e in tanti momenti voglio credere veramente che tu sia in un luogo come quello descritto dai nonni.
Ciò nonostante fra noi è stato difficilissimo relazionarci sulla tua morte.
Fino a ieri.
Ieri è accaduto qualcosa di importante.
Qualche giorno fa avevamo fatto l’albero di Natale e iniziato a mettere sotto i regali. Verranno tutti da noi, i nonni, gli zii, persino la ragazza di Robi, la Dani e la Chicca. Ci stavamo sforzando tutti, ma né io, né papà, né Robi osavamo dire ad alta voce che sarebbe stato il primo Natale senza te. Ci sforzavamo, muovendoci un po’ come degli automi, ma con questo atroce pensiero nel cuore.
Fino a ieri.
Ieri ci siamo ritrovati in casa a porre altri regali sotto l’albero, al chè Cecilia ha preteso le si leggessero i nomi sui bigliettini perché voleva sapere per chi fossero. Ad un certo punto ha cominciato ad urlare chiedendo dove fossero quelli di mamma, dicendo che eravamo degli idioti (sì, ha detto proprio idioti a 5 anni) perché se anche la mamma stava altrove non per questo non dovevamo mettere i suoi regali. Io e papà abbiamo in un primo momento cercato di dirle qualcosa, poi papà non ce l’ha fatta più, ha iniziato a piangere come un bambino davanti a noi, e noi pure, il babbo ci ha fatto segno di avvicinarci a lui, ci ha abbracciate e abbiamo pianto insieme.

lacrima


Finalmente.
Finalmente, mamma.
Finalmente ce l’abbiamo fatta a non nasconderci fra noi quanto ci manchi dietro le buone maniere.
Ci ha fatto bene. Papà si è sciolto, e noi pure. Ci ha fatto bene.
Ma tu già lo sai, perché sono convinta che tu ci stia accompagnando e guidando.
Grazie anche per questo mamma.

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Sabato 23 dicembre 2006

Non riesco a togliermi di mente questa poesia oggi pensando a te.

Te la dedico.

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C’è ancora il fuso orario americano qui.

Lo lascio per ora.

Lì il tempo si è come fermato.

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Lunedì, 25 dicembre 2006

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ovunque tu sia,

in tutti i cuori

che ti amano

e che ti pensano

Hhh

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Martedì, 26 dicembre 2006

Eccomi qui mamma.
E’ molto tardi, sono le due di notte e quindi è già il 27, ma sono tornata da poco.
Sono stata fuori con Marco tutto il pomeriggio e la sera.
Mi ha scarrozzata in giro per tutte queste ore. Siamo stati al cinema e a cena in un agriturismo un po’ fuori città con Chicca e altri amici.
Mi vuole un sacco di bene, veramente tanto.
Anch’io lo amo, ma faccio fatica a riemergere senza di te.
Avrebbe dovuto venire a NYC per Natale e poi avremmo fatto un viaggio insieme per gli States, se tutto fosse andato come avevamo previsto.
Siamo tutti qui a Firenze, invece.
Oggi mi ha proposto di andare via qualche giorno con lui, nella casa al mare dei suoi o in qualsiasi altro posto. Penso che accetterò. Mi è sempre piaciuto il mare d’inverno e quella casa in provincia di Grosseto mi è familiare perché ci siamo già stati in ottobre.
Dice che mi farebbe bene, così poi mi riuscirà di decidere cosa farò nel mio prossimo futuro. Io non ho voglia di tornare a NYC, e non so se mi va di restare a Firenze.
Daniela mi ha proposto di andare a Bologna e di riprendere il Liceo con lei. Ai suoi farebbe piacere avermi a casa loro; e lì ci sarebbero anche Robi e Marco.
Non so ancora, mi sento confusa.
Ora sono anche molto stanca e non riesco, come invece pensavo, a riprendere qui a scrivere di noi, continuare da dove sono rimasta e ripercorrere la mia infanzia.
Lo farò nei prossimi giorni.
Ora vorrei tanto ricevere il bacino della buona notte da te, come accadeva ogni sera.
E immagino che sia così, accostando un cuscino caldo alla mia guancia.

Dormi bene, mamma. Anch’io cercherò di chiudere serenamente gli occhi stanotte.

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Mercoledì, 27 dicembre 2006

Antonio Canova - Ninfa dormiente_sfondoB

RosaBianca

Oggi ho sentito la necessità di venire a Trespiano a portarti delle rose bianche. Ti piacevano tanto. A dir la verità le rose erano un desiderio, la necessità di venire lì era altro: avevo bisogno di un contatto con te da vicino. Sentivo la tua mancanza fisica in modo prepotente stamani e continuavo a cercarti ovunque, a volte credendo di ritrovarti sotto forma di nuvola in cielo, a volte fra le piante in giardino sfiorando i rami dei cipressi o accarezzando le foglie di alloro, e ancora in un raggio di sole che mi cadeva dolcemente addosso o nel vento freddo ma secco della giornata di oggi. Un’inquietudine mai conosciuta mi abitava tutta, insieme a una domanda che emergeva involontariamente e continuamente da dentro: dove sei, mamma?

A un certo punto mi sono un po’ calmata quando ho capito che avevo bisogno di venire da te, dove sei ora. Non potevo rimandare, dovevo venire subito, e da sola. E così ho fatto.

Ho scoperto in prima persona, e non intellettualisticamente, l’importanza di una tomba su cui andare a dialogare.
Ho pensato molto a questo e alla morte oggi, serenamente, aiutata dalla dolcezza collinare di Trespiano, e anche dalla grandiosità della valle che si apre davanti a Monte Morello. Oggi mi sembrava persino chiarissimo perchè l’hanno definita la Valle di Giosafat fiorentina.

Venendo da te in cimitero mi sono pure imbattuta nella tomba del brigatista Mario Galesi. Io non so giudicare il suo operato, ma lì, sul suo ceppo, era riportata una bella citazione di B. Brecht, questa: “I deboli non combattono, quelli più forti lottano per un’ora, quelli ancora più forti lottano per molti anni, ma quelli fortissimi lottano per tutta la vita. Costoro sono indispensabili”.

Ero assorta in tanti pensieri e mi tornavano in mente le parole di Tiziano Terzani ne La fine è il mio inizio, quando chiacchierando con suo figlio intorno alla morte che incombeva su di lui, diceva che non c’è da guardare alla morte con tristezza, chè a ben guardare noi tutti viviamo camminando in ogni momento e ovunque su un cimitero perchè la straordinaria moltitudine di esseri umani che se ne sono andati nel corso dei secoli sono lì, dispersi nella terra sotto i nostri piedi.

E poi venendo verso di te ripercorrevo i versi Dei Sepolcri di Foscolo. Alcuni li ho sentiti fortemente miei, e con essi, laddove Foscolo celebra Firenze, ho compreso che sono contenta che tu possa riposare in questa città in cui, come il poeta dice, la luna, lieta della sua aria serena, illumina i suoi colli in festa per la vendemmia; le valli intorno, piene di case e di uliveti, mandano profumi di fiori in cielo. Firenze che, per prima, ha ascoltato la Divina Commedia di Dante e ha dato i natali e la lingua a Petrarca dalla poesia dolce!
Tu amavi le lettere, mamma, soprattutto le classiche. Me l’avevi fatta imparare a memoria. Ricordi?

Ti lascio i versi che oggi di più mi hanno unita a te ,come lui dice, in uno scambio di affetto celeste fra i vivi e i morti.

All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
Confortate di pianto è forse il sonno
Della morte men duro? [...]

[...]

Non vive ei forse anche sotterra, quando
Gli sarà muta l’armonia del giorno,
Se può destarla con soavi cure
Nella mente de’ suoi? Celeste è questa
Corrispondenza d’amorosi sensi,
Celeste dote è negli umani; e spesso
Per lei si vive con l’amico estinto
E l’estinto con noi
, se pia la terra
Che lo raccolse infante e lo nutriva,
Nel suo grembo materno ultimo asilo
Porgendo, sacre le reliquie renda
Dall’insultar de’ nembi e dal profano
Piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
E di fiori odorata arbore amica
Le ceneri di molli ombre consoli.

[...]

[...] Ahi! sugli estinti
Non sorge fiore ove non sia d’umane
Lodi onorato e d’amoroso pianto.

[...]

Lieta dall’äer tuo veste la Luna
Di luce limpidissima i tuoi colli
Per vendemmia festanti, e le convalli
Popolate di case e d’oliveti
Mille di fiori al ciel mandano incensi:
E tu prima, Firenze, udivi il carme
Che allegrò l’ira al Ghibellin fuggiasco,
E tu i cari parenti e l’idïoma
Desti a quel dolce di Calliope labbro
Che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma
D’un velo candidissimo adornando,
Rendea nel grembo a Venere Celeste:
Ma più beata chè in un tempio accolte
Serbi l’Itale glorie [...]

[...]


Sei sempre con me, mamma.

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Giovedì, 28 dicembre 2006

Dal tuo testamento aperto oggi:

  • «Lascio i miei diari e le mie lettere a Giulia. Non me ne vogliano per questo gli altri miei figli, che tutti amo profondamente, ognuno con le sue proprie doti e i propri difetti. Giulia ama leggere e scrivere e ha sempre considerato uno scritto autografo il regalo più grande che le si potesse fare, perciò desidero che quanto ho scritto di mio pugno rimanga a lei.»

Grazie mamma.

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Venerdì, 29 dicembre 2006

libri001

L’amore per la lettura me l’hai trasmesso tu, mamma.
Dicevi sempre che il gusto per il romanzesco è ciò che dona alla vita il giusto tocco di straordinarietà.
I miei ricordi si perdono nelle sere in cui mi raccontavi o mi leggevi le favole da piccina.
Dolcissimi ricordi.
Poi non so come hai fatto a fare certe cose. Mentre io ero ancora piccola avevi deciso di prenderti una seconda laurea. Eravamo a Torino, se non sbaglio. Dopo le lettere antiche ti interessava la filosofia. Ricordo che in certi momenti, durante il giorno, ti spiavo di nascosto mentre stavi studiando. Ero un po’ gelosa di quei libri e la sera ti tartassavo chiedendoti cosa avevi fatto. Mi spiegavi che avevi studiato perchè volevi fare degli esami. E siccome per me i libri erano solo quelli dei bambini con tante illustrazioni, la mia richiesta era perentoria: “Alloa aaccontami quello che hai ttudiato!”. Allora tu mi mentivi e mi dicevi che avevi studiato La Bella addormentata nel bosco o Il Gatto con gli stivali di Perrault, oppure Il Soldatino di stagno o Il Brutto Anatroccolo di Andersen, Alice nel paese delle meraviglie di Carroll, Kimba, il Leone Bianco di Osamu Tezuka, Gli Uomini di Burro di Gianni Rodari, più spesso Pinocchio di Collodi, che era la mia preferita e che non mi stancavo mai di sentire. Le cose si son fatte più dure quando ho imparato a leggere, peraltro prima ancora di andare a scuola. Allora sbirciavo sulla tua scrivania mentre studiavi e poi alla sera: “Bugiadda mamma! Non si chiamava così il libro di oggi. Si chiamava Aut Aut”. Questo di Aut Aut me lo ricordo benissimo. Mi piaceva il suono delle due parole. Ricordo benissimo anche che quella sera tu ti sei messa proprio a ridere, mi hai chiesto di perdonarti per la bugia e hai inventato seduta stante un racconto con tanto di signor Wilhelm e Don Giovanni. Aut Aut di Kierkegaard, appunto! Ma in versione per bambini! Mi era piaciuta un sacco e te l’ho chiesta tante volte, poi.

Quando poi è arrivata Cecilia – Roberto ed io eravamo già grandini – tu hai ripreso con le favole.
Adesso lo faccio spesso anch’io con Ceci.
Penso a come me le raccontavi tu e cerco di emularti.
Però confesso che questo è un problema, mamma.
Già da quando hai fatto l’incidente Cecilia tende a proiettare su di me richieste che si fanno a una mamma, ed io pure, per la verità, con lei mi sento calata in questo ruolo. Adesso ancor di più.
Il problema è che non so se questo sia giusto, sia per lei che per me.
Per gennaio ho preso di nuovo appuntamento con la strizzacervelli. Se resterò a Firenze e anche se andassi a Bologna, dove pure ha uno studio, non ci sarebbero problemi a fare una terapia con lei. Spero che possa aiutarmi, sia a superare la tua perdita che a trovare il modo migliore per comportarmi con tutti.
Lo spero.

Ti amo mamma.

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Domenica, 31 dicembre 2006

Oggi pomeriggio l’ho ascoltata tutta davanti al camino insieme a Marco. Ti piaceva tanto Carmina Burana. Anche a noi.

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Martedì, 2 gennaio 2007

tramonto.jpg

Ciao mamma,
sono a Castiglione della Pescaia con Marco. Ho quasi paura a dirlo, ma sto benino.
A San Silvestro sono venuti alcuni amici tra cui la Chicca. Eravamo nove in tutto. L’abbiamo trascorso senza eccessi, io se non proprio felicemente almeno serenamente.
Ero un po’ preoccupata per il babbo prima di partire. Lui ha insistito perché venissi qui dicendomi che mi avrebbe fatto bene. Mi ha proibito di stare con lui, come invece avevo pensato di fare.
Mi chiedo spesso se mi stia mentendo, mamma. Dice che se la cava, che ce la fa, ma non posso fare a meno di domandarmi se lo dica solo per rassicurarci.
Non ha voluto andare da nessuna parte la sera di San Silvestro. Però ha fatto una cosa bellissima. Si è offerto come baby-sitter per alcuni/e amichetti/e di Cecilia, così ha organizzato una festicciola per loro. Un altro papà e un’altra mamma lo hanno aiutato e sono rimasti lì fino alla mezzanotte. Poi tutti a letto. Cecilia era contenta ed ha ospitato nella sua cameretta un paio di bimbe che sono rimaste fino al giorno dopo.
Mi sono chiesta come stesse il babbo dopo che se ne sono andati tutti e dopo che le piccole si erano addormentate. Non ho osato chiederglielo per telefono, non so neppure se ce la farò di persona. Che posso dirgli? Forse semplicemente E tu, babbo, come stavi?, guardandolo negli occhi. Spero che gli sia rimasta dentro la spensieratezza dell’infanzia e che la stanchezza di star loro dietro l’abbia fatto crollare così da poter dormire senza lasciarsi andare a ricordi troppo dolorosi.
Dal canto mio, molte persone mi stanno aiutando. Marco è molto premuroso, mi riempie di coccole e di amore.
Qui a Castiglione si sta bene. La casa è calda, mi ricorda la classica casa della nonna e non manca nulla. Nemmeno un computer, ovviamente. Nelle case di Marco e dei suoi ce n’è uno ad ogni angolo. Suo padre è stato uno dei primi programmatori, oltretutto della Apple. Credo che sia la cosa di cui va più fiero Marco riguardo al suo babbo.
Ce ne stiamo spesso sdraiati sul tappeto davanti al camino, oppure a fare passeggiate lungo il mare.
Oggi era una bella giornata, limpida e soleggiata, e siamo anche usciti col gommone per quasi due ore.
Siamo rimasti al mare fino al tramonto.
Sentivo che c’eri anche tu in quei colori.
Sentivo che ci sei vicina e che ci stai aiutando.
Mi sentivo un po’ come fossi tu alla mia età, e mi stringevo a Marco con la forte sensazione di volergli bene e quasi con una nuova capacità di accogliere il suo verso di me.

Grazie mamma.

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Sabato, 6 gennaio 2007

Ciao mamma.
Sono stata abbastanza bene in questi giorni. Beh … la felicità è cosa ancora lontana, ma mi sono sentita in pace. Certo, ci sono stati gli amici che sono venuti a trovarci e che siamo andati a trovare, ma il merito, per la verità, è soprattutto di Marco, lo devo riconoscere.
Comunque vada fra noi in futuro, non potrò mai dimenticare quanto mi è stato vicino in questo periodo, quanto si sia prodigato affinché io potessi e possa stare bene in ogni momento della giornata.
Sto accumulando un debito di gratitudine enorme verso di lui.
Qui a Castiglione della Pescaia siamo stati al mare, in giro per il paese, abbiamo visto dove abitava Calvino quando vi alloggiava mentre scriveva le Lezioni americane prima che fosse stroncato da un ictus. Già, anche lui da un ictus.
Poi abbiamo vissuto dei momenti tenerissimi anche in casa, leggendo o ascoltando musica, e momenti magici davanti al focolare acceso.
Alla mattina si è svegliato sempre per primo, mi preparava la moka del caffè per quando mi alzavo. Avrebbe voluto anche addormentarsi sempre dopo di me, quasi volesse vegliarmi sempre.
Quando ci corichiamo la sera l’uno vicino all’altro non possiamo non fare l’amore. Sento che mi desidera molto, me lo dice spesso anche, sussurrandomelo piano piano, ed io mi sono lasciata trasportare e cullare da tanto amore. É tutto così tenero, così autentico.
Ciò nonostante sono attraversata da inquietudine a volte e mi adombro repentinamente. Mi manchi terribilmente in alcuni momenti.
Faccio molta fatica ad addormentarmi. A volte fingo di dormire simulando un respiro regolare per permettere a Marco di lasciarsi prendere dal sonno, altrimenti sta sveglio pure lui e mi dispiace.
Ieri sera però sono crollata davvero io per prima. Eravamo stanchi morti per la gita a Saturnia, ma percepivo, senza intuire perchè, che il mio Tato voleva proprio essere sicurissimo che m’addormentassi prima di lui.
L’ho scoperto poco fa il perchè.

In realtà ho fatto una notte tormentata da sogni cattivi. Ti vedevo come ti ho lasciata attraverso un vetro in quel letto della rianimazione. Era tutto immobile: tu, ogni cosa e persona attorno, io. Un’immagine fissa, più che un sogno. Ero molto angosciata, e poco fa mi sono svegliata pregando, a modo mio certo, o meglio, un po’ a modo mio e un po’ a modo tuo, perchè avevo sempre nella mente il mantra che tu ripetevi quando pregavi secondo il rito buddista.
Mi sono alzata, non mi riusciva più di stare nel letto anche se erano solo le cinque. Sentivo terribilmente la tua mancanza, mi sembrava di non poter tollerare oltre quella sensazione che m’attanagliava la gola. Sono andata in salotto, e ho scoperto perchè proprio stanotte Marco non ha ceduto.

Appesa alla trave del camino c’è una calza rossa, piena di cioccolatini, e sotto ci sono tanti pacchetti regalo. Ecco! È passata la befana per il camino e non ha lasciato la calza col carbone!
Ancora una volta Marco ha voluto aiutarmi. Scommetto che se anche mi fossi svegliata come di solito stamattina, lui non si sarebbe alzato prima di me. Ha voluto prepararmi di nascosto la sorpresa. Ha intuito che oggi per me sarebbe stato un giorno durissimo, perchè io non posso dimenticare che oggi è un mese che ci hai lasciati.


Ma il nostro amore resterà sempre, mammina cara, per eoni di eoni, senza poter mai finire.

Grazie mamma, per avermi messa al mondo, per avermi insegnato a vivere, per avermi trasmesso la forza di guardare il cielo e il mare e gli occhi di chi ci è vicino per poter guardare al futuro.

Ti amo e ti amerò all’infinito come nessun altro.

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Domenica, 7 gennaio 2007

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Ritorno a scuola, mamma. Spero d farcela a finire il liceo.
Fino a qualche giorno fa non sapevo ancora cosa fare della mia vita, ma ora penso che questa sia la scelta giusta.
La mamma di Daniela mi aveva invitata ad andare ad abitare con loro a Bologna e di riprendere al liceo Righi. Ha parlato con la Preside, è una sua collega come sai. Sarei andata in classe con Daniela.
Sono stata molto tentata. Daniela è come una sorella per me, e a Bologna ci stanno pure Robi e Marco a fare l’Università.
Il fatto è che a Firenze c’è Cecilia.
Ho parlato a lungo col babbo della nostra situazione. Lui deve tornare a New York, ma ha deciso di starci il meno possibile. Vuole stare con Cecilia finchè è così piccola. Parte a metà gennaio, poi cercherà di abbreviare quanto più possibile la permanenza a NYC.
Insomma, alla fine, penso che sia meglio che rimanga a Firenze, che riprenda il Liceo dov’ero prima e che mi trasferisca con Cecilia dai nonni.
Dopotutto qui, oltre a loro, ci sono Chicca e Hugo a sostenermi. Marco lo posso vedere comunque visto che Bologna è vicina. Così pure Robi e la Dani.
Insomma, le persone più importanti restano comunque vicino a me anche qui.
Ho deciso: resto a Firenze quest’anno. Ho anche bisogno di venire a trovarti a Trespiano.

Tu sei d’accordo, vero mamma?

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Giovedì, 11 gennaio 2007

Sono stanchissima, mamma. Ho ripreso la scuola e si sente.
Adesso devo fare ancora uno sforzo. Preparare le cose necessarie per trasferirci dai nonni quando il babbo parte. Non sarà durissima: devo portarmi solo i libri e le cose personali. Per ciò che serve alla Cecilia ci pensa la sua tata.
Ma volevo dirti una cosa. Una mia compagna di classe ha visto questa pagina e forse anche non ha visto me molto in forma. Allora lei si è sentita in diritto di farmi la predica, di dirmi che ti devo lasciare andare, che così facendo protraggo la tua sofferenza nel lasciare questo mondo e bla bla bla.
Ma che discorsi sono, mamma? Certo che ti lascio andare. Questo non c’entra col bisogno di parlare con te. Ma insomma, come si è permessa quella lì? Che discorsi assurdi. Figuriamoci se io voglio farti soffrire!
L’ho lasciata dire, e non le ho risposto. Sono sicura che anche tu avresti agito così.
Comunque va tutto bene, mamma. Tutto bene. Tu non preoccuparti. Ce la facciamo.

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Sabato, 13 gennaio 2007

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Oggi mi sento proprio a pezzi, mamma.
Non so a chi dirlo e non so neppure se vorrei o riuscirei a dirlo.

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Martedì, 30 gennaio 2007

Mi sto riprendendo, mamma.
La scuola mi ha assorbita molto in questo mese e sto cercando di fare del mio meglio per avere dei buoni voti. Mi sono impegnata tanto, pure in latino, anche se ora non puoi più aiutarmi.
Ricordo, sai, quanto c’eri rimasta male lo scorso anno quando presi quell’insufficienza … proprio io, sì, figlia di una grecista e latinista del tuo livello! Non mi dicesti nulla, non mi hai rimproverata, ma sono sicura che tu ti eri colpevolizzata, probabilmente pensando che mi avevi trascurata per stare un po’ più dietro a Cecilia. E questo mi fece molto male, non l’insufficienza in latino bensì il fatto di averti fatto provare quelle cose, perchè tu, mamma, non avevi colpa alcuna. Quel giorno ripromisi a me stessa che non sarebbe più successo, e finora ci sono riuscita.
Non credo che riuscirò mai a diventare una donna della tua levatura, nè in latino nè in tutto il resto, ma cercherò di fare del mio meglio e di non scordare mai tutto ciò che mi hai insegnato.
Vorrei tanto che tu avessi avuto il tempo di sentirti fiera di me.

Ancora e sempre, grazie.

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Giovedì, 7 febbraio 2007

Eccomi mamma.
Volevo fare un po’ il punto della situazione con te, se ci riesco con le parole.
Va benino, si stanno creando nuovi equilibri. Equilibri precari, tuttavia.
Sono cambiate molte cose. Quello che mi pare più evidente in primo luogo è che non c’è più la nostra famiglia. Sì certo, il babbo, Roberto, Cecilia ed io ci siamo ancora, e senz’altro ci sentiamo molto uniti e ci vogliamo un gran bene. Ma la famiglia che eravamo prima non c’è proprio più. Eri tu a tenerla insieme profondendo a noi quella sicurezza e quel calore tipici del sentirsi una famiglia. Anche se Robi era già a Bologna per i suoi studi e papà spesso in giro per il mondo da un po’ di anni per il suo lavoro, eravamo comunque una famiglia nel vero senso della parola. Sento spesso anche ora il babbo via internet con mic e cam, ma non è come quando c’eri tu. Non so come spiegartelo. Tu non avresti mai rinunciato a quella tua comunicazione quotidiana con lui. A volte la sera ci stavi anche delle ore con lui. Per noi era come se fosse a casa, perchè c’era il vostro amore che si diffondeva ovunque, c’eravate voi due. Credo che anche Cecilia, pur nella sua inconsapevolezza di bimba, percepisca questo mutamento.

Adesso mi ritrovo a vivere come immaginavo che avrei fatto a partire dal prossimo anno andando all’Università. E’ un po’ come se vivessi da sola. Certo, sento sempre papà e Robi, ma il nostro rapporto è ora un rapporto fra persone adulte, ognuna proiettata verso un futuro separato. I nonni fanno di tutto per rendere a me e a Cecilia la vita confortevole e per riprodurre quel nucleo famigliare originario che si è sciolto, ma sanno che non possono, nè potrebbero neanche volendolo, sostituirsi a voi. E’ difficile spiegarlo con le parole. Nè tu nè papà siete mai stati dei genitori impositivi, eppure io mi facevo a volte degli scrupoli per dormire fuori la sera, sentendo che la mia casa era quella sotto il tetto dove stavate voi. Adesso non provo queste sensazioni ed ho diciotto anni, sono maggiorenne e i nonni non si permetterebbero mai di vietarmi qualcosa. Praticamente quasi tutti i fine settimana me ne vado nella nostra casa a Firenze con Marco. Siccome è disabitata, è diventata la nostra dependance, il luogo del nostro stare da soli e in intimità il sabato e la domenica. Di fatto non so più quale sia la mia casa. Dai nonni è una situazione transitoria, fino a quando papà non tornerà da New York, ma quando tornerà io avrò forse già finito o starò per finire il Liceo e me ne andrò per continuare i miei studi. Capisci, mamma? Non c’è più la nostra casa, quella che sentivamo che ci apparteneva dentro, e non ne abbiamo ancora ricreata un’altra. Non so neppure se ne ricreeremo un’altra.

Mi sono ritrovata a riflettere anche sulle coincidenze. Tu ci hai insegnato a non badare alle superstizioni, mamma. Io però non riesco a fare a meno di chiedermi se non ci sia un significato simbolico negli eventi. Ieri alcune tue compagne di fede buddista si sono ritrovate per pregare (voi dite recitare) per te e mi hanno invitata. Sono andata e quel canto (perchè un canto sembrava la recitazione del mantra) mi ha fatta sentire serena, anche se io non ho fatto alcuna scelta religiosa. Il mio pensiero è andato alla cerimonia funebre buddista che è stata fatta per te il 12 dicembre. Il 12 dicembre, mamma, il giorno del mio diciottesimo compleanno. Inizialmente ero arrabbiata con la vita per questo. Ripetevo a me stessa “Ma che cazzo di prova di crudele iniziazione è mai questa per diventare maggiorenni!”. Poi anche questi pensieri sono scemati e senza giudicare mi sono ritrovata a constatare la coincidenza delle date: mi sono messa con Marco un giorno che portava il numero 6 (il 6 di ottobre), te ne sei andata un giorno 6 (il 6 dicembre), ti abbiamo salutata il 12, esattamente la somma di quelle due date importanti con la macroscopica aggravante che era il giorno del mio primo compleanno da maggiorenne.
Non ho potuto fare a meno di chiedermi se in questo vi fosse un significato.

Ma forse sto delirando. Non so.
Mi fermo, ora.
Non riesco a reggere troppe cose insieme.

Sappi che io ti amo sempre immensamente e che sei con me in ogni momento.

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Lunedì, 12 febbraio 2007

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Papà s’era preoccupato per quello che avevo scritto qui sopra, sia per il mio sentire che non ho più una famiglia sia per le elucubrazioni sulle date. Ci siamo parlati a lungo e mi sta aiutando moltissimo nel costruire un nuovo equilibrio. Il suo amore in primo luogo, molto più di ciò che mi sta insegnando la psicoterapeuta, è ciò che mi fa sentire meglio.
Lui si sente in colpa per non essere ora accanto ai suoi figli fisicamente, e questo mi dispiace tantissimo perché non ha nulla di cui rimproverarsi. Eppure, anche se Robi ed io continuiamo a dirglielo, lui non riesce a fare a meno di provare questa sensazione. E’ molto doloroso per lui essere lontano da noi, e lo capisco, anche se non posso cogliere le implicazioni dell’essere padre. Marcello e Palmiro gli sono molto vicini a New York, e questo mi rassicura un po’, ma loro non possono cancellare altre cose più profonde. Capisco la sofferenza del babbo ad essere lontano ora perché anch’io, da quando te ne sei andata, ho avuto la reazione spontanea di unirmi ancor di più a tutti noi della famiglia. Sento e vedo più spesso Roberto, che sono molto felice di avere come fratello perché sa essere anche un grande amico. Cecilia mi intenerisce ogni giorno in un crescendo continuo. Soffre perché non ci sei come fanno i bambini, senza riuscire a tradurlo in parola. Ci sono momenti in cui ti chiama, altri in cui piange, ma anche molti in cui riesce a sorridere, e nel suo innocente e candido sorriso di bimba io a volte mi rifugio e mi par di acquistare più forza. Ti assomiglia tanto, sai, mamma. Ha i tuoi occhi, la tua bocca e i tuoi capelli e quasi tutti non possono fare a meno di notare questa straordinaria somiglianza. Per tutti è la petit Louiselle, anche se non glielo dicono spesso per paura che evocando il tuo nome ne possa soffrire. Ma lei lo sa e ne è terribilmente orgogliosa.
I nonni paterni si danno un gran da fare per aiutarci. Credo che la responsabilità di averci con loro li abbia resi più attivi e per la verità tendono anche a viziarci. I nonni di Verona, la tua mamma e il tuo babbo, invece, faticano molto a risollevarsi. Portano con grande dignità quello che è accaduto, ma sono invecchiati di molto, sotto il duro colpo di qualcosa che non avrebbero mai voluto. Sono venuti abbastanza spesso a trovarci e anche loro mi sembra che stiano meglio quando ci vedono, soprattutto quando trascorrono un po’ di tempo con Cecilia. Sono venuti con la zia Antonia, la tua amatissima sorella. Che donna, mamma! Eravate l’una per l’altra un alter ego; ora è lei e te messe insieme. Non so come abbia fatto, vorrò chiederglielo un giorno, ma ha reagito come se fosse riuscita a restare in contatto con te accogliendo anche la tua forza, la tua saggezza, la tua voglia di vivere. E’ pazzesco se ci penso. Lei che nella vostra gioventù era la più debole e che aveva persino tentato di darsi la morte, ora è qui, è riuscita a raccogliere tutto l’ottimismo che ti apparteneva e lo sta trasponendo a noi in vece tua. E’ qualcosa di eccezionale che tu hai costruito insieme a lei nel vostro rapporto. Ed è qualcosa che non smette mai di suscitare in me un autentico quanto compiaciuto stupore insieme a sbalordita ammirazione.
Anche questo è qualcosa di grande che ci hai lasciato.

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Sabato, 17 febbraio 2007

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Ciao mamma,
sono nella nostra casa di Firenze a Campo di Marte. Al sabato, di solito vengo qui e ci trascorro il week end con Marco, che oggi deve ancora arrivare. Oggi arriva anche Daniela col suo nuovo ragazzo.
Volevo darti una buona notizia: credo di aver superato il brutto momento in cui non mangiavo quasi più niente. Era stata una reazione istintiva in dicembre, proprio mi riusciva a gran fatica di mandar giù qualcosa, ed ero dimagrita tanto, troppo. Me lo dicevano tutti e tutti volevano farmi mangiare, e anche questa è una cosa odiosa. Io sapevo che era una cosa passeggera, visto che per me il cibo è sempre stato un piacere, però ad un certo punto ho deciso di darmi una mano prima di diventare uno scheletro. Mi sono ricordata dei momenti trascorsi con te in cucina, quando da piccola mi preparavi qualcosa di sfizioso e mi tenevi vicino a te magari a pasticciare con le mani in pasta, ma lontana dai fornelli. Che momenti bellissimi! A te piaceva stare in cucina, era uno dei luoghi in cui la tua creatività si esprimeva e ricordo benissimo la soddisfazione del tuo volto quando apprezzavamo ad alta voce quello che avevi “sperimentato”. E’ stato ricordando proprio queste tue espressioni che mi son messa anch’io ai fornelli e vedere se mi riusciva di ritrovare un po’ l’appetito. Dapprima è stato faticoso, non mi riusciva di sopportare gli odori e i profumi tipici, poi però, un po’ giocando anche con Cecilia come facevi tu con me quand’ero piccola, ho cominciato ad appassionarmi. Ho imparato qualche ricetta nuova, altre, soprattutto coi risotti, le ho inventate, ma cosa ancor più importante m’è tornato l’appetito e ho ripreso a mangiare di gusto. Piano piano sto recuperando un po’ di peso, così intorno a me finalmente cominciano a smettere di dirmi che sono troppo magra.
Domani la Dani mi insegnerà a fare la sua sacher. Quando arriveranno tutti andremo a fare la spesa e compreremo i suoi ingredienti “segreti”. Tu sai quanto piace a lei, a casa sua non manca mai. Io l’ho sempre mangiata ma non ho mai imparato a farla come si deve. E’ giunto il momento.
Sono certa che mentre scioglieremo il cioccolato in qualche tegamino, Daniela non potrà fare a meno di ricordare le tue cioccolate calde, così insieme e con tanto affetto trascorreremo un po’ di tempo a ricordare e a rivivere i bei momenti passati con te.
Quanto ti voglio bene, mia mammina meravigliosa.
Ti mando tanti tanti bacini e un abbraccio grande grande.
Sei con me e sento che mi sei sempre vicina.

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Martedì, 6 marzo 2007

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Ciao mammina,
è un po’ tardi stasera; pensavi forse che mi fossi dimenticata di te? Giammai!
Ti penso sempre, oggi di più, naturalmente. Sono passati tre mesi. Mi manchi sempre tanto, ma sono serena e riesco a fare molte cose. Anche se non è ancora il 21 marzo, sembra già primavera. Ci sono molti alberi in fiore, è una cosa bellissima. Qui dai nonni, poi, ancor di più perché è tutto uno sbocciare. Non so riconoscere il tipo di alberi dai loro fiori, a parte alcuni, ma la nonna mi ha promesso che un pomeriggio mi porterà in giro per la campagna e mi insegnerà.
Anche in nome di questo mese e di questa fioritura ho messo come immagine per te in questo post un ramo di pesco. Non volermene. Lo so che i tuoi fiori preferiti sono le rose bianche. Sul tuo giaciglio eterno ce ne sono sempre di fresche, e domani, siccome finirò molto prima a scuola, passerò prima di pranzo da Trespiano a trovarti e ti porterò altri fiori sì da chiacchierare con te come in un giardino fiorito. Li porterò da casa perché oggi nel tardo pomeriggio, verso sera, me ne sono arrivati una moltitudine da Marco, una pazzia, quasi da riempire la casa. Non è un ripiego, sai, portarti questi che ho qui! Sono fiori pieni d’amore, il mio e quello di Marco, e sono certa che lui è felice che ne riservi anche per te.

In un futuro vorrò che in un anniversario del giorno in cui ci hai lasciati ci sia una festa, una festa con tutte le persone che ti volevano bene, una festa per celebrare che il dolore si sarà abbassato per lasciare il posto ad un lieto ricordo di te, una festa per far danzare i nostri cuori per la gioia di averti avuta. Sono sicura che in quel giorno anche tu, da dentro di noi, farai capolino per fare un brindisi e sarai contenta di stare insieme, lievemente, a chi ti ha amato e ti ama, ancora e sempre.

Mi stringo forte a te nel mio pensiero fino a sentire il tuo meraviglioso e insostituibile odore.
Riposa in pace, mammina.
Tua Giulia

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Martedì, 27 marzo 2007

Com’è labile, mamma, il confine fra il dolore e la gioia.
Sono stata a Lazise sabato e domenica.
È stato terribile e bello allo stesso tempo.

Ne avevo parlato anche dall’altra parte del blog (QUI e QUI).

***

Atto primo: dolore, decompressione.

Al primo impatto credevo di morire, nonostante fossi con Robi e Alessandra che stanno trascorrendo lì alcuni giorni e che sono venuti a prendermi a Verona nel pomeriggio. Ho fatto loro cenno con la mano di lasciarmi sola quando siamo arrivati a casa verso le 18:00 di sabato.
Mi son messa a girare per le stanze con la levità e la lentezza di un fantasma. Un fantasma di pietra con un’espressione tiratissima e truce nel volto. Ho toccato i muri, i mobili, le tende, mi sono seduta alla scrivania del tuo studio, ho aperto i tuoi cassetti, ho scompigliato i tuoi scritti autografi, sono andata in camera mia e mi sono lasciata cadere distesa a pancia in giù sul parquet … sono rimasta lì non so quanto tempo, la luce spenta, gli infissi chiusi, il buio … il tuo buio? Il tempo s’era fermato. Potrei dire di essere stata lì un attimo come un anno. Non avrei saputo dire quanto, dove, perché. Non c’ero, non esistevo e nulla era intorno a me.

Lì, immobile, per terra, m’è parso poi mi giungesse un odore nelle narici, l’odore di quella casa. Ho sentito il bisogno di ritrovare il tuo odore. Sono andata nella tua stanza armadio. Ho cominciato a rovistare lentamente tra i tuoi vestiti che sono ancora là, disappendevo quelli che mi sembrava fossero stati indossati almeno una volta senza essere ripassati dalla lavanderia. Li mettevo sotto il naso, alla ricerca di te. Un’ombra sulla moquette. Alzo lo sguardo: Robi mi sta osservando in silenzio appoggiato allo stipite della porta. I nostri sguardi si incontrano. Ci guardiamo in silenzio. Lascio scivolare per terra il tuo vestito azzurro in flanella che ho in mano. Ritorno a guardare i vestiti appesi. Prendo uno dei tuoi preferiti, il tailleur primaverile color fuxia, giacchina sfiancata in vita e gonna corta allacciata a portafoglio. Me lo infilo sopra la mia maglietta di cotone e i pantaloni neri. Porto la mano sulla spalla opposta e affosso la testa nell’incavo del braccio. Annuso la manica. Ci sono residui del tuo profumo. Robi entra. Prende il maglione di cashmere verde, quello “grande grande e morbido morbido” come diceva Cecilia. Se lo infila. Mi guarda. Allarga le braccia per farmi segno di lasciarmi abbracciare. Mi avvicino a lui e mi annido sul suo petto lasciandomi avvolgere e proteggere dal mio grande fratellone. Mi sussurra che l’ha fatto anche lui quando è arrivato. Mi bacia sulla testa. Dopo poco ho cominciato a piangere. Non erano lacrime che fluivano silenziosamente e copiose. Erano singulti un po’ isterici e un po’ bagnati. Solo dopo aver dato sfogo alla tensione dei miei nervi con questi spasmi sono riuscita ad abbandonarmi al pianto vero. Ci siamo seduti per terra sulla moquette, uno di fianco all’altro, la schiena appoggiata ad una porta dell’armadio, la mia testa reclinata sulla spalla di Robi, lui che mi teneva una mano nelle sue, i miei occhi gonfi di lacrime che scendevano e macchiavano il tuo tailleur. Dopo un po’ fa capolino sulla porta anche la testa di Alessandra. Si inginocchia davanti a noi, ci regala un sorriso ricolmo di affetto e di dolcezza, mi dice: “Dai, vieni a mangiare qualcosa, sono già le undici. Ho fatto la pizza come piace a te, con i chiodini. Li ha portati stamattina la tua nonna”. Sono scoppiata a piangere ancora di più. Porca miseria … i funghi chiodini … la mia nonna, la TUA mamma! … quanti ricordi in un solo istante …

Con uno sforzo immane mi sono alzata. Ho tolto il tailleur, sono andata a prendermi un mio maglioncino dallo zaino. Avevo un po’ freddo. Siamo andati tutti e tre in cucina. È tornata la parola, dapprima solo quella di Ale. Mi accudisce, Robi la lascia fare. Ci ha preparato anche un brodino caldo, prima della pizza e ce lo serve. Ci viene un po’ da ridere. Sembriamo proprio dei malati in convalescenza, io e Robi. Robi lo dice ad alta voce, Ale sorride e sorrido anch’io. La pizza sul tagliere ci porta un po’ più di allegria insieme al bianco di Custoza fresco fresco.

È giunto il momento di parlare di te, di tradurre in parole insieme i nostri ricordi, con tanta malinconia ma anche con tanta tenerezza. Facciamo un brindisi ogni tanto alla tua persona. Uno alza il bicchiere e dice “a Louiselle” e gli altri lo seguono “alla mamma”. Alla fine siamo un po’ brilli, mamma, ma non ubriachi.

Ognuno di noi prende posto su una poltrona o sul divano, coprendoci con una copertina. Robi mette un po’ di musica. Roba dolce: Bach, Listz, Mozart …

Abbiamo aspettato Marco che ci ha telefonato dicendoci che partiva subito dopo il concerto che ha tenuto col suo gruppo ad una festa universitaria.

È arrivato verso le due. Com’è andato il viaggio? Come stai? Sei stanco? Com’è stata la festa?

Poi ogni coppia nella sua stanza. Il mio povero Tato mi ha tenuta fra le sue braccia chiedendomi come me l’ero cavata, e raccontandoglielo s’è beccato un altro mio piantino. Mi ha riempita di coccole e bacini. Alla fine della giornata ero spossata, ma mi sembrava di aver buttato fuori un bel po’ di quello che avevo dentro.

***

Atto secondo: serenità, gioia
Il giorno dopo, domenica, è andata molto meglio.
Mi sono alzata alle 10:00 nonostante avessimo fatto veramente tardi.
Visto che gli altri dormivano ancora sono uscita in giardino, nonostante il tempo non fosse dei migliori. È tutto in ordine, il giardiniere lo cura con attenzione e ha piantato anche i fiori di stagione e riempito le fioriere di gerani lilla. A te piaceva molto curare il giardino, era una delle cose a cui ti dedicavi con più soddisfazione e il giardino di quella casa era uno dei tuoi punti d’orgoglio. A ragione, perché è bellissimo. Avevi fatto piantare un albero da frutto per ciascuno della famiglia. Il tuo è un pesco. È stata una bella idea, mamma. Mi sono sentita bene nel giardino. Le piante che continuano a crescere, a germogliare, a produrre nuova vita … il pesco che era in fiore … ho vissuto un momento di serenità legato a te al contatto con questo. Ho accarezzato la corteccia del pesco, i petali dei fiori un po’ rovinati dal tempo che sta peggiorando, le gemme su cui si svilupperanno nuovi rami e foglie. Mi sembrava di sentire il tuo cuore battere dentro quell’albero, era un ritrovarti che non avevo ancora provato.
La giornata è trascorsa poi velocemente. Quando sono rientrata erano già tutti in piedi intorno a una moka di caffè. Dopo poco è arrivata Cristina che avevo visto anche il pomeriggio prima a Verona e che avevo invitata da noi con sua sorella per la domenica. Siamo andati tutti a pranzo dai nonni che ci aspettavano. C’era anche la zia Antonia. Erano felici di vederci e che fossimo lì. Ci hanno preparato un pranzo coi fiocchi, tutte cose alla griglia veramente buonissime in quella cucina immensa che loro hanno e col camino acceso. Anche il fuoco riscaldava l’ambiente, non solo fisicamente, di una giornata meteorologicamente uggiosa. Era bello. Vedere che i nonni stanno meglio ha fatto bene anche a me, e noi a loro con la nostra presenza.
Poi siamo andati a fare una lunghissima passeggiata sul lungolago. La foschia e quell’atmosfera nuvolosa non ci ha rattristati e abbiamo camminato a lungo, molto a lungo, chiacchierando, scherzando, anche restando in silenzio col rumore debole delle onde di sottofondo. Non abbiamo potuto fare a meno di fare una tappa d’obbligo: quel baretto che ti piaceva tanto e dove abbiamo gustato ciò che di più buono hanno in questa stagione, una gigantesca coppa di fragole con la panna.
Ormai era quasi il tramonto. Siamo rientrati. Visto che tornavo con Marco in auto ne ho approfittato per prendere alcune cose: qualche libro, alcuni dei quali fra i tuoi preferiti; alcune magliette di cotone e le felpe che avevi preso nello Yemen quand’eri andata a trovare papà, e il tappeto che stava in camera mia che pure veniva da là. Quando le indosserò avrò addosso qualcosa che mi è straordinariamente caro ed avrò cura di loro come per il più prezioso dei vestiti.
Ero serena, non più angosciata come il giorno prima. Ora quella casa non mi fa più paura, conservo il ricordo di quel pesco dentro il quale batte il tuo cuore e dal quale vorrò tornare.
Abbiamo smangiucchiato ancora qualcosa, così, sulla tovaglia del tavolo della cucina senza apparecchiare: un po’ di pizza del giorno prima, qualche frutto, un caffè. Ci hanno accompagnato all’auto e Marco ed io siamo tornati a Firenze.

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Mercoledì, 28 marzo 2007

Ciao mamma.
Dopo essere stata a Lazise, oggi mi sono sentita di cambiare l’ora in questo blog. Prima come sai era sull’orario di New York, perchè là mi sembrava che il tempo si fosse fermato.
Ora sento dentro che ha ricominciato a scorrere.
Ti voglio bene.

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Venerdì, 30 marzo 2007

Ciao mammina,
avrei tanto bisogno di te, oggi.
E’ labile il confine, ti dicevo martedì, tra il dolore e la gioia.
Oggi posso confermartelo più che mai.
Posso anche dire che tutto è un corso e ricorso.
Mi accompagna una tristezza infinita, oggi.
Stavo bene questa settimana, ma oggi sono totalmente meteo-dipendente.
S’è come iscritta un’equazione dentro di me:

il cielo piange=mamma piange=giulia piange.

E non riesco a tirarmi su.
Qui dai nonni ci sono tanti faggi, e l’atmosfera che la pioggia e la sera producono tra i faggi oggi mi annienta.
Vienimi incontro, mammina, per favore.
Mi manchi.
Ti amo tanto

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Martedì, 10 aprile 2007

Ciao mamma,
sono tornata oggi. Sono andata via con Marco durante queste vacanze pasquali. Siamo stati a Napoli e a Sorrento. Sono stata bene, molto.
Non mi sono dimenticata di te il 6 aprile.
Quattro mesi, mamma.
È difficile senza te, ma va tutto bene.
Ti dedico questo video:

Le parole della canzone, Kiss the rain, mi piacciono molto.
Ed io bacio ancora la pioggia del mio volto quando sento che mi manchi tanto.
Ti amo, mamma.

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Domenica, 6 maggio 2007

Ciao mamma,
sono qui. Cinque mesi.
Stamattina sono venuta da te a Trespiano con le rose bianche. Ero con nonna e Cecilia. È la prima volta che portiamo Ceci da te nel giorno del mesiversario. A me sembra che Ceci sia riuscita a comprendere meglio di noi che cosa è successo, e che abbia anche più risorse di noi per accettarlo. È solo un’impressione, ovviamente … e ogni volta che faccio simili affermazioni, subito dopo mi sembra di aver detto una assurdità.

Nonostante non fossi sola, mi è riuscito di raccogliermi nel silenzio per un po’ davanti a quella casa di famiglia destinata a durare molto più delle vite dei suoi stessi componenti, così ho potuto parlare con te da vicino. Ti ho raccontato che sono riuscita a leggere recentemente l’ultimo libro che avevi lasciato ancora da finire sul tuo comodino, ma mi sono dimenticata di dirti una cosa importante.

Come tu sai, il giorno 6 è anche il giorno in cui Marco ed io ci siamo messi insieme, anche se è accaduto due mesi prima. Gli ho chiesto di non considerarlo il nostro giorno, perché non mi riesce di essere contemporaneamente felice per noi e terribilmente addolorata per la tua scomparsa. Così abbiamo spostato la nostra data al primo ottobre, che è il giorno in cui ci siamo conosciuti ed io mi sento più libera di vivere ciò che provo con te e ciò che provo con lui.

Mi manchi sempre tanto, tantissimo, mammina cara.

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Lunedì, 28 maggio 2007

Sono contenta mamma di quello che ho fatto da autunno ad oggi.
Soprattutto sono contenta di essere venuta a New York con te e di essere rimasta a Firenze al rientro.

Certo, avrei voluto che le cose andassero diversamente, ma alla luce del poi, e ammesso che l’ora in cui dobbiamo andarcene sia scritta, sono contenta.
Avrei potuto decidere di non venire a New York e invece, avendo optato per la scelta opposta, sono stata con te fino all’ultimo istante.
Mi lamentavo, allora, mentre non sapevo quanto ero fortunata di essere lì con voi; poi ti ho vista nella rianimazione nei tuoi ultimi giorni e infine nella camera ardente. Recentemente sto recuperando il lato positivo di questo per me stessa. Conservo nella mia memoria visiva l’immagine di te che non respiravi più. Penso che sia importante per me. Robi non ti ha vista così perché sei
tornata dentro una bara sigillata. So che lui ha faticato e fatica molto a “realizzare” che te ne sia andata. Tutti noi fatichiamo, ma mi sono chiesta se in parte per lui non dipenda anche dal fatto di non averti vista come ti abbiamo vista il babbo ed io. È stata ed è un’esperienza dolorosissima, eppure ora preferisco esserci stata piuttosto che non. Credo che Robi ed io adesso ci sentiamo più vicini pure per questo: in un certo senso io sono stata anche i suoi occhi, le sue emozioni e la sua sensibilità. Più volte mi ha chiesto di raccontargli la nostra breve permanenza a New York e in particolare proprio i tuoi ultimi giorni. Li abbiamo rivissuti insieme e insieme abbiamo pianto.
Ma tu ci hai lasciato Cecilia.
Ad occhi estranei (ed anch’io lo pensavo inizialmente) potrebbe sembrare che sia rimasta a Firenze per restarle vicina, per aiutare lei così piccola. Invece è lei che aiuta noi, col sorriso con cui ci viene incontro, col candore e l’autenticità di una bimba. Ma tu lo sai, sai quanto importante sia per noi il suo esserino.

Oggi ho avuto la conferma che papà tornerà per la metà di giugno. Mi riempie di gioia poter averlo di nuovo accanto, poter parlare con lui a quattr’occhi e sentire il suo affetto da vicino. Ma sono anche davvero molto contenta per lui che ritorni. Penso siano stati mesi durissimi per il babbo nella grande mela e spero che possa ritrovare presto al rientro un po’ di serenità e tutto il nostro affetto. Sono sicura che Cecilia lo travolgerà di baci appena lo vedrà. Già ora non sta più nella pelle, e continua a canticchiare più volte al giorno che papà sta per tornare.
Io l’adoro, quella “petite Louiselle”, nonostante spesso le dica che è una peste e che è più dispettosa di uno gnomo “di caverna”, ma lei non si dà per vinta. Mi replica che non è così brutta come gli gnomi e mi minaccia dicendomi che se lei è una “gnoma” … che io stia bene attenta, chè altro non potrei essere che una delle due sorellastre che danzano con gli gnomi, una delle quali fu trasformata in mostro. Va così mamma, da quando le ho letto La danza degli Gnomi e altre fiabe di Gozzano. Assorbe come una spugna e, per quello che può valere il mio giudizio, sta crescendo con una intelligenza precoce e vivace. Adesso è tutta intenta a imparare a leggere e a scrivere e va in giro dicendo che poi sarà lei a venire a leggerci le favole della buona notte. Allora la nonna la canzona dicendole “ah … birboncella! Stai escogitando il modo per andare a letto tardi la sera!”.
In autunno comincerà la scuola. Spero tanto che possa conservare tutta la sua spontaneità anche lì.
Grazie ancora e per l’ennesima volta mammina, grazie per averci donato Cecilia la peste.
Ti bacio e ti abbraccio forte forte nei miei pensieri e nei miei sogni.

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Mercoledì, 6 giugno 2007

Mammina, mammina
Stamattina mentre andavo a scuola avevo una voglia indicibile di averti ancora con noi. Mi appariva la tua persona in modo vivido nella memoria, rivedevo i tuoi gesti, il tuo sorriso, sentivo quelle meravigliose sensazioni del tuo amore e della tua dolcezza, sensazioni che mi provenivano semplicemente dall’esserti vicina fisica- mente.
Mammina mammina, mi mancavi in modo intollerabile e straziante.
Mammina, mammina, stamattina avrei dato il resto della mia vita per poter ancora trascorrere un giorno con te. Un giorno intero, un giorno come ne abbiamo trascorsi tanti, magari un po’ speciale … io e te che nel pomeriggio ce ne andiamo a fare un giro insieme, ed io ti tengo a braccetto scaldando il mio cuore e tutta me stessa sentendo attraverso la tua morbida pelle il tuo insostituibile amore.
Mammina, stamattina mentre andavo incontro alla mia giornata, avrei dato il resto della mia vita per stare ancora un giorno con te.
Con te.
E con me.
Mi sento come se mi fosse stata strappata la parte migliore della mia persona, del mio corpo, della mia mente, del mio sentimento … direi della mia vita.
Mammina, oggi sono da sei mesi senza di te. Come farò, come faremo senza di te per il resto della vita intera?

Mammina mia amata …

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Lunedì, 18 giugno 2007


Ieri è arrivato papà da New York. I nonni, Robi, Cecilia ed io all’aereporto.
È la prima volta che torna da un luogo di lavoro senza che ci sia tu ad accoglierlo. Manca dalla metà di gennaio, 5 mesi, non era mai stato via così a lungo senza fare una capatina a casa. Questa volta non ha potuto, neppure a Pasqua. Ha lavorato come un matto per tornare prima, definitivamente. Vuole stare vicino a noi e a Cecilia.
Nessuno l’ha detto ma tutti abbiamo pensato “non c’è mamma, com’è diverso”. Eri così felice ogni volta che tornava, ed era così felice pure il babbo.
A volte non ci facevi venire con te all’aeroporto. Scherzosamente dicevi che eri gelosa di noi, che non volevi che accadesse come di solito avviene a tante famiglie all’aeroporto, cioè che i padri si buttano a capofitto sui figli e che le mogli vengono sempre dopo e addirittura a volte sembra che non le si degni proprio di attenzione. Ma non era il tuo caso, tuo marito ti amava troppo perché questo potesse mai accadere.
Ecco, mamma, ieri il babbo è tornato. Tutta la famiglia riunita a festeggiare. Siamo tutti felici che sia qui.
Eppure, mammina cara, questo è stato un altro di quei momenti in cui abbiamo sentito prepotentemente la tua assenza.
Scusa se nel mio sfogo dico questo, ma stanotte, ripensando alla giornata appena trascorsa, non ho potuto fare a meno di pensare che la vita è ingiusta.
E mi chiedevo cosa stesse pensando papà.
Proteggici mamma, come hai sempre fatto durante tutta la tua vita.
Ti amo

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Domenica, 1° luglio 2007

Ciao mammina, eccomi qui. Ieri ho fatto gli orali della maturità, ne ho parlato di là. Come sarei stata felice che tu ci fossi stata, mammina. Così ho preso consapevolezza che in ogni momento importante della mia vita, tu ci sarai sempre nel mio cuore ma non con la tua persona fisica. Se mai dovessi sposarmi, avere un figlio, laurearmi, ed ogni volta che dovrò affrontare una situazione felice o drammatica, tu non ci sarai, o meglio, tu ci sarai solo nel mio cuore. Ora il mio cuore ti porta sempre con sé, ma non è capace di non velarsi di tristezza, soprattutto in queste occasioni. Spero in futuro di riuscire a portarti con me con gioia, dedicandoti i momenti migliori di cui penso potresti sentirti fiera. Sono stata brava, mammina, in questi esami. Ce l’ho messa tutta, indipendentemente da quello che prenderò. Il babbo mi ha guardata con orgoglio dopo il colloquio orale a cui ha assistito e ciò mi ha fatto un piacere immenso. Cecilia ha fatto sua un’espressione del nonno e ieri mi canzonava dicendo che adesso sono “matura come una pera”. Robi l’ho visto un attimo stamattina a Bologna, domani ha un esame per il quale è piuttosto teso. Per il resto però sta abbastanza bene. Ormai di fatto convive con Alessandra, e stanno bene insieme. Ieri sera sono venuta con Marco a casa sua a Bologna. Volevamo stare un po’ da soli oggi, a festeggiare il nono mese da quando ci siamo conosciuti. Stamattina siamo usciti, c’era un bel venticello fresco, si stava molto bene. Siamo andati a vedere l’appartamento che mi hai lasciato in eredità. Gli inquilini a cui era stato affittato se ne sono andati il mese scorso. Se deciderò di fare l’Università a Bologna, andrò ad abitarci. Ho detto “se deciderò” perché ho ancora qualche dubbio, che mi è venuto dopo che ho visitato il Sincrotrone di Trieste e che cercherò di fugare del tutto parlando con papà e cercando un po’ più di chiarezza in me stessa questo mese. Io credo già che sia molto probabile che io confermi la preiscrizione già fatta qui a Bologna che non altro, ma vorrei essere proprio del tutto certa. Marco mi ha proposto di andare ad abitare con lui. Sono tentata di farlo, ma ho anche voglia di provare a stare in una casa per conto mio. Mi sembra questo il momento più opportuno per conoscere questa dimensione. Se verrò a Bologna a fare l’Università, dunque, mi installerò in questo bellissimo appartamento che mi hai lasciato. Dovrò far rimettere a posto alcune cose, ma mi piace l’idea. Nell’immediato i progetti futuri sono questi:

♦ Domani torno a Firenze e verrà ospite da noi, fino a mercoledì, Marcello, che poi torna direttamente a New York. Starò con lui martedì, ma mercoledì voglio venire a Bologna ad assistere all’orale di Daniela (anche lei è venuta al mio con la sua mamma, ed è stata una sorpresa che mi ha molto commossa).

Giovedì 5 luglio partiamo con papà dall’Elba per una settimana in barca a vela. È stata un’idea di Robi che il babbo ha accolto con piacere. Andiamo via con il cabinato di Giulio, che è già ormeggiato lì ed è più grande della nostra barchetta, la quale peraltro se ne sta ancora sul Garda. Tutti noi vorremmo portare anche Cecilia, solo che c’è un problema da venerdì. Si è intestardita che vuole portare con sé anche Pao, il cane del nonno, suo grande compagno di giochi negli ultimi tempi. Il guaio è che Pao non è mai stato in mare più giorni, è un cane un po’ lunatico e imprevedibile a volte e obbedisce solo al nonno e a Cecilia, ma se Cecilia in barca si stufa di stargli dietro per qualsivoglia motivo, può diventare difficile governare la situazione. Speriamo di convincerla in questi giorni che non si può fare.
Al ritorno andremo tutti e quattro come minimo una settimana a Lazise e staremo un po’ con la tua mamma e il tuo babbo. Non credo che avremo la forza di liberare la casa delle cose che sono rimaste quasi com’erano dall’estate scorsa. Lo faremo in autunno, forse. Per adesso vogliamo andare per stare un po’ coi nonni sperando che insieme a noi si possano risollevare un po’ di più.

Poi io vado in vacanza con Marco. Siamo ancora indecisi sul dove, ma già per lo più ci stiamo orientando per fare un viaggetto lungo in auto a zonzo per l’Europa. Prima di partire, però, vorrò aver già deciso la mia destinazione universitaria, così da sapere se dovrò installarmi a Bologna o altrove.

Ecco, mammina, è tutto per oggi. Ti stringo forte forte e con tutto il mio amore nei miei pensieri.

Dormi bene, mammina. Ti amo immensamente.

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Venerdì, 6 luglio 2007

mare-rosa.jpg

Ciao mammina,
ieri il babbo, Ceci, Robi ed io siamo partiti dall’isola d’Elba.
Oggi siamo alla Maddalena, è bellissimo. Il mare è stupendo. Cecilia si sta divertendo tantissimo e, oltre a voler fare il bagno frequentemente, se ne sta spesso nel tender che dobbiamo mettere al traino per lei. Dice che è la sua barchetta personale. Il babbo è uno skipper davvero in gamba, pure Robi se la cava bene. Io sono per lo più di manovalanza al fiocco o al spinnaker, ma anche al boma della randa e qualche volta mi lasciano persino al timone.
Domani abbiamo in mente di attraversare le Bocche di Bonifacio, un po’ impegnative per la furia del maestrale, punteggiate come sono da scogli, ma papà e Robi sanno cavarsela egregiamente, perciò puoi stare tranquilla. I piani per i prossimi giorni sono di andare ad Alghero, a Oristano e se tutto va bene dirigerci verso le Baleari.

Qui a bordo tutto bene. C’è il collegamento a internet e così sono venuta a salutarti.
Oggi sono sette mesi.
Abbiamo gettato in questo splendido mare una rosa bianca in tua memoria.
Ti portiamo sempre con noi.

Volevo anche dirti che nel pomeriggio tardo ha chiamato la nonna: sono stati comunicati i voti dell’esame di maturità (io credevo che avvenisse domattina). Ho preso la lode, mamma, e la dedico a te.
Credo che tu ne sia felice ed è in gran parte merito tuo se mi piace studiare.
Anche in futuro e in ogni cosa cercherò di far del mio meglio per poter onorare te, mammina mia adorata.

Ora sei qui con me in questo colore blu intenso screziato dal bianco della schiuma delle onde e bordato di smeraldo vicino alle magnifiche cale, dove l’acqua va a riposarsi dalla forza del vento.
Mammina mia amata, sei ovunque intorno a noi, sei il vento che gonfia le vele e accarezza ogni cosa; sei l’acqua turchese e trasparente che si fa amica e invitante; sei il cielo cangiante che si specchia nel mare e che talvolta si colora di un blu irreale; sei tu la
bellezza selvaggia di questo angolo di paradiso.

Ti abbraccio più forte che mai.

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Lunedì, 9 luglio 2007

Ciao mammina,
siamo ormeggiati nella baia del porto di Mahón, il capoluogo di Minorca.
Siamo giunti oggi e il resto della ciurma si sta dilungando nel “farsi belli” per uscire. Ma non è del viaggio che volevo parlarti.
Io mi sono sbrigata perché dovevo venire qui a portarti una cosa che oggi mi ha colpita moltissimo.
Il babbo ha preso dei libri a casa da leggere in barca, alcuni dei quali erano tuoi.
Fra questi, me ne è capitato uno fra le mani abbastanza singolare. Non ha casa editrice, è un omaggio dei figli alla loro mamma che hanno voluto rilegare in volume alcune sue poesie. L’autrice si chiama Lina Masetti Bouché, è di Verona e scrive in dialetto.
Ho chiesto al babbo come tu ne fossi entrata in possesso o se conoscevi l’autrice, ma papà non ricorda bene, gli sembra che te l’avesse donato la nonna (la tua mamma) e che fosse lei a conoscerla.
Insomma, fra le poesie che ho letto una mi ha colpita moltissimo; peraltro aveva delle tue annotazioni in matita che non riporto qui.
La poesia è questa:

La me butina

La mia bimba

“Làssela ‘ndar, quela buteleta!Ormai la sa caminar da sola”i me disea. Ma migavea massa paura!“E se la trova ‘na piera più dura?E se, a longo ‘ndar,la trova un marùgoloche la fa strabucar?”“Eh ben! Se la cascala se levarà su! Ghe vol altro!No semo cascà in tera, noaltri!”“Sì, ma i era altri tempi!Gh’era manco pericoli!Sì, semo cascà, l’è vera,ma no se faseimotanto mal; la tèrano l’era dura!Ma adesso go paura!Se la me buteletala casca adesso,ci me pol sicurarche la se savarà rialsar?”“Eh, che paura!Ormai l’è deslatà,ormai l’è za maùra,l’è òtima, la vaa l’università!”“Cossa m’importa!

l’è sempre la me Nana!”

“Làssela ‘ndar!…”

… E alora và, và, butina mia,

coca de la to mama, và!

Mi no te slargo più i brassi

par no farte cascar,

come quando t’eri picola

e no te savei caminar!

Và ti sola, và!

Però, vàrdete intorno!

Sta atenta,

in do che te meti i pié!

E se un bruto giorno

te dovessi strabucar…

no te spaentar!

Pensa de averghe ancora intorno

i brassi de to mama,

e çerca de star su!

Ma se, par caso,

te dovessi catar

un bruto marùgolo

che te fa spantassar…

no te desperar! Lèvete sù!

Anca coi zenoci sgarbelai,

con le mani spelà, lévete su:

l’è quel, che conta!

Lèvete su e cori da to mama,

che l’è sempre pronta

a sugarte i oci,

a farte ‘na caressa,

a basar quei to zenoci

sgarbelai,

anca se l’è vecia!

Vegni da to mama

fin che la gh’è!

E quando el bon Gesù

el vorà tirarsela su,

no te disperar!

Lassù saremo in du

pronti a consolarte

e a farte

dasmentegar

quela bruta cascada

che t’à fato

tanto zigar!

“Lasciala andare, quella ragazza!Ormai sa camminare da sola”mi dicevano. Ma ioavevo troppa paura!“E se trova una pietra più dura?E se, a lungo andare,trova un pietroneche la fa inciampare?”“Eh vabbe’! Se cascasi alzerà! Ci vuol altro!Non siamo caduti per terra, noialtri!”“Sì, ma erano altri tempi!C’erano meno pericoli!Sì, siamo caduti, è vero,ma non ci facevamotanto male; la terranon era dura!Ma adesso ho paura!Se la mia ragazzinacasca adesso,chi mi può assicurareche si saprà rialzare?”“Eh, che paura!Ormai è svezzata,ormai è già matura,è grande, vaall’università!”“Cosa m’importa!

è sempre la mia Nana!”

“Lasciala andare!…”

… E allora va’, va’, bambina mia,

cocca della tua mamma, va’!

Io non ti allargo più le braccia

per non farti cadere,

come quando eri piccola

e non sapevi camminare!

Vai da sola, va’!

Però, guardati attorno!

Sta’ attenta,

dove metti i piedi!

E se un brutto gorno

tu dovessi inciampare…

non ti spaventare!

Pensa di avere ancora intorno

le bracia della tua mamma,

e cerca di star su!

Ma se, per caso,

tu dovessi trovare

un brutto pietrone

che ti fa cadere di pancia…

non ti disperare! Alzati!

Anche con le ginocchia sbucciate,

con le mani escoriate, alzati:

è quello, che conta!

Alzati e corri dalla tua mamma,

che è sempre pronta

ad asciugarti gli occhi.

a farti una carezza,

a baciare quelle tue ginocchia

sbucciate,

anche se è vecchia!

Vieni dalla tua mamma

fin che c’è!

E quando il buon Gesù

vorrà portala su,

non ti disperare!

Lassù saremo in due

pronti a consolarti

e a farti

dimenticare

quella brutta caduta

che ti ha fatto

tanto piangere! [1]

Mi ha colpita molto, mammina, perché so che anche tu la pensavi così.
Mi ha anche fatto piangere perché non potrò vederti mai “vecchia”, e soprattutto perché ho provato vergogna di me stessa e delle mie lacrime.
Non è giusto verso di te che io pianga, perché comprendo ora che questi erano i tuoi stessi pensieri e le tue stesse preoccupazioni verso noi figli.
Quel “buon Gesù” della poesia non fa parte della nostra formazione, eppure posso pensare che il desiderio di questa autrice è lo stesso tuo. Seppure io non riesca a immaginare e a credere a una vita ultraterrena come quella a cui si volge un cristiano, so per certo che in vita avresti voluto consolarmi e aiutarmi anche dopo che te ne saresti andata.
E lo hai fatto, donandomi molte cose, tra cui la sensibilità di comprendere anche un messaggio religioso che non mi appartiene ma che è capace di esprimere qualcosa che è di ciascun essere umano.

Grazie mamma, tu non puoi neanche immaginare quanto io ti ami stasera.

Tua Giulia


[1] La traduzione dal dialetto veronese in italiano l’ho fatta io. Non sono sicura che tutti i termini siano correttamente tradotti, mentre sono sicura che (a differenza di te, mammina cara, che saresti stata capace di tradurre anche Dante o Pasolini in almeno tre lingue straniere) non ho alcuna competenza nel saper riprodurre la metrica, della qual cosa mi scuso.

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Lunedì, 23 luglio 2007

pesca.jpg

Ciao mamma,
il giro in barca è andato bene. Robi aveva avuto una buona idea a proporlo. Abbiamo visto dei posti fantastici, ma soprattutto siamo stati bene noi quattro.
Il babbo si è prodigato in tutti i modi per farci navigare tranquilli e farci vedere dei posti incantevoli. Quello che ci ha reso più felici, però, è stato il fatto di averlo visto finalmente in alcuni momenti rilassato e appagato. È la prima volta che accade da quando non ci sei più.

Adesso siamo a Lazise, in quella che tutti noi consideriamo la tua casa. Siamo venuti per stare un po’ con il tuo papà e la tua mamma. Sono contenti di averci qui, vicini a loro. Li vediamo ogni giorno, a pranzo o a cena, oppure per far qualche giretto. Il babbo li ha portati anche al largo del lago con la nostra barchetta, e il nonno ha rispolverato le sue affezionate canne da pesca che non usava da parecchio.
A dir la verità, dopo il giro che abbiamo fatto fra l’Elba, la Corsica, la Sardegna e le Baleari, uscire in barca qui sul lago a me pare un po’ deludente. Decisamente preferisco l’acqua salata a quella dolce.

La nonna mi ha raccontato dell’autrice di cui ti ho parlato nel post precedente. L’ha conosciuta quando insegnava, era stata la maestra di uno studente un po’ problematico che poi la nonna ha avuto alle medie. Si erano incontrate per parlare di quel ragazzo, ma poi si sono viste ancora qualche volta perché “si sono piaciute”, così mi ha detto la nonna, e per questo ha voluto farla conoscere anche a te.

Adesso non si sentono più da parecchi anni. Ho visto negli occhi della nonna il desiderio di rintracciarla, ma mi ha detto che non sa se ne avrà il coraggio, perché teme di ritrovare una persona che potrebbe anche non stare bene, essendo più anziana della tua mamma, se non addirittura peggio.


La nonna mi ha anche spiegato il titolo di quel libro, Falive, che io non avevo compreso. Infatti io pensavo che significasse solamente “fiocchi di neve”, invece in dialetto “falive” ha questo significato più un altro, sono le scintille del crepitìo del fuoco. Lo trovo bellissimo, un ossimoro nella stessa medesima parola a rappresentare due momenti simbolici (e a mio parere particolarmente suggestivi) di vita vissuta quale accadeva a una donna della sua età. Ho appreso anche il significato di un altro termine, marugolo. Io l’avevo tradotto con “pietrone”, la nonna mi ha detto che va bene, ma è un pietrone particolare, uno di quelli di forma tondeggiante levigati ben bene e che di solito si trovano nei letti dei fiumi in secca.

Ma c’era un’altra cosa che volevo dirti, mammina. Oltre al babbo e Cecilia, Robi ed io abbiamo portato con noi a Lazise i nostri morosi, la Ale e Marco. Alessandra ormai frequenta casa nostra da due anni ed è parte integrante della famiglia; un po’ meno Marco, ma ormai anche lui è stato bene accolto da tutti come il mio fidanzato. Non avevo mai portato nessuno dei miei ragazzi così dentro alla nostra famiglia, in un certo senso lui è quasi il mio primo vero “fidanzato”, seppur questo termine mi sembri piuttosto antiquato e mi faccia un po’ sorridere.
Insomma, Robi ed io siamo qui in coppia, mentre il babbo no. Ecco, l’ho detto. Questo era quello che mi è passato per la testa in uno di questi giorni. Tu e il babbo eravate LA COPPIA. Ora non più. Assolutamente per la prima volta mi si è affacciata alla mente la possibilità che il babbo possa incontrare una nuova compagna. Mi è girata la testa per non so quanto tempo. Poi mi sono calmata. Ho pensato che tu probabilmente lo vorresti. In realtà al babbo non mancano le donne che gli fanno il filo, nonostante abbia tre figli piuttosto ingombranti, solo che lui non ci pensa minimamente. Non ne abbiamo mai parlato direttamente, ma a me sembra molto chiaro. Ogni tanto qualcuna ha telefonato per cercarlo, ma lui proprio neanche se ne accorge. È cordiale, come sempre, ma distante anni luce da un qualsiasi suo proprio coinvolgimento. È tornato prima per noi figli, ci ha riportati nella nostra casa a Campo di Marte, si è preso un periodo di pausa dal lavoro per ora e poi vedrà di accettare qualcosa che gli compete vicino a casa, forse a Roma; vuole trascorrere l’estate con Cecilia portandosela in giro con le sue amichette; continua a leggere molto e ad ascoltare musica come ha sempre fatto; ogni tanto va al cinema o a teatro con qualcuno dei suoi amici di lunga data; si fa delle lunghe nuotate, ma anche questo ha sempre fatto parte della sua vita; prepara delle ottime cene e invita qualcuno che lo gratifichi nella sua arte culinaria, niente di nuovo neanche qui. Ecco, è tutto. Credo che stia cercando semplicemente il suo equilibrio e un po’ di serenità dentro se stesso, facendolo pesare il meno possibile a Cecilia, a Robi e a me.

Che dirti ancora, mammina cara? Siamo qui. Tutti insieme. E a me piace pensare che lo siamo sotto i tuoi occhi. Mi piace pensare che tu ci stia a guardare e a sentire quando seduti fuori alla sera ognuno di noi parla con te in silenzio guardando le stelle. Io sento come una tua carezza quando qualcuno di noi condivide con gli altri ciò che prova dicendo con voce sussurrata che ci manchi. Non è più un sentimento arrabbiato, è qualcosa di dolce e un po’ amaro allo stesso tempo, qualcosa che ci accomuna in modo indicibile, che accomuna noi che siamo qui, e che ci accomuna a te che sei andata altrove, perché noi tutti lo sappiamo, mammina, che pure noi ti manchiamo.

Eppure siamo insieme, anche attraverso di questo.

Ti amo tanto, mamma, tanto tanto.

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Lunedì, 6 agosto 2007

Ciao mamma,
siamo tornati a Firenze.
Oggi mi è sembrato proprio che tu fossi con noi. Stamattina il babbo, Cecilia, Roberto ed io siamo venuti a Trespiano.
Il babbo ti ha portato un mazzo di rose bianche più belle del solito, veramente fantastiche, grandi, con dei petali vellutati ma quasi luminescenti e con il gambo lunghissimo. Le ha fatte arrivare da un fiorista a Fiesole in questo giorno apposta per te. Cecilia invece ha voluto portarti una delle sue conchiglie, una di quelle che ha comprato a Oristano durante il nostro giro in barca il mese scorso. Abbiamo sistemato fiori e conchiglia ben bene vicino alla tua foto. Cecilia poi diceva che dovremmo mettere una cassetta della posta, così se qualcuno vuole lasciare una lettera lo può fare e che lei aveva già fatto un bel disegno da regalarti. Robi le ha risposto che forse la si potrebbe mettere su un lato, magari una cosa tipo baule in legno con un foro per infilare da sopra le missive. Il babbo invece si è seduto su quella specie di panca a muro che c’è nella cappella. Guardava la tua foto, era assorto nei suoi pensieri, probabilmente stava parlando con te. Anche Robi l’ha notato, l’ho capito dallo sguardo che ci siamo lanciati, gli ho fatto cenno con la testa che era meglio che noi uscissimo e lasciassimo il babbo un po’ solo con te. Mi ha fatto segno di sì. Ha preso Cecilia per mano, le ha detto “Dai, piccola peste, saluta la mamma che ti porto a vedere una cosa”. Ho sussurrato al babbo che l’aspettavamo fuori vicino all’auto e siamo usciti.

Ecco, mamma, mentre aspettavamo il babbo ho avuto l’impressione che tu fossi con noi, che tu e papà steste parlando delle cose vostre come quando lo facevate da qualche parte in casa.
Per un attimo m’è sembrato che non fosse successo nulla, che tutto fosse come prima di otto mesi fa e che di lì a poco sareste spuntati tutti e due dall’ingresso per raggiungerci.

Per un attimo ti ho vista camminare verso di noi, col tuo passo felino, con quel vestito verde ampio e di seta che mi piaceva tanto e soprattutto col tuo radioso sorriso che possedeva la magia di cancellare ogni difficoltà e ogni paura, possedeva la magia di farmi sentire al sicuro.
Sì, lo so, mi (ci) stai sorridendo ancora, non ci perdi di vista un solo attimo. Lo sento dentro di me sai, mammina, il tuo amorevole sguardo. Mi riscalda il cuore ogni giorno.

Domani ritorno a Lazise con Marco. Facciamo tappa lì per un altro saluto a nonna Margherita e nonno Aldo. Siamo già stati con loro quasi due settimane. Siamo stati bene. La tua mamma e il tuo babbo sono sempre felici di averci vicini, soprattutto Cecilia, forse perché è ancora piccola, forse perché ti assomiglia tantissimo e a loro sembra di vedere te bambina. Insomma, se la cavano anche loro. Questo mese se ne andranno quindici giorni in montagna al fresco, come al solito, a Lavaredo. Zia Antonia è già partita, è andata in Irlanda. Fin che eravamo lì tutti quanti, mi ha raccontato un sacco di cose di voi, rispolverando vecchie fotografie e quaderni. L’ha fatto in modo straordinario: grazie alla sua serenità non mi sono sentita schiacciata dalla tristezza e mi ha regalato un altro pezzo della tua vita che non conoscevo così a fondo.
Ti dicevo che Marco ed io “faremo tappa” a Lazise perché mercoledì o giovedì partiremo anche noi alla volta delle nostre vacanze. Prometto che saremo prudenti in auto, mamma, che non faremo preoccupare nessuno e che telefoneremo spesso, soprattutto ai nonni di Firenze che hanno deciso di restare a casa in agosto. Preferiscono andare in vacanza quando c’è meno gente. Ho lasciato a loro e a Robi la delega per terminare le pratiche di iscrizione all’Università di Bologna, così posso andare via tranquilla senza l’assillo di dover tornare in tempo per farlo io.
Il babbo si è messo d’accordo con gli zii di Fiesole per andare con loro a Sifnos, un’isola delle Cicladi. Gli zii avevano già affittato lì una casa grande al mare e hanno proposto a papà di andare con loro così Cecilia potrà giocare coi cuginetti. Porteranno anche un’altra amichetta della Ceci, Laura. Partono il 10 di agosto e staranno lì per tre settimane.
Robi non ha molta voglia di andare in giro quest’anno, perciò tornerà sul Garda con Alessandra e resteranno fin che ne avranno voglia. Dicono che vogliono anche studiare e tirarsi avanti per l’autunno. Buon per loro, se ce la fanno.
A Robi piace molto quella casa, a me un po’ meno. Mi ricorda delle cose tristi e quando sono lì riaffiora più che altrove anche il ricordo di quel ragazzo di cui ti avevo parlato. È molto duro nei miei confronti e mi sta facendo pagare gli errori che ho fatto in modo decisamente sproporzionato.
Avevi ragione tu, quando mi dicevi che non valeva la pena dedicargli tanto spazio emotivo. Il fatto è che lui è nato gigante nella mia immaginazione e tale, inevitabilmente, è rimasto quando è intervenuta la sua ostinata decisione di cancellarmi.
Mi sono chiesta quanto dolore abbia dentro per assumere un simile atteggiamento con me, e da dove venga tutto questo dolore. Non può essere che sia solo io la causa. Probabilmente non lo saprò mai. Semplicemente io vorrei dimenticare, ma non ci riesco, non riesco ad accettare che non ci si possa salutare senza rancore. Eppure così è, allo stato attuale.
Residui di un modo di essere adolescenziale, queste miei ultimi pensieri. Lo so. Imparerò anche questo, a mandar giù pure quello che non mi va, meglio sarebbe ad accettare anche quello che io vorrei andasse diversamente.

Ora ti saluto, mamma. Vado a far un po’ compagnia ad Hugo e a cavalcare con lui. È un cavallo che ti sarebbe piaciuto molto, peccato tu non abbia potuto conoscerlo, ha un temperamento simile al tuo, allegro e forte allo stesso tempo.

Dormi bene mammina. Ti abbraccio fortissimo.

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Budapest, Lunedì, 20 agosto 2006

Cos’è che mi dicesti una sera, mamma?
Me lo son ricordato in questi giorni in cui sono stata qualche volta felice.
Mi dicesti:
«Negli istanti in cui la vita ci appare tollerabile, non le domandiamo di avere un senso; è la disperazione del cuore che induce lo spirito ad essere troppo esigente.» Era una citazione del biologo e filosofo francese Jean Rostand.

È vero.

Ti amo, mammina mia, e ti bacio.

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Vienna, giovedì, 30 agosto 2007

Un sabato d’inverno del 2005 – abitavamo a Milano allora – il babbo disse: “Stasera ci guardiamo insieme ‘Underground‘ di Kusturica. Vi va?”. C’era anche Robi a casa, mentre Cecilia andava a nanna presto.
Che meravigliosi ricordi quelle serate a guardare insieme un DVD nel salotto di casa!

Underground è un film del ‘95, tu e il babbo l’avevate già visto al Cinema, io e Robi no. Tu precisasti: “Non sarà come sul grande schermo nel buio della sala, ma è un capolavoro”.
E così ce lo vedemmo insieme. A me è piaciuto tantissimo. Claudio Faretti ha sintetizzato bene alcuni punti:

“E’ il manifesto dell’estetica caotica e immaginifica di Kusturica, il suo film più sentito e forse il suo massimo capolavoro. Già il sottotitolo riassume la tragedia che ancora si sta consumando nella sua terra: ‘C’era una volta un paese’. Underground è una tragi-commedia grottesca, che in tre ore e dieci minuti abbraccia mezzo secolo di storia jugoslava. Innumerevoli le metafore, dalla realtà oscurata agli abitanti dello scantinato (la disinformazione nell’era titoista) all’amore di due uomini per la stessa donna (la schizofrenia della condizione jugoslava), dall’immagine del crocifisso tenuto dal chiodo dei piedi nel piazzale devastato dalle bombe (la guerra di religione nei Balcani) all’isola che si frantuma in arcipelago del finale (la dissoluzione della Jugoslavia). Ma tutto il film è un’ubriacatura di immagini, colori, suoni (la straordinaria colonna sonora di Goran Bregovic). Molte sequenze sono già entrate di diritto nella storia del cinema, a cominciare da quella iniziale: il bombardamento sullo zoo di Belgrado, con gli animali che vagano spauriti tra le macerie.”

Cara mamma, nei giorni in cui sono stata a Belgrado in questo mese m’è parso talvolta di respirare qualcosa di quelle atmosfere. Ho comprato molti CD di Goran Bregovic, che a te piaceva tanto e a me pure.

Ho avuto la possibilità di ascoltare gruppi che si esibivano nei locali. Di una sera in particolare ho parlato nell’altra parte del blog (QUI). Mi piace la musica balcanica e tsigana
. La trovo capace di scatenare un ritmo allegro, persino sfrenato a volte, ma è al contempo attraversata da venature tragiche. Quando l’ascolto non posso non pensare a te, a te così allegra e così vitale, a te che mi (ci) sei stata strappata via così presto.

Ti ho ritrovata in quelle note, mamma, e su quelle note sono stata felice, mi sono lasciata andare e anche commuovere, ho danzato, ho pianto, ho riso … ti ho abbracciata forte forte e mi sono stretta a te.

Ti amo, mamma, in modo incondizionato e oltre ogni confine

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Berlino, giovedì, 6 settembre 2007

Ciao mamma. Nove mesi. Oggi ti ho portato una rosa bianca in un posto speciale.

Sai, quando siamo stati a Zagabria, la statua (a sinistra) presso la Cattedrale di Santo Stefano mi aveva colpita molto, forse per i riflessi del sole sul metallo in quel preciso momento. Ricordo di essermi soffermata col pensiero sugli angeli e mi son detta che forse per un credente è più facile, o più semplice, elaborare la perdita di chi si ama, perché possono pensarla come ad un angelo che è loro accanto. È un pensiero stupido, mi rendo conto.

Adesso sono addirittura nella “città degli angeli”, mi viene da chiamarla così da quando ho visto il film di Wenders Il cielo sopra Berlino. L’hai visto anche tu.
Marco ed io oggi siamo stati a visitare alcuni luoghi che sono stati resi celebri, anche a chi in questa città non c’è mai stato, proprio da questo film: siamo stati nel quartiere di Tiergarten, in particolare nella celebre Biblioteca Nazionale di Hans Scharoun, dove gli “angeli di Wenders” vivevano. Si tratta di una struttura accogliente, non la classica biblioteca dove si preleva un libro per leggerlo a casa ma un luogo dove si prende un libro e lo si legge. Un luogo deputato all’elevazione degli uomini tramite la cultura e dove gli angeli scrutavano i lettori e infondevano loro coraggio nei momenti di sconforto. È un luogo che mi è piaciuto molto ritrovare dal vivo dopo aver visto quelle scene cinematografiche.

Nel pomeriggio poi siamo stati là dove spesso quegli stessi angeli sedevano, sulla Siegessäule, la statua della Vittoria. Beh … insomma, non proprio come loro che si poggiavano su qualche parte del corpo della statua … noi ci siamo stati da umani. Attraverso una scalinata a spirale di 285 gradini si giunge appena sotto la statua, però si vedeva tutto a colori … :D … sono i vantaggi dell’essere mortali! Da lassù c’è una vista stupenda della città e del Tiergarten.

È stato là in alto che ho lasciato una rosa bianca con un biglietto per te che senz’altro tu sarai già andata a prendere.
Mi sono un po’ emozionata lassù, rileggendo quello che ti avevo scritto prima di posarlo.
Anche adesso un po’ mi commuovo, ripensando a quel momento.

Uff … scusami. Non rattristarti, mammina, giuro che ce la metto tutta per fare la brava, però qualche lacrimuccia lascia che scenda, ne ho ancora bisogno, ho ancora bisogno di innaffiare il mio cuore come una pianta smaniosa di acqua per non lasciare inaridire le sue radici.

Ciao mammina mia adorata. Dormi bene. Io ti porto sempre con me e ti bacio e abbraccio in ogni momento.
Avrei voluto gridare quanto ti amo da lassù.

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Ginevra, giovedì 27 settembre 2007

Ciao mammina,
ci siamo fermati a Ginevra sulla via del ritorno dalla Loira a Firenze, per non fare 1200 km tutti in una volta. Domattina presto ripartiamo per andare a casa.
Questa settimana sono stata nel castello del Clos Lucé (a sinistra), l’ultima dimora di Leonardo da Vinci, che vi soggiornò dal 1516 al 2 maggio 1519. Mi ci sono soffermata a lungo, in un certo senso a conversare con lui attraverso i luoghi che ha abitato e i modelli tratti dai suoi schizzi che sono stati realizzati e disposti nel sotterraneo e nel parco.
Poi sono stata sulla sua tomba (a destra) al castello di Amboise. Per la verità non si è certi che lì vi siano seppelliti veramente i suoi resti. La cosa è tuttora un po’ controversa (vedi qui).
Mentre ero lì davanti mi è venuto spontaneo dirgli “per favore, va’ dalla mia mamma e dille che una delle sue figlie, Giulia, le manda i suoi saluti più cari attraverso te”.

Così mi è capitato di immaginarti in un mondo etereo fra le nuvole, con i colori tenui, un mondo che ospita le persone che se ne sono andate così com’erano nel momento in cui hanno lasciato questa vita. Figure e cose fatte di una nebbiolina dai colori pastello, come piacevano a te. Mi sono immaginata Leonardo che veniva a portarti il mio messaggio e tu che lo accoglievi e gli offrivi qualcosa.
Mi è venuto un po’ da sorridere, pensando a come sarebbe bello che io potessi mandarti tanti personaggi che tu hai amato e studiato a trovarti con la scusa di mandarti i miei saluti. Te ne manderei uno ogni giorno e certo non avresti modo di annoiarti o dispiacerti in loro compagnia.
A casaccio:
Omero, Esiodo, Socrate, Platone, Aristotele, Eschilo, Sofocle, Euripide, Fidia, Prassitele, Mirone, Policleto, Alessandro Magno, l’imperatore Adriano, Orazio, Catullo, Cicerone, Petronio, Seneca, Sant’Agostino, San Francesco, Virgilio, Dante, Petrarca, Foscolo, Federico II, Michelangelo, Bruegel il Vecchio, Macchiavelli, Montaigne, Shakespeare, Galilei, Spinoza, Kant, Marx, Foucault, Mozart, Paganini, Mahler, Wagner, Nietzsche … oddio … l’elenco sarebbe lunghissimo … per non parlare poi di Svevo, Pasolini, Montale … e perché lasciar fuori Brell, Gaber, De Andrè … e Giovanni, te lo ricordi Giovanni, mamma? Il contadino dove i nonni di Firenze andavano a prendere il vino;
è passato a miglior vita tre mesi fa. Era una persona così dolce, lo consideravo quasi un terzo nonno.

Avrei da mandarti qualcuno fino al giorno in cui arriverei anch’io. Non so quando toccherà a me, forse sarò più giovane di te, forse più vecchia, chissa! Come sarebbe bello, mammina!
Come è bello immaginarti trascorrere ore liete in così grande compagnia fra le nuvole.

Ti abbraccio forte forte forte

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Firenze, sabato, 6 ottobre 2007

Dieci mesi, mammina.
Mi manchi tantissimo.

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Firenze, venerdì 2 novembre 2007

cesto-melograni.png

Ciao mamma,
ieri pomeriggio sono venuta a Firenze.
Mercoledì sera ho fatto una cena nella casa che mi hai lasciato a Bologna per inaugurare il fatto di essere andata ad abitare lì dal 1° ottobre. Abbiamo aspettato così tanto perché ci tenevo che venissero anche Chicca e Cristina e siccome loro studiano in città diverse, per evitare che perdessero delle lezioni, abbiamo atteso una serata in cui ci si poteva spostare senza venir meno a quello che abbiamo scelto di fare.
Va tutto bene a Bologna, sia all’università dove mi sto ambientando senza grandi difficoltà sia nella città. Ho tanti amici e Robi e Marco là.
Ieri sono tornata a Firenze nel pomeriggio insieme a Marco e alla Chicca, dopo aver riordinato un po’ l’appartamento di Bologna. Papà era già stato da te a Trespiano in mattinata col tuo babbo, la tua mamma e zia Antonia che sono venuti apposta dal Garda. Cecilia invece mi aveva telefonato per dirmi che voleva stare un po’ con me, e quando le ho detto che nel pomeriggio di ieri sarei venuta da te ha detto che veniva anche lei.
Siamo venuti in cinque: Cecilia, Robi, Marco, la Chicca ed io.
Papà aveva già pensato ai fiori perciò noi ti abbiamo portato un cesto di melograni, erano proprio belli e a te piacevano tanto, dicevi anche che portano fortuna. Però io ho aggiunto altre cose, quelle che usavi tu quando pregavi al tuo modo: davanti al tuo piccolo altare c’era sempre la frutta o il riso, una pianta, delle candele e l’incenso acceso. Le piante c’erano già, la frutta coi melograni anche, le candele pure, ho aggiunto una piccola anfora di cristallo con l’acqua e ho portato un bellissimo contenitore in legno duro lavorato a mano con l’incenso, quello buono, delicato e particolare che usavi tu. Ho seguito i tuoi gesti. Siccome la bacchetta di incenso va poggiata accesa orizzontalmente nella scatolina, perché non si spegnesse vi avevo adagiato sul fondo un po’ di cenere che ho preso a casa da quello che usavi tu.
Quando abbiamo posato il tutto vicino a te, ho acceso l’incenso ed io e Cecilia abbiamo invocato insieme e a voce sussurrata il tuo mantra per un po’, come facevi tu, a mani giunte davanti ai cinque elementi, la terra, l’aria, l’acqua, il fuoco e il vuoto. È stata Cecilia a volerlo fare, ed era così concentrata che si è emozionata ricordando questi tuoi momenti quotidiani.

Mammina mia adorata, spero che tu stia riposando in pace e serenamente oppure, se è vero ciò in cui tu credevi, che ti sia reincarnata in una vita che saprai spendere bene, come insegna la scuola buddista che tu seguivi.

Ieri al cimitero di Trespiano ho avuto un’impressione nuova di quel luogo. C’era un gran via vai di gente, tutte le tombe erano in ordine con tanti fiori e i ceri accesi. Era tutto più colorato e lustrato e mi sembrava persino un luogo un po’ allegro.
Ho pensato, per la prima volta in vita mia, che è giusto che ci sia un giorno dedicato alle persone care che se ne sono andate. Ho pensato che è una cosa bella che il luogo dove siete venga onorato e lucidato e preparato a festa per ricordarvi non solo nei nostri cuori ma anche lì, dove vi abbiamo posato per l’ultima volta quando abbiamo dovuto definitivamente salutare il vostro corpo o le vostre ceneri in questa vita.

Quando te ne eri andata, anche se la legislazione in Italia è cambiata negli ultimi anni e consente di portare a casa l’urna con le ceneri, nessuno di noi aveva pensato di farlo. Non ce la facevamo. Quell’urna ci faceva troppo male. Paradossalmente immaginavo che le tue ceneri fossero calde, quando invece nulla vi è di più freddo. Non ce la facevamo proprio e ti abbiamo portata nella cappella destinata alle persone di famiglia.

Ora sono passati un po’ di mesi, mi chiedo se potrei portarti a casa mia oppure se potrebbe il babbo o Robi o i tuoi genitori, col consenso di tutti naturalmente.
Non credo di saper rispondere ancora.
Ieri m’è parso che il posto giusto fosse quello dove sei, insieme agli altri della famiglia che ti sei scelta e che ci hanno preceduti, in un luogo che viene onorato e visitato da tutte le persone che ti amano, dove non mancano mai i fiori freschi e dove una volta all’anno insieme a tutti i suoi ospiti viene celebrata la festa dei morti, quasi si alzasse da ciascuno di questi luoghi un canto celeste, divino, destinato a ricordarci amorevolmente di voi invitandoci a vivere intensamente la nostra vita fino al giorno in cui ci riuniremo.

Non sono pensieri tristi mamma, ti sento tanto tanto vicina a me e il mio amore per te è vivo più che mai. Sempre. Per sempre.

Ti amo immensamente.

Tua Giulia

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Bologna, martedì 6 novembre 2007

Da una settimana ti sogno ogni notte, mammina.
Sogno te insieme a tutta la nostra famiglia. E’ bellissimo e triste allo stesso tempo quando mi sveglio.

Vieni a trovarmi per accendere e riscaldare il mio cuore ora che giunge la stagione fredda, ora che non sei più con noi da 11 mesi.
Grazie mamma. Sento la tua presenza e il tuo amore in me, grande e meraviglioso come quello che io nutro per te.
Riposa in pace e serenamente. Ciao mammina mia adorata.

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Firenze, giovedì 6 dicembre 2007

Ciao mamma.
È trascorso un anno, un anno senza te.
Oggi ti ho pensata molto e soprattutto al periodo di New York.
Palmiro e Marcello ci hanno invitati a trascorrere il Natale là con loro. Il babbo sembrerebbe disponibile a farlo. È molto affezionato a Marcello e a Palmiro, gli sono stati molto vicini quando ha dovuto trascorrere i mesi di quest’anno a NYC senza te, e senza noi. Vorrebbe anche portare Cecilia a vedere la casa in cui abitavamo, lei glielo chiede spesso e gli fa molte domande su quel periodo. Anche Robi vorrebbe andare, trovare quei luoghi sarebbe per lui colmare un vuoto.
Io invece non so se me la sento.
Ho ancora paura. E ci sono anche altri motivi che mi frenano.

Ma ora sono venuta solo a salutarti anche in questa pagina.
È tardi, sono molto stanca.
Tornerò presto.
Ti stringo forte forte fortissimo. Stasera mi manchi davvero tanto.
Un anno, mammina. Un anno fa ci sono stati giorni in cui non credevo di riuscire a farcela.
Ma sono qui.
Ti amo tanto
Ciao
A presto

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Firenze, martedì 18 dicembre 2007

Sì, mamma, avevi ragione.
Questo è proprio un mad world.


Ogni giorno mi sembra sempre più vero.
Perché?
Oggi sono stata in un centro commerciale per prendere un paio di regali a degli amici.
Odio i centri commerciali, ma sapevo che lì c’erano alcune cose che piacciono loro.
Orrore! Era pieno di gente.
A volte bisognava stare in fila fra le corsie.
Volevo scappare.
Ho resistito e sono riuscita a prendere ciò per cui sono andata.
Ma verso la cassa ho toccato il culmine del surrealismo, che tuttavia è realtà.
La situazione si è presentata chiara ai miei occhi attraverso l’immagine di una moltitudine di persone accalcata e accomunata dalla loro inaudita solitudine. Gente con il volto tirato, che non ha un sorriso e che sembra parlare concitatamente da sola, mentre ha un auricolare nell’orecchio e spintona il vicino.

Mad World!

Lì, nello spazio infinito, non c’è questa ressa, vero mamma?

Ti bacio

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Firenze, martedì 25 dicembre 2007

Ciao mamma,
sono a casa di Marco.
Te lo ricordi questo video, mamma? Quando lo scoprimmo circa tre anni fa non era ancora su You Tube, era una clip, Macromedia Flash Player, molto più limpida nell’immagine e nel suono che questa su You Tube. Ti piaceva tanto. La mandammo via e.mail agli amici più cari insieme agli auguri.

Cara mamma, il babbo, Cecilia, Selena, Robi e Alessandra sono andati a New York. L’ho scritto di là.
Quest’anno va molto meglio del Natale scorso. Non siamo più schiacciati dal dolore, ma questo non significa dimenticarti, tutt’altro.
La parte migliore di noi è sempre protesa verso di te e i nostri cuori ti dedicano con amore ogni loro magico battito augurandoti buon natale, mamma. Cara, dolce, amatissima mammina.

Ti amo, sempre sempre, e mi stringo forte al ricordo di te.

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Firenze, domenica 6 gennaio 2008

Ciao mamma,
sono tornata la notte scorsa da Marrachech, una vacanzina di sei giorni.
Stasera sono tornati anche il babbo, Cecilia, Selena, Robi e Ale da NYC.
È tutto a posto, mammina.
È passato un anno e un mese.
Non c’è paragone con lo scorso anno, sto bene, mi sono ripresa anche se continui a mancarmi.
Ti dedico questo video, che a me dà gioia e perché ogni volta che vedo un arcobaleno ti dedico i miei pensieri più belli.

Volevo dirti pure un’altra cosa.

Oggi ho sentito Cristina, la mia amica di Verona, e mi ha dato una notizia che tu saprai già.
È venuto a farti compagnia quel professore di latino e greco del Maffei che qualche volta ha collaborato con te nel curare dei testi antichi quando abitavamo a Lazise. È caduto da un albero, mentre lo stava potando, mercoledì scorso.
Poco fa l’ho riferito anche al babbo che è rimasto sconcertato. Si è ripromesso di telefonare domani alla famiglia.

Gianni era stato il prof di un’amica di Cristina, la quale lo aveva intravisto una volta a casa nostra mentre chiacchierava con te.
Cristina ha accompagnato la sua amica al funerale che si è tenuto ieri nella chiesetta di Lazise. Ne è rimasta fortemente commossa. Era stracolma di gente e inadeguata a contenere tutti i presenti, molti dei quali sono rimasti fuori, sotto un cielo triste di pioggia.
Era una persona molto stimata e molto amata e lo si è visto anche in questo ultimo estremo saluto.

Cara mamma, perdonami per quello che sto per dire, ma io oggi non ho potuto fare a meno di fare dei pensieri poco edificanti.
Tu, mamma, mi hai insegnato il riserbo, la dignità e il rispetto anche nel dolore. Ho cercato, dal momento in cui te ne sei andata, di essere e agire come tu avresti voluto, con dignità e rispetto. Non so se ci sono sempre riuscita, anzi, credo proprio di no, nonostante i miei sforzi, ed oggi ne ho avuto una conferma. Perché, mamma, io oggi mi sono proprio incazzata con dio, quel dio nel quale molti credono, forse anche Giovanni e la sua famiglia, non so.
I suoi cari hanno dato l’annuncio su L’Arena il 3 gennaio con questo incipit nel necrologio: “Il Signore ha chiamato a sè il suo figlio prediletto.
Non mi farà molto onore quello che sto per dire, mamma, ma io questo dio non lo capisco.

Dicono i credenti che vi è il male nel mondo perché gli uomini lo commettono e che questo loro dio non può intervenire perché altrimenti verrebbe meno il libero arbitrio. E passi. Ma io dico, almeno questo dio non potrebbe essere un po’ più caritatevole? Con tutti i delinquenti e assassini che ci sono in giro, perché deve strappare a noi in giovane età proprio i migliori?

Gianni era del 1962 come te, mamma. 44 (tu), 45 (lui) anni ben portati, nel fiore della vostra vita, ottima cultura classica, persone oneste, stimate e amate per la vostra umanità, per la vostra generosità e l’imprescindibile passione per lo studio. Perché? Perché quel dio non vi ha lasciati a noi, noi miseri e deboli mortali, certamente incapaci, al confronto della sua onnipotenza, di far fronte e capovolgere in bene la cattiveria di tanti altri?

Perché proprio i migliori?

No, io quel dio lì non lo conosco. Oggi mi sento anche di dire che non lo conoscerò mai.

Mi fa solo piacere pensare che ovunque voi siate, ora, potrete piacevolmente discorrere insieme e farvi un po’ di compagnia.

E fra non molto, perché la vita di ciascuno è cosa breve di fronte all’eternità, vi raggiungeremo anche noi.

Ti amo tanto, mammina mia, tanto tanto

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Bologna, martedì 19 febbraio 2007

Ciao mamma,
il 6 febbraio è accaduta una cosa che non credevo possibile: mi sono dimenticata che era il giorno in cui ci hai lasciati, 14 mesi per l’esattezza. Ero a Bologna molto presa dallo studio come ora, avevo un esame l’8, e non mi sono ricordata. Me ne sono accorta il giorno dopo. Mi sembrava inaudito e per un attimo mi sono sentita in colpa. Poi mi son ricordata delle parole della psicoterapeuta quando abbiamo deciso che potevamo diradare la nostra frequentazione (adesso infatti la vedo solo una volta al mese). Lei, la strizzacervelli, mi aveva detto che avevo fatto molta strada, sia nel mio personale percorso emotivo di affrancamento dalla famiglia sia nella elaborazione del lutto. Mi ha detto che potevo continuare da sola anche se ne avevo un po’ paura, io però le avevo chiesto di farmi da supervisore una volta al mese e lei aveva accettato. Mi disse poi delle cose importanti che mi sono venute in mente quando mi sono resa conto di aver dimenticato il tuo mesiversario, mi disse cioè di tenere bene a mente che non avrei dovuto sentirmi in colpa se mi fossi dimenticata di te, e che questo non significava che non ti ho voluto o non ti voglia bene; mi aveva detto di non spaventarmi se altre volte avessi dovuto sentirmi schiacciata dalla sensazione della tua mancanza, e che questo sarebbe stato un momento che avrebbe poi lasciato spazio ad altro come accade a tutte le nostre sensazioni; mi aveva detto che col tempo il dolore tende a trasformarsi in nostalgia e che lo stesso dolore non muta la sostanza di una persona, se si ha l’intelligenza di saper distinguere pensieri, sensazioni, sentimenti, azioni, ricordi e progetti all’interno della nostra vita.
Sono state importanti per me queste sue parole. Il mio senso di colpa per essermi dimenticata della ricorrenza che cade il giorno 6 è durato poco. Mi son detta che era bene, tutto sommato, perché ciò significa che ho preso in mano la mia vita talmente tanto da aver accettato che essa sia senza che ci sia tu, mammina mia. Sono cambiata tanto, ma proprio tanto da allora, in tutti i sensi. Mi sento più grande, molto più grande di prima. Ed è vero, piano piano il dolore, quel dolore che in un primo momento mi sembrava fosse la sola cosa che esistesse, si sta trasformando in nostalgia, una sorta di struggevole ma anche dolcissima sensazione di mancanza di te ogniqualvolta riaffiora il ricordo dei momenti trascorsi insieme o che si affaccia l’immaginazione di come sarebbe se tu potessi essermi ancora accanto. E so che così tu mi accompagnerai sempre, soprattutto se un giorno anch’io diventerò mamma. E, a dire il vero, spero proprio che un giorno avvenga.
Sto cercando di comportarmi bene e mi sembra di riuscirci, credo che tu ne saresti contenta. In famiglia siamo sempre molto uniti e il fatto che io stia a Bologna non ha abbassato il livello di intensità nel sentirci tali. Cecilia cresce bene e papà ha fatto molto affinché questo accada nonostante tu non ci sia. Anche Robi è bravo, i suoi studi procedono regolarmente e li affronta con passione. Penso che diventerà un bravo medico e così anche Alessandra. Anch’io me la cavo bene all’Università per ora. È impegnativa, ma non difficile, mi piace molto molto di più che il Liceo, sia perché le cose che sto studiando sono maggiormente indirizzate verso ciò cui mi sento portata, sia per la diversa modalità in cui si articolano e succedono lezioni, studio individuale, prove, luoghi, persone. Mi piace.
E poi ho il grande privilegio di abitare nella casa dove anche tu e il babbo avete abitato per un periodo durante i vostri studi universitari. Ogni volta che accendo il caminetto non posso fare a meno di cercare di immaginarvi, voi due da soli, oppure coi vostri amici, voi due con i vostri libri e i vostri sogni.
Beh … mi fermo, altrimenti mi commuovo troppo.
Vado a studiare, faccio un altro esame il 21, uno in più rispetto al previsto.

Ti amo tanto, mammina cara. Sono con te.

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Uluru (Australia), venerdì 18 luglio 2008*

Ciao mamma,
è tanto che non scrivo qui, ma ci parliamo ogni giorno comunque.
Mammina cara, in questi mesi, oltre a studiare e a fare gli esami previsti dal mio piano di studio, ho viaggiato un po’.
In primavera sono stata a Taiwan e in Giappone con Marco, Druido e Silvio.

In Giappone sono andata a Kamakura e a Kyoto. Ci sono stata alla ricerca delle radici di ciò in cui tu credevi. Non ho mai dimenticato quella frase di Gosho che alcune volte mi hai citato quando mi trovavo di fronte a qualche ostacolo e sembrava che stessi per gettare la spugna. Diceva: “Il viaggio da Kamakura a Kyoto dura dodici giorni: se viaggi per undici giorni e ti fermi quando ne manca uno solo, come puoi ammirare la luna sopra la capitale?”.

È stato interessante visitare i templi buddisti e il Kōtoku-in (dove risiede la famosa e gigantesca statua del Grande Buddha di Kamakura), e mi sono sentita vicina alle tue preghiere, ma sto ritrovando un momento di grande intensità e sacralità che mi avvicina molto di più a te altrove, addirittura in un altro continente e in tutt’altra cultura: a Uluru.

Ai primi di luglio infatti ho raggiunto Marco a Sydney, che stava lì da un mese circa per uno scambio universitario. È venuta anche Alessandra e insieme abbiamo deciso di spostarci all’interno, nel Northern Territory, e visitare il Parco nazionale Uluru-Kata Tjuta. Siamo qui, in questi giorni.

Uluru è magnifico, cambia colore a seconda delle ore del giorno, ed è così imponente da farti sentire davvero piccino piccino. Percepire quest’immensità mi ha fatto riconoscere e sentire un dono che tu e il babbo ci avete lasciato, il dono del vostro immenso amore. Non mi riferisco solo all’amore che nutrivate verso noi figli, ma anche a quello che c’era fra voi due. Robi ed io (forse Cecilia era ancora troppo piccola per coglierlo del tutto) abbiamo avuto la straordinaria fortuna di essere testimoni di una coppia, tu e il babbo, che si sono amati in modo pieno, come accade raramente ai più, una cosa quasi unica nel panorama dei genitori dei nostri compagni di scuola e dei nostri amici. Ci è rimasto dentro il vostro esempio, e lì, davanti al monolite più grande del mondo, accanto a Marco e ad Alessandra, ho avuto netta l’impressione che Robi ed io stiamo cercando di raccogliere e realizzare questo vostro stesso esempio. Avrei voluto che ci fosse anche Robi in quell’istante, lì davanti, accanto ad Alessandra, così come io mi trovavo vicina a Marco, vicina come non mai. È un luogo di tale bellezza da non poter essere descritto, e so che anche tu e il babbo ci siete stati insieme. Mi chiedo quali pensieri ed emozioni vi attraversassero in questo luogo magico, mi chiedo se in qualcosa fossero simili ai miei.

Uluru è la montagna sacra degli aborigeni e ha un ruolo speciale nella mitologia del dreamtime (“era del sogno”, o tjukurpa) delle popolazioni del luogo. Dalle canzoni che ho potuto ascoltare nei pressi di Uluru, io credo che sia vero quello che scrive Bruce Chatwin ne Le vie dei canti. Egli riferisce che i racconti del Dreamtime sono tramandati in forma di canti, ognuno dei quali descrive il percorso seguito da una creatura ancestrale nel suo viaggio originario, e ha una struttura musicale che corrisponde, come una sorta di mappa, alla morfologia del territorio attraversato da tale percorso.

Non so se quando eravate andati tu e papà la situazione è come l’ho vista io, ma ora è tristissimo vedere che un luogo così sacro per gli aborigeni, l’equivalente della Mecca per gli islamici o di San Pietro per i cattolici, si sia trasformato in attrazione turistica con bar, passeggiate, qualche bordello e le cui pareti sono state persino rese disponibili per il free climbing.

In tutto questo gli aborigeni continuano a chiedere che Uluru torni ad essere un luogo sacro, mentre il governo australiano ha solo formalmente riconsegnato quest’area agli indigeni del luogo nel 1985 e tuttora attua dei piani predatori nei loro confronti.

Io mi sono avvicinata a questi luoghi in punta di piedi, cercando di avere il massimo rispetto della “gente vera” che li abita, ma io stessa mi sto vergognando di essere qui, complice in un qualche modo di quel turismo chiassoso e arrogante che avanza, di quelle corde e catene portate da scalatori che non si rendono neppure conto su che cosa si stiano arrampicando.

Eppure, anche nella mia vergogna, ti ho ritrovata, mammina, e il ricordo di ciò che sei stata mi sta avvicinando ancor di più a Marco, col quale ora spero di poter percorrere la stessa strada che avete compiuto il babbo e te.

Ti amo, mamma

* Riporto in data 7/09/08 quanto avevo scritto sul mio note-book per questa pagina, ma che non avevo editato in quanto avevo difficoltà di collegamento a internet.

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Belem (Brasile), domenica 7 settembre 2008

Mamma, tesoro mio caro, sono qui.
Dopo Uluru, alla fine di luglio, abbiamo raggiunto il babbo, Cecilia con la sua tata e un’amichetta, Robi e Vanni a Virgin Gorda, in un resort e un mare magnifici. Poi sono giunti anche Palmiro e Jennifer, e per meno tempo anche qualcun altro da NYC, tra cui Marcello.
Robi e papà, ancora una volta, hanno dato prova di essere davvero degli ottimi skipper, ci hanno portato a zonzo con la vela per molte isole. Abbiamo trascorso giorni sereni, spensierati, in luoghi incantevoli e in allegra compagnia. Cecilia si è divertita moltissimo, sta diventando una nuotatrice eccellente, l’abbiamo soprannominata “la pesciolina”, e lei sembra gradire molto di più quest’appellativo all’altro, quello di “Cecilia la peste” ;) . Il mare sembra essere proprio il suo ambiente naturale. Il babbo l’ha iniziata alle immersioni subacquee e trova molta più soddisfazione a insegnarle a veleggiare di quanta non ne abbia mai avuta con me.
Il babbo però ci ha portati via prima del previsto da lì. Si prevedevano degli uragani piuttosto intensi, gli esperti del luogo ritenevano che avrebbero colpito solo (si fa per dire) Haiti, la Giamaica e Cuba (e così è stato), ma il babbo non era tranquillo a saperci nei Caraibi, e ci ha proposto di andare a finire le vacanze famigliari altrove, in luoghi altrettanto superbi: o sul Machu Picchu o alle Cascate dell’Iguazú. Per noi  andavano bene entrambi, così lui ha deciso per Iguazú
.

Non ci ha detto il perché, ma siccome sappiamo che in Perù e sul Machu Picchu avete fatto il vostro viaggio di nozze, io e Robi pensiamo che abbia optato per l’altra meta perché gli fa ancora male ripercorrere alcuni ricordi.
Per farla breve, mentre i nostri amici newyorkesi sono rientrati, il resto della ciurma, noi, abbiamo trascorso un’altra decina di giorni insieme a Foz do Iguaçu, dopodiché ci siamo separati: Vanni, papà e la “pesciolina”, con tata e amichetta, sono tornati a casa, mentre Robi, Alessandra, Marco ed io, già che eravamo in Brasile, abbiamo pensato di fare un percorso fluviale sul Rio delle Amazzoni da Manaus a Belem.
Bene, ora siamo in albergo a Belem, mamma.

In realtà ti sto scrivendo non per raccontarti delle vacanze, ma per dirti che mi manchi tantissimo. Per dirti che avrei voluto condividere tutto questo con te, o raccontartelo e guardare insieme le foto e le cianfrusaglie varie che abbiamo comprato.
E ti scrivo soprattutto per un motivo ancor più importante. Domani Robi e Ale tornano in Italia, mentre Marco ed io andiamo a New York.

Ho paura mamma. Però ho deciso di tornarci, di tornare a vedere gli ultimi luoghi dove siamo state insieme.

Palmiro e Marcello ci aspettano. La loro presenza un po’ mi rassicura. Anche il fatto che ci sia Marco mi aiuta. Paul, il proprietario e collega di papà che ci aveva lasciato l’appartamento fin che eravamo a NYC, è tornato dal Giappone, ma quando ha saputo da Marcello che sarei andata mi ha fatto sapere che mi aspetta, a casa sua, nella casa dove più di un anno e mezzo fa abitavamo noi.

Ho paura mamma, ma lo voglio fare.

Ti prego, siimi vicina, mammina mia adorata, e mandami un angelo.

.

.

Angelo con un pettirosso
di Sandra Barro

Solo una mano d’angelo
intatta di sè, del suo amore per sè,
potrebbe
offrirmi la concavità del suo palmo
perché vi riversi il mio pianto.
La mano dell’uomo vivente
è troppo impigliata nei fili dell’oggi e dell’ieri,
è troppo ricolma di vita e di plasma di vita!
Non potrà mai la mano dell’uomo mondarsi
per il tranquillo pianto del proprio fratello!
E dunque, soltanto una mano di angelo bianco
dalle lontane radici nutrite d’eterno e d’immenso
potrebbe filtrare serena le confessioni dell’uomo
senza vibrarne sul fondo in un cenno di viva ripulsa.
(
Alda Merini)

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New York, sabato 13 settembre 2008

Fatto, mamma.

Sono nell’appartamento di Paul dove abitavamo qui a NYC, esattamente nella stessa stanza che allora era la mia.

è stata dura venire qui, ma meno di quanto immaginavo, meno per esempio di quando sono ritornata a Lazise, nel marzo del 2007, per la prima volta dopo che te n’eri andata. Forse perché è passato più tempo ed io ho accettato di più la realtà, o forse perché questa stessa realtà l’ho cacciata giù in fondo dentro di me, o forse ancora e anche perché il valore simbolico della casa sul Garda, e le cose che in essa ci sono, non hanno paragone con quanto vi è qui. Più probabilmente per tutte queste cose insieme ed altre ancora. Insomma, mamma, comunque sia, ce l’ho fatta a tornare a NYC.

Tu, il babbo ed io siamo stati molto meno tempo del previsto e del prevedibile in questa straordinaria metropoli, ma erano in tanti ad attendere che io tornassi, Marcello, Palmiro e Paul primi fra tutti. La loro presenza, insieme a quella di Marco, credo abbia attutito il mio dolore. Sono stati attenti e delicati, mi verrebbe da dire anche sempre vigili, lasciando che io potessi avere dei momenti da sola, dai quali poi però mi ripescavano dandomi tutta la loro disponibilità a portarmi ovunque.

Ho ripercorso i luoghi che abbiamo frequentato di più – come i negozi del nostro quartiere, il Greenwich Village, dove facevamo la spesa – oppure quelli di cui serbo un ricordo particolare – come quella panchina in Central Park dove c’eravamo attardarte un pomeriggio a guardare con quanto impegno gli americani fanno jogging a qualsiasi ora e dove spensieratamente ci divertivamo a ipotizzare com’era la loro vita privata.

Ho preferito decisamente ripercorrere i luoghi dove siamo stati meglio, perciò non sono mancate le capatine al Lenox Lounge, che resta un luogo del quale conservo uno dei ricordi più belli di te. Infatti ne avevo fatto cenno anche in un altro blog.

E poi sono stata a trovare la nostra cuoca, Inès. è stato l’incontro più emozionante. Quando mi ha vista mi ha buttato le braccia al collo e si è messa a piangere ripetendo “Oh, mi pequeña Giulia, mi pequeña Giulia”. Anch’io sono scoppiata in lacrime, poi però abbiamo anche riso, quando Inès mi ha ricordato alcuni momenti in cucina con lei, quando dicevi che non ti riusciva di carpire i segreti di alcune sue ricette messicane e la spiavi di nascosto.

Che dirti ancora, mamma? Ero qui l’11 settembre, ma ho deliberatamente disertato la manifestazione ufficiale a Ground Zero. C’erano troppe canaglie a cui non credo ad occupare i posti d’onore. Sono sicura che la pensi come me.

Domani torno, mammina mia bella e carissima.

Torno a casa. Sto via dal 6 luglio, e ho una gran voglia di riabbracciare Cecilia e di fare una cavalcata con Hugo.

Sono contenta di aver concluso questo viaggio qui, rivivendo e rivivificando i miei ultimi ricordi con te. Tornerò ancora, e non avrò più paura.

Ora mi sembra quasi di sentire che sei qui nell’appartamento, mammina mia adorata.

Vieni a darmi un bacetto?

Ti amo tanto, tantissimo.

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Firenze, domenica 21 settembre 2008

Eccomi qui.
Mi rialzo, poi cado, mi rialzo di nuovo, ancora cado… e così via di seguito. È tutto un cadere e rialzarsi. Una ginnastica semplice semplice, parrebbe. Tutt’altro!

Il dolore non scompare col tempo. Solo, e forse, il tempo ci aiuta a sopportarlo.
Ma oggi, più che cadere, sono sprofondata in abissi di non so cosa.
Ieri avevo voglia di cavalcare a lungo. L’ho fatto, con Hugo, dal quale sono rimasta così tanto lontana durante l’estate. Poi, già che ero dai nonni, sono rimasta a dormire nella loro tenuta.
Ma stamattina mi sono svegliata prestissimo, era ancora quasi buio.
Mi sono svegliata pensando a te.
Mi sono svegliata sentendo tutto il peso di non vedere il giorno con te.
Che male!
C’è una canzone che rende meglio di quanto possa fare io con le mie parole ciò che provo. È del 1971, della PFM, questa:

Impressioni Di Settembre
(di Mussida e Pagani su testo di Mogol)

Quante gocce di rugiada intorno a me,
cerco il sole ma non c’è…
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l’odore della terra odor di grano,
sale adagio verso me.
e la vita nel mio petto batte piano,
respira la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno e ancor piú in là,
sembra quasi un mare l’erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda…
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me:
faccio un passo, lui mi vede, è già
fuggito…
Respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso
no, cosa sono adesso non lo so
sono solo, solo il suono del mio passo…
Ma intanto il sole tra la nebbia filtra già:
il giorno come sempre sarà.
Aria tersa d’un settembre che pare senza fine
aria già fredda
acqua già fredda…
intorno irrepetibili colori e silenzi
e foglie cadute e cadute
e nubi bige a rimpiattino
e il mio rabbrividire…
la giacca stretta al petto…
un sapore di uva…
e dita attaccatticce…
e il giorno
come vai bello
come sempre possente:
Come sempre….

Cara mamma, m’è sembrato di vedere che il dolore spesso rende cinici o piagnoni.
Io non credo di essere diventata cinica, ma ogni tanto piagnona sì.
Oggi lo sono.
Oggi voglio essere piagnona.
Lascia che lo dica.
D’accordo, « …intanto il sole tra la nebbia filtra già: “il giorno come sempre sarà”…». Ma oggi non mi riesce di accettare che sia senza te.
E mi vien voglia di raggiungerti.
Ma non accadrà, per ora.
Perché so di essere una ragione di vita per altre persone, a cui non mi sento di fare loro del male.
Ciao mamma. Oggi mi tocca di salutarti piangendo. Scusami. Scusami. Cerco di mettercela tutta, ma ogni tanto crollo. Scusami, ti prego.

***********************


207 Risposte to “- Alla mia mamma -”

  1. E’ bellissima questa pagina, Julie.
    Anch’io vorrei ricordare qualcosa, che la tua mamma è stata un po’ anche la mia seconda mamma, e che non potrò mai dimenticare tanti pomeriggi d’inverno in cui ci riscaldava il cuore con la sua allegria e le sue inimitabili cioccolate calde.
    Ti ho voluto, ti voglio e ti vorrò sempre bene, bella e dolce Luiselle.

  2. Grazie Dani.
    Lo so che vuoi bene alla mia mamma e mi fa molto piacere che tu la consideri anche un po’ tua.
    Anche per questo ti voglio bene.

    Luiselle diceva sempre che “se tu fossi nata nel Cinquecento ti avrebbero considerata una strega con quei capelli rossi, e non solo per i capelli”! Ma ti amava tanto.

    Grazie anche per esserci domani.

  3. Sono capitata nel tuo blog per caso.
    Mi ha colpita molto questa pagina.
    Anch’io ho perso mia madre due anni fa. Non ho fatto quello che stai facendo tu qui, e me ne dispiace.
    Ti auguro di superare presto questo momento, e mi sento di dirti, per averlo vissuto, di avere molto pazienza con te stessa e di lasciare che la vita entri nelle tue giornate e crei nuove situazioni e sentimenti.
    Da quello che scrivi ho avuto l’impressione che la tua mamma fosse una donna dolce e amorevole, come la mia. Vedrai che questa cosa ti resterà sempre. Nessuno potrà togliertela.
    Spero non ti dispiaccia il fatto di essermi permessa di scriverti. Mi sono commossa leggendo e ho rivissuto con te quello che stai attraversando.
    Ciao
    Elena di Lecce

  4. Grazie Elena

  5. Anche se ho frequentato Luiselle per lo più da quando ci siamo conosciuti noi due, conservo dei ricordi dolcissimi della tua mamma.

    La storia di Aut Aut non me l’avevi raccontata.
    Vorrei tanto averti vista e sentita: “Bugiadda mamma! Non si chiamava così il libro di oggi …”. Che peperina sarai stata!

    Pensa che privilegio, Giulia, aver incontrato Kierkegaard attraverso una fiaba da piccina anzichè solo quest’anno col programma di filosofia di quinta!
    Scommetto che la versione per bimbi che conosci tu è migliore di quella dei manuali per Liceo!

  6. Luiselle era nata per raccontare storie.
    Quando narrava lei, alla luce di una abat-jour coperta da un foulard per rendere l’atmosfera più soffusa, eravamo sempre col fiato sospeso completamente prese dalle vicende che ci raccontava.
    Fra i miei ricordi più cari. :)

    ah … Marco … in quanto alla julie “peperina”, confermo.
    Ti racconto questa: in prima elementare c’era un abecedario figurato, quello con i disegnini colorati per intenderci. Quando l’insegnante indicava la lettera “E” e diceva “E come Erba”, la dolce juliette, carina lei, replicava sempre: “Ma quella non è erba, è INSALATA!”.
    Ho reso l’idea?

  7. :oops:
    eh sì, è vero.

  8. Ti leggo,mon petit juliette.

    Sono certo che mamma sarebbe felice di sapere che stai bene con Marco.
    E anch’io.
    Dopotutto te l’ho presentato io!
    Ti abbraccio. A stasera

  9. Come ti ho già detto … egoisticamente mi spiace che non vieni a BO, ma credo che tu abbia fatto la scelta giusta e che anche la tua mamma sarebbe d’accordo.

    Baci

  10. Volevo semplicemente scriverti che ti leggo e che ti voglio bene, figlia mia, ma ho visto ora cosa hai scritto l’11 gennaio.

    Non mi hai detto nulla. Vorrei che ne parlassimo prima che io parta, Giulia.
    Ricordati che tu puoi rivolgerti al tuo babbo e alla tua mamma sempre, quando sono nella stessa stanza con te, quando sono lontani e anche quando se ne vanno del tutto.
    Non dare retta a quanto ti ha detto la tua compagna. E’ una cosa che so che viene creduta a volte, è una delle tante superstizioni di cui molte persone hanno bisogno. Ti prego di non lasciarti nemmeno sfiorare dal pensiero che essa abbia un minimo di fondamento. Ci mancherebbe solo che tu ti sentissi in colpa perchè senti il desiderio di rivolgerti alla tua mamma!
    Parliamone, per favore.

    Ti voglio bene, immensamente bene, figlia mia, e sono certo che la tua mammma è felice di ascoltarti.

    ______
    PS: visto che stasera tornerai tardi e ci vedremo solo domani a cena, ti lascio sulla scrivania del mio studio un lavoro fatto dalla mamma per il Museo della Grande Guerra di Rovereto sui diari dei soldati (è nella cartella verde). Può esserti utile per la ricerca con Chicca.

  11. Giulia, lo so che sei ancora sveglia anche tu. Sono quasi le 3 di notte ed ho questa sensazione precisa, quasi una certezza.
    Cara Giulia, stanotte vorrei che fossimo sotto lo stesso tetto perchè sono certo che comprenderemmo reciprocamente e in silenzio ciò che stiamo provando, e questa comunione di sentire ci sarebbe di conforto.
    Ce la facciamo, mon petite juliette, anche se in alcune notti può non sembrare vero.
    Ti voglio bene.

    Un abbraccio grande grande al babbo anche da qui, perchè sono sicuro che ogni tanto passa da questa pagina.
    Ti vogliamo un bene immenso.
    Cerca di stare bene, babbo. E’ il regalo più grande che possiamo fare alla mamma.

  12. Che tenero, Roberto.
    Però un po’ mi fai piangere.

    In memoria dell’amatissima Luiselle,
    un bacino a te, a Giulia, a Cecilia, a papà Lorenzo e a tutti quelli che le hanno voluto e le vogliono bene.

    Però … uffa … mi sono messa proprio a piangere di brutto scrivendo queste poche parole.

    Vi amo tantissimo

  13. ciao mi chiamo felicita anchio o perso la mia mamma non lo mai conosciuta perche ero piccolissima ma mi manca tanto credimi ne piango ancora oggi per non averla mai avuta molto bella la tua paggina mi a tanto comosso e mi fa sentire ancora di piu la mancanza della mia mmmma pur non conoscendoti ti dico ti voglio bene

  14. Grazie per avermi lasciato questo commento, cara Felicita.
    Mi dispiace molto che tu l’abbia perduta da piccola. Purtroppo è quello che è successo anche alla mia sorellina.
    Ho visto nel tuo blog che sei mamma.
    Ti auguro di ritrovare in te, coi tuoi figli, la mamma che tu hai perduto troppo presto.
    Sii felice.

  15. Giulia, tesoro mio, ho letto quello che hai scritto oggi qui nella pagina dedicata alla mamma.
    Ti prego, lascia che ci confrontiamo su quello che scrivi, su quello che pensi.
    Mandami un’e.mail, un SMS, o chiamami a qualsiasi ora per dirmi quando hai un po’ di tempo domani affinchè io possa telefonarti e parlarti senza troppi limiti di tempo.
    Ti prego, tesoro caro.
    Verrei subito da te se la distanza non fosse così grande.
    Ci conto, Giulia. Permetti al tuo papà di parlarti, di parlarti con tutto l’amore di cui è capace.
    A presto, tesoro.

  16. Grazie per quello che hai scritto ieri, Giulia.
    Anch’io sono felice di averti come sorella.

    Non hai detto alla mamma, parlando dei nonni di Verona, che abbiamo intenzione di andare un po’ di giorni da loro.
    Glielo dico io.

    Adesso non ce la facciamo ancora, mamma, a fermarci più di tanto nella casa di Lazise. La consideriamo come la casa che hai voluto tu, per tutti noi certo, ma per noi simbolicamente è la tua casa, quella dove più di ogni altra hai messo il tuo gusto e le cose che ti piacevano.
    Adesso ci fa ancora male, ma abbiamo intenzione di trascorrere una o due settimane là l’estate che verrà, quando avremo fatto gli esami. E per noi sarà uno dei tanti modi per ritrovarti e per aiutare un po’ la tua mamma e il tuo papà a farcela insieme a noi.
    Ti amiamo, mamma.

  17. Cara Giulia,
    sono capitata casualmente sul tuo sito e immediatamente mi sono sentita rapita da sentimenti, emozioni, reazioni, riflessioni…le stesse che anch’io vivo in questo momento.
    Già perchè anch’io ho perso la mia mamma pochi mesi fà, il 27 di Ottobre in soli 23 gg., a causa di un neoblastoma di IV grado al cervello. “Vedi quanto già la parola non lascia scampo perchè è scomoda anche da pronunciare?”
    Quando mi hanno detto che non avrebbe avuto scampo e che poteva campare al max 2 anni ho reagito con tutta la durezza che mi è tipica,prendendo in mano la situazione e cercando di gestire tutto in prima persona senza racconatare niente nè al mio babbo e solo in un secondo tempo a mio fratello.
    Ma la vita della mia mamma da lì a poco è terminata,… fortunatamente nel suo letto,..e circondata da tutta la sua famiglia.
    Vorrei, raccontarti tutto nei particolari, nelle sfumature, cercando di sottolineare le reazioni di ognuno di noi ma quello che maggiormente mi preme è condividere il dolore con chi come Te riesce così bene a tradurlo in parole. Sono daccordissimo con te che le cose non sono più le stesse. Anche io ho avuto la netta dimostrazione che LEI era il cardine della nostra famiglia. E questo non perchè babbo o il mio fratello Alessandro non siano meno importanti o non continuino a fare ciò che facevano prima, ma perchè Lei aveva la capacità, la magia, di tenere tutto insieme in un certo modo.
    Cara Giulia, quel giorno che la bara di mamma è scesa nella terra insieme è stata sotterrata anche una parte di me. Io da quel momento non sono più la stessa e mi ritrovo spesso, per la necessità impellente di sentirla vicina, a scriverle così come fai tu, una sorta di diario giornaliero in cui Le racoonto cosa succede e le chiedo suggerimenti, consigli preghiere e la costante protezione.
    Cara giulia io non sono una giovane ragazza come te sono una donna di 47 anni, e l’eta è tale che mi sembra di capire potri essere tua madre madre. Sono effettivamente madre di due meravigliosi ragazzi di 22 e 17 anni e moglie felicemente sposata di un uomo premuroso del quale sono molto innamorata.
    Putroppo non mi sento più figlia e questa era una condizione che mi faceva sentire protetta, però posso far sentire figli chi come te ha bisogno della parola di una mamma.
    TVB CARA GIULIA.
    MONICA

    P.S. L’ho scritto di getto e non sono stata a rigurdarlo perdona se qwualche tempo non funziona bene.

  18. Cara Monica,
    ti ringrazio moltissimo per ciò che mi hai scritto. Scopro con te che non c’è età per provare lo stesso dolore. Io ho diciotto anni e sto frequentando l’ultimo anno di liceo, tu sei una donna realizzata, mamma di due meravigliosi figli e moglie innamorata. Eppure anche tu hai sentito come me che buona parte della sicurezza e del sentirsi protetti deriva dal fatto che mamma ci sia, dal sentirsi figlia. Anch’io provo queste sensazioni, e anch’io sento di essere stata mutilata di una parte di me da quando lei se n’è andata. Dapprima era un male persino fisico, come se mi fosse stato strappato un braccio, una gamba. Ora piano piano sto ritrovando la mia mamma, in tutte le cose che mi ha insegnato e nel ricordo del tanto amore che mi ha donato e che, a differenza della mia sorellina che è ancora piccina, ho avuto la fortuna di ricevere.
    Sai, anche la mia mamma come te era molto innamorata del babbo e il babbo di lei, erano una coppia felice. Ed io sento il privilegio di essere stata con i miei fratelli testimone del loro amore, che spero tanto riusciremo anche noi a dare. Ti auguro che anche i tuoi figli lo possano diventare, perchè è un bene preziosissimo che riempie la vita anche quando la vita ci separa.
    Grazie, sei una donna generosa.
    Ti voglio bene anch’io.

  19. Anch’io ieri ho pensato molto alla tua mamma, Giulia.
    Mi fa molto piacere che tu abbia riservato dei fiori per lei fra quelli che ti ho inviato. Molto.
    Ti abbraccio, amore, e sono sempre con te

  20. Sei stata brava sabato e domenica, giulia
    e mi ha fatto un piacere immenso vederti
    Porta un fiore da parte mia alla tua mamma
    tvb
    Un abbraccio

  21. Ho letto sempre questa pagina, julie, anche se non ho mai scritto niente. Non l’ho fatto per pudore.
    Lo faccio oggi, per dirti che capisco tu non sai quanto quello che hai scritto ieri raccontando del tuo week-end a Lazise.
    Forse ti capisco più di chiunque altro, e tu sai perchè.
    Il cuore della tua mamma batte davvero in quell’albero di pesco.
    Ti sono sempre stato vicino col pensiero in tutti questi mesi, Giulia.
    Ora voglio dirtelo, e ti dico anche che ti voglio bene, molto.

  22. Mi hai commosso, jan.
    Davvero.
    Anch’io ti voglio bene.
    Infinite grazie

  23. Per quello che hai scritto oggi, juliette, volevo dirti che non è la pioggia in quanto tale a produrti quell’effetto, ma è il bosco di faggi quando piove.
    Succede anche a me dai nonni.
    Un bacio

  24. Grazie robi per quello che hai scritto.
    Forse hai ragione … sono i faggi!

  25. Anche a me piace Kiss the rain :)

  26. senti…sono capitata qua per caso. certe cose succedono e basta.
    tu sei davvero una persona ricca. e tutto quello che ho letto mi ha fatto piangere come una bimba e con orrore ho pensato che se succedesse qualcosa alla mia mamma non so cosa farei.
    Che forza ti ci vuole cara Giulia. ogni giorno devi alzarti pensando che è un giorno nuovo e che ce la devi fare. che devi tenere allegra Cecilia e che devi tener su te stessa. non so cosa si prova ma forse lo posso immaginare. credo che adesso, un colore particolare, il sorriso di tua sorella, un abbraccio di questo Marco o un fiore per strada suscitino in te emozioni fortissime. e perlomeno in tutto questo disastro ci hai guadagnato questo. da qualche mese, e per tutta la vita, saprai apprezzare le cose “normali” molto più di quanto fanno altri. forse è da valutare.
    ti ammiro, davvero.
    e siccome io abito a firenze, se un giorno ci incontreremo ti stringerò anch’io in un abbraccio perchè mi hai fatto una grande tenerezza. Luci

  27. Grazie Lucia.
    Non ti conosco, eppure sento molta sensibilità nelle tue parole.
    Ti ringrazio davvero per avermele lasciate.
    Pur nel dolore, sono stata fortunata: ho i nonni, il babbo, Cecilia, il mio caro fratello Robi, Marco e alcune amiche che sono veramente tali.
    Ti abbraccio, per ora solo virtualmente, anch’io.
    Grazie
    Julie

  28. Grazie infinite, cara Julie, per questo bellissimo sito. Io sono una donna sola di 49 anni ed ho perso la mia carissima mamma il 19 aprile quasi all’improvviso. E’ durissimo anche per me, come lo è per Monica e per te. Non avrei mai pensato di soffrire così tanto a quest’età, pensavo di aver fatta mia in qualche modo l’esperienza della morte, dopo aver perso mio padre a vent’anni. E invece no. E in tutti questi anni ho cercato di leggere, di guardare la morte attraverso la visione buddista della non nascita non morte, ma dopo circa 15-20 giorni dalla sua morte, brancolo sempre di più tra sensi di colpa, ricordi, domande sull’infinito e sul dopo la fine del corpo, la mia mente vaga come impazzita, nonostante le rassicurazioni, le spiegazioni, le prospettive, di amici, medici, parenti ritrovati. Per questo ti ringrazio davvero infinitamente per aver messo nella rete, a disposizione di tutti noi parole così belle e dolci. Hanno avuto per qualche minuto la capacità di lenire un po’ la mia profonda ferita. Anch’io scrivo a mia madre quasi giornalmente, su un quaderno che è diventato prezioso. Purtroppo non sempre sono riuscita ad essere così dolce verso di lei e verso di me. Ti abbraccio forte e con tanto affetto.

  29. Ricambio il tuo abbraccio e il tuo affetto Elisa.
    Mi ha emozionata molto leggere che hai cercato di guardare la morte attraverso la visione buddista della non nascita non morte.
    La mia mamma era buddista. Ha fatto questa scelta all’incirca a 35 anni. Le aveva dato molta forza e anche molta gioia. Mi ha insegnato molte cose della filosofia buddista che trovo affascinanti, anche se io non mi sono indirizzata verso alcuna religione, finora. Eppure di tanto in tanto mi ritrovo a pensare che magari si è già reincarnata e che una piccola pargoletta stia crescendo da qualche parte con la memoria inconscia della vita che ha trascorso con noi.
    È un pensiero che a volte cullo e che mi fa sentire meno sola. Chissà, forse un giorno mi capiterà di incontrarla di nuovo.

    Ma perché, Elisa, brancoli tra sensi di colpa? Perché scrivi “purtroppo non sempre sono riuscita ad essere così dolce verso di lei e verso di me”? Non so niente di te, ma non credo che tu debba avere alcun senso di colpa da come scrivi e dobbiamo ricordarci – mi permetto di dire e contemporaneamente me ne scuso – dobbiamo ricordarci di avere rispetto di noi stesse e di volerci bene.

    Comunque, ti assicuro, non sono poi così dolce come tu mi vedi.

    Ti auguro che il tuo dolore possa lenirsi in fretta e di trovare presto serenità.

  30. Grazie per avermi risposto così teneramente. Anch’io ho pensato ad una sua reincarnazione, anche perché esattamente 28 giorni dopo è nata la nipotina di una sua nipote. So che dobbiamo volere bene anzitutto a noi stessi per poter essere in grado di volerne agli altri ma ti ringrazio per avermelo ricordato. Se ne senti il bisogno, scrivimi pure. Con affetto Elisa

  31. Su quello che hai scritto il 28 maggio:
    Robi non ti ha vista così perché sei tornata dentro una bara sigillata. So che lui ha faticato e fatica molto a “realizzare” che te ne sia andata. Tutti noi fatichiamo, ma mi sono chiesta se in parte per lui non dipenda anche dal fatto di non averti vista come ti abbiamo vista il babbo ed io.

    Me lo sono chiesto tante volte anch’io. Non so ancora se sia così, però grazie Giulia di aver avuto il coraggio e la generosità di rivivere quei momenti raccondandoli a me.
    Ti voglio bene.

  32. Scusa, juliette. Nel blog di Marco ho stupidamente chiesto perché avevate spostato la vostra data. Nico mi ha risposto mandandomi qui. Scusa, non lo sapevo. Mi dispiace.
    È molto bella questa pagina e mi ha tanto commosso.
    Scusami ancora.

  33. Non devi scusarti, Gestirn. Non potevi saperlo.
    Ciao

  34. Ti abbraccio forte forte, Giulia.
    :*

  35. Anch’io ti abbraccio forte.
    E ci sono sempre.
    :*

  36. SII TRANQUILLA…LA TUA MAMMA TI ABBRACCIA OGNI GIORNO…ANCHE SE NON LA VEDI…è Lì CON TE E STA BENE…CHIUDI GLI OCCHI E RESPIRA IL SUO PROFUMO…PRIMA DI SVEGLIARTI, QUANDO NON DORMI GIà, MA ANCORA NON SEI SVEGLIA…IN QUELL’ISTANTE DI LIETA INCOSCIENZA RICEVERAI UN BACIO Da tua madre. Non piangere…a lei fa male. Ti voglip bene.

  37. Non so chi tu sia Francesca, ma grazie
    Però non dirmi che alla mia mamma fa male se mi manca o se mi viene da piangere. Se ricapiti qui, leggi quello che ho scritto l’11 gennaio in questa pagina e che commento mi ha lasciato il babbo il 14. Non è così facile, ed io penso invece che la mia mamma non possa volermene se ogni tanto crollo. È umano, credo. Lei sa che mai e poi mai vorrei farle del male, così come lei non ne ha mai voluto per me.
    Comunque grazie, davvero, per avermi scritto le altre cose così tenere.

  38. È l’ultimo sguardo che do a questo blog da New York.
    Tu non puoi comprendere quanto mi sia stato caro da qui, mia adorata Giulia. Avrei voluto essere con te, con voi, in ogni istante. Invece venivo qui a carpire quante più notizie potessi apprendere di te oltre a quelle che ci siamo scambiate sempre. Scusami per l’intrusione, ma venire qui era un po’ come stare nella stessa stanza con te, con voi.
    Ho appreso solo ora, dai commenti di là, che all’Heineken jammin’ festival c’è stato un nubifragio e che però voi non vi siete fatti male. Che sollievo, tesoro.
    Ora getto l’ultimo sguardo su queste tue parole da così lontano e ti dico grazie per questo blog. Ho finito ora di preparare le valigie. Domani prenderò il tanto sospirato aereo per riabbracciarvi finalmente domenica.
    A presto, prestissimo ormai, mia amata Juliette. :mrgreen:

  39. C’è il babbo a proteggerti juliette, e ci sono io e tutte le persone che ti (ci) vogliono bene. E tu puoi farlo con noi.
    Ti abbraccio

  40. Lo so Robi, ma ti ringrazio di avermelo ricordato.
    :*

  41. La mia mamma è andata via. Il 9 maggio. Il mese scorso.
    Leggendoti, leggendo di te, sentivo il mio cuore. Rivivevo il mio dolore. In questi giorni ancora di più…
    Sono abituata a stare a milano. Li tutto va bene. Le mie coinquiline, l’ università, i giorni scorrono veloci e il tempo per fermarmi soltanto un istante a guardare il disastro…beh quello non c’è. Ed allora tutto va bene. Ma tornare qui, in questa casa, tra questi ricordi, tra questo passato…il dolore è troppo forte. Sto male. Com’è possobile che non la vedrò mai più? non afferro l’idea! Dovrei farlo forse? Io non capisco. Il suo profumo, i suoio baci… dov’è andata? 10 lunghi mesi di malattia ma io… davo per scontato che lei ci sarebbe stata.Sempre. Mi bastava anceh solo vederla nel letto. Ma era li… capisci era li.Ed ora? Ora dov’è? Cavoli, ora… sono sola. Una famiglia che non esiste più. E lei, questo non l’avrebbe voluto. Mi sento sola. O meglio…sono sola. E quella sensazione che tornerà… con la brezza del mattino, con il vento che scuote le finestre. E’ solo mia quest’impressione o anche tu provi lo stesso? Per me tornerà… è come se non riuscissi a credere o pensare il contrario. Una vita intera senza più toccarla. E’ assurdo… Io…non capisco più niente.

  42. Le tue parole mi hanno commosso. Mi hanno riportato indietro di qualche mese, quando anche Giulia diceva che non capiva più niente. Hai tutta la mia comprensione, ‘Ica. E’ una ferita che resterà sempre, ma la vita ritornerà dentro di te. Abbi pazienza, molta pazienza con te stessa e con ciò che provi.
    Un abbraccio

  43. Cara ‘Ica ti sono vicina vicina, perché vivo anch’io questo infinito dolore e le fortissime emozioni che descrive. E’ così lacerante… La vita, nonostante tutto, continua: cerca di volerti più bene possibile e fatti aiutare perché non possiamo fare tutto da noi. Io sono molto più grande di te ma sono sola anch’io e comprendo molto bene quanto tu ti senta frastornata. Io non sono più riuscita ad entrare a casa di mia mamma e non potrò farlo sicuramente da sola. All’inizio ci sono andata perché non potevo pensare di lasciar morire le sue amatissime piante ma crollavo letteralmente a terra e non ho potuto più farlo. Spero che anche se virtuale il mio abbraccio possa darti un po’ di calore ed un altro caldo abbraccio lo dono alla carissima Julie che ci ha regalato questa bellissima opportunità di condivisione.
    Elisa

  44. ‘Ica, non so niente di te, ma quando ho letto il tuo commento i miei occhi si sono riempiti di lacrime. Non ho parole da aggiungere a quelle così belle di Elisa, alle quali mi unisco. Il mio unico moto spontaneo è di abbracciarti forte forte.
    E a te, Elisa, va il mio desiderio di abbandonarmi alle tue braccia, tanto è grande il calore che sai trasmettere, così come a voi tutti che avete condiviso questa pagina con me, e ciò che essa significa, va la mia immensa gratitudine.

  45. Grazie… a tutti. Per la vostra dolcezza. Per le vostre parole. A me, ne sono rimaste davvero poche. Ce la farò. Continuo a ripetermelo. E mi chiedo se riuscirà a colmarsi in un modo o nell’altro questo vuoto che ho dentro. E più ci penso più mi rispondo che rimarrà per sempre così. E’ come se… fosse rimasto dentro di me un vaso pieno d’amore da donare alla mamma e tanta voglia di ricevere il suo. Ma quel posto, che conservo gelosa nel cuore, rimarrà per sempre così… non si sazierà mai più con niente e nello stesso tempo io non potrò più attingere da quel vaso colmo dell’affetto che ho per la mamma. Che ognuno ha per la propria. Chissà che fine farà. Evaporerà con il tempo forse, tutto quell’amore? E quella voglia di affetto cercarà ristoro senza trovarne. Per forza.
    I pensieri sono molto confusi. Sto cercando di sistemarli, qui in questo schermo,al meglio possibile. Faccio fatica.
    E con questo pensiero vi lascio, care Julie ed Elisa, una canzone.

    Contemplare un addio
    Non basterà
    Il bisogno di un viaggio
    è paura e coraggio
    E sto qui
    Ancora io ci penso a te
    Non dimenticherò
    da ora in poi
    i paesaggi del mondo
    e le fotografie insieme a te
    ma ora salutandoti affogo….

    Guarda da lontano quelle luci un’ altra volta e dopo
    Stringimi e poi stringimi e non sarà mai più
    E domani so che sarò troppo solo
    Ma dillo adesso cosa pensi
    Salutandoti affogo…

    Perdo il tuo sguardo
    Cerco il ricordo
    Lo fermo, mi sveglio
    Ti guardo e sto meglio
    E sei qui
    Ma ora salutandoti affogo…

    Guarda da lontano quelle luci un’ altra volta e dopo
    Stringimi e poi stringimi e non sarà mai più
    E domani so che sarò troppo solo
    Ma dillo adesso cosa pensi
    Salutandoti affogo…
    Guarda da lontano quelle luci un’ altra volta e dopo
    Stringimi e poi stringimi e non sarà mai più
    E domani so che sarò troppo solo
    Ma dillo adesso cosa pensi
    Salutandoti affogo…

    E quando non verrà mattina
    resterò accanto a te
    E quando il buio si avvicina
    Se succede pensa a me
    E mi ritrovo a non capire
    Mentre il giorno muore
    Ed ogni notte era amore
    Ed ogni giorno era un errore

    Stringi le mie mani come per l’ultima volta
    E dopo guardami negli occhi come fosse un anno fa
    E domani so che sarò troppo solo
    Ma dillo adesso cosa pensi
    Salutandoti affogo…

    Guarda da lontano quelle luci un’ altra volta e dopo
    Stringimi e poi stringimi e non sarà mai più
    E domani so che sarò troppo solo
    Ma dillo adesso cosa pensi
    Salutandoti affogo…
    Guarda da lontano quelle luci un’ altra volta e dopo
    Stringimi e poi stringimi e non sarà mai più
    E domani so che sarò troppo solo
    Ma dillo adesso cosa pensi

    Salutandoti affogo…

  46. Cara ‘Ica, sono il fratello di Giulia. Come te, come Elisa, come Giulia conosco il dolore che vivi.
    Anch’io mi sono commosso leggendo le tue parole.
    Tiziano Ferro, l’autore della canzone che hai riportato, non mi ha mai detto niente musicalmente parlando, perciò non gli ho mai dato attenzione. Non conoscevo neppure il testo di questa canzone. Eppure, partendo da te, e immaginando che tu ti sia immedesimata in essa, comprendo cosa vuoi dire, con quelle parole chiave: “salutandoti affogo”.
    È così. Quando se ne va una mamma, affoghiamo.
    Posso solo ricordarti ciò che ripeto a me stesso: hai avuto la fortuna di averla con te per un periodo della tua vita. Recupera nella tua memoria e nel tuo sentimento ciò che ti ha donato, e lei sarà sempre con te.
    È più facile a dirsi che a farsi, ma io me lo ripeto ogni giorno. Piano piano mi sto convincendo che è così, per tornare alla vita come lei vorrebbe.
    Ti abbraccio.

  47. Caro Robi e care Julie e ‘Ica, è proprio così, più facile a dirsi che a farsi, ma quella che tu indichi è certo un buon cammino. Faccio una fatica enorme a praticare, però desidero indicarvi una via molto concreta all’interno del grande insegnamento del maestro vietnamita zen Thich Nhat Hanh e reperibile cliccando: http://www.esserepace.org/testi/mamma.html . Grazie per esserci. Elisa

  48. Ciao Giulia ti ho trovato per caso , non ho letto ancora tutto perche sono di corsa ma quanto ti capisco piccola , perdere la mamma e bruttissimo non ci sono parole credimi , e ogni giorno che passa sentirai ancora di piu quella mancanza della mamma , la sua voce , la sua dolcezza , sono le piccole cosine giornaliere che ti faranno ricordare sempre di Lei , la mia ormai manca 21 anni e credimi non passa un giorno che non la penso , non chiudo gli occhi la sera se non gli mando la buona notte anche se non so dove si trova adesso ??? ma ovunque Lei sia me l’hanno strappato via da me , perdonami se ti parlo cosi ma era più forte ti me , ti abbraccio forte anche se non ti conosco ma so quello che passi e questo mi fa sentire vicina a te….
    Tornero’ vedrai !!!!
    Melina cosi lontana ma vicina con il cuore…

  49. Elisa, grazie. La pagina che hai segnalato è molto bella. Racchiude insegnamenti che la mia stessa mamma mi ha trasmesso, anche se la via che lei aveva scelto non era quella zen. Non è facile raggiungere un’armonia col tutto a questi livelli, ma non è neppure impossibile. Credo che ci stiamo provando, ognuno attraverso la propria strada. Io ti auguro di cuore di riuscirci.

    Grazie Melina. Scopro sempre di più che siamo in tanti a conoscere questo dolore.
    Torna quando vuoi. Sei la benvenuta.

  50. ho riletto le tue parole e ho letto anche l’altro blog e…sei circondata da amore. ti amano, capisci?è bellissimo. traspare davvero da qualsiasi parola, immagine che descrivi, da tutto. goditi questa estate, attimo per attimo. e poi comincerà per te un’avventura che è quella dell’università. non so, mi sembri proprio il soggetto capaca di imparare tantissimo dall’ambiente universitario.saranno degli anni molto belli, con il tuo amore per chi ti sta intorno e la voglia di regalare sempre sorrisi a tutti. oltre alla tua vivissima voglia d apprendere, tuffarti dentro le cose e uscirne solo quando sai che hai fatto tuoi ragionamenti, idee e nozioni.
    sai ho dato l’indirizzo di questa pagina a mia mamma…si è commossa come me..e ora è una tua affezionata lettrice.
    sei una persona bellissima.e mi dà l’idea che tu sia destinata ad un grande futuro.
    un bacio

  51. Oddio Lucia, è troppo! :oops:

    Grazie per essere tornata. Mi fa molto piacere.
    Il fatto che tu abbia segnalato questa pagina alla tua mamma e che l’abbia letta mi onora e mi intenerisce tantissimo.
    Grazie, sei veramente generosa.
    Un forte abbraccio a te e alla tua mamma

  52. Vorrei anch’io ricordare Luiselle, una donna straordinaria ed unica, impossibile dimenticarla.
    Anche se Lorenzo ha lasciato il lavoro di New York, io, Marcello e tutti i colleghi che hanno conosciuto la sua compagna e la madre dei suoi figli, serberemo un ricordo affettuoso e incancellabile.
    A te juliette, che dei tre figli di Lorenzo sei quella che ho conosciuto personalmente, auguro che la vita ti riservi le più belle cose, nonostante questo dolore conosciuto in così giovane età.
    Ti abbraccio forte
    … e se vorrai venire, sarò felice di averti mia ospite.

  53. Grazie Julie per questo appuntamento con la mamma anche dalla barca. Temevo di perdere i tuoi pensieri e le tue emozioni – che condivido pienamente e che mi sono di aiuto – per qualche tempo e invece … è stata una bella sorpresa. Tanti complimenti per gli ottimi risultati a scuola: è veramente il miglior modo per onorare la tua adorata mamma.

  54. Moltissime grazie Palmiro.
    Forse tornerò da quelle parti … e se vieni in Italia qualche volta, spero tu passi a trovarci.
    In bocca al lupo anche a te.
    Baci

    _____________

    Mia cara Elisa, grazie infinite a te. Sapere che tu vieni qui a leggere e pensare che i miei piccoli pensieri possano anche di pochissimo esserti di aiuto riempie me di immensa gratitudine nei tuoi confronti.
    Ti abbraccio con molto affetto.
    Giulia

  55. Ciao Giulia,
    anch’io vengo in questa pagina a leggere ogni tanto.
    Volevo dirti che il libro di Lina Masetti Bouchè l’ha regalato la nonna a tua madre. La nonna conosce Lina, ha fatto la maestra per tutta la vita, e l’ha presentata alla tua mamma anni fa. Credo che sia ancora al mondo.
    Quando verrai a Lazise (mi risulta che trascorrerete alcuni giorni qui questo mese) potrai chiedere alla nonna di parlartene. Credo che ne sarebbe felice.
    Ti abbraccio forte forte
    zia Antonia

  56. Zia Antonia qui! Che piacere immenso!
    Ti abbraccio forte forte anch’io.
    A prestissimo :D

  57. Nonna Margherita e nonno Aldo stanno molto meglio da quando siete arrivati.
    Grazie juliette.
    Siete una bella famiglia, “fidanzati” compresi … ;)
    Sono sicura che Luiselle vi guarda e vi ascolta, e che è fiera di voi.
    Un abbraccio

  58. Ciao! ho scoperto per caso questo blog.. mi dispiace molto per tua mamma, però posso dirti che è un0idea fantastica quella di dedicarle un blog.. perchè proprio così, aprendo il tuo cuore e liberando le tue sensazioni, la mantieni in vita.. dentro di te! lei sarà per sempre nel tuo cuoricino e li nessuno potrà farle del male. il mio consiglio è quello di sfruttare al meglio il resto della tua vita.. perchè non vivi solo per te ma anche per lei! quindi abbi cura! buona fortuna!un bacio.. Vanessa

  59. Grazie Vanessa di esserti fermata a scrivere qui. Davvero grazie.
    Alla mia mamma piaceva avere la casa piena di gente, ed io considero anche questo spazietto un po’ come una sua casetta.
    Grazie

  60. Ciao Giulia, ho letto con molta emozione l tue lettere, sei riuscita a tradurre benissimo il tuo dolore e l’indissolubile amore che avevi e avrai sempre verso tua madre. Io ho abuto una esperienza diversa il 13 gennaio 2006 è andata via mia cognata Rossella, con un tumore al fegato, aveva tre splendidi figli un lavoro che faceva con amore (era una maestra elementare), le sono stata accanto fino alla fine, era ed è per me una sorella, ed mi è rimasto indelebile il ricordo di quel corpo ormai senza più forza su qul letto bianco, non c’era più il suo bellissimo sorriso la sua risata forte. Anch’io mi sveglio di notte con delle immagini impresse nella mente, a volte ho provato in me la sua angoscia nel terrore di dover lascaire i suoi figli, perchè anch’io ho dei figli e l’angoscia più grande per una madre è lasciare i suoi figli. Ma il tempo passa e la vita sembra essere più forte ma io spesso sento la sua presenza accanto e sò che lei il suo ammore travalica ogni barriera di tempo e di spazio. Sono certa che tua madre ascolta le tue bellissime parole d’amore, continua a scriverle perchè lei ti resterà per sempre accanto, in te c’è una parte di Lei, e nei momenti più belli della tua vita sentirai un’ emozione unica che ti farà sentire che Lei ti è accanto e che non ti abbandonerà mai. Ciao dolce Giulia mi chiamo daniela , scusami . un abbraccio

  61. Di che cosa dovrei scusarti, Daniela? Grazie invece di aver condiviso con me i tuoi pensieri e auguro le stesse cose che hai detto a me per i tuoi nipoti e per te stessa.
    Ciao

  62. Sono finito per puro caso,curiosando quà e là ,cercando immaggini di rose (sono un pittore)….ed ho letto…..anche se non ti conosco …ho pianto leggendo quello che hai scritto.Le immaggini che hai scelto ,bellissime …sono con te,mi hai trasmesso i tuoi sentimenti.La vita è crudele e non si sa mai cosa c’è dietro l’angolo,ma bisogna andare avanti..anch’io ho perso mia madre nel 16/07/1981.Spesso mi verrebbe voglia di stringerla fortissima a me e rimpiango tantissimo di non averlo fatto tanto quando era tra noi.Ciao,sicuramente sei una persona “potente e bellissima” dentro.Ciao
    Antonio

  63. Grazie Antonio, per esserti fermato qui e per le bellissime parole che mi scrivi. Si tocca da vicino l’anima dell’artista.

    Ho visitato il tuo sito.
    Mi piace molto la combinazione dei colori nelle tue opere e il movimento che sai esprimere.
    Complimenti davvero.
    Ciao

  64. Julie grazie ,sono onorato che tu abbia visitato il mio sito.Grazie per i tuoi complimenti .Sei riuscita a “leggermi proprio dentro”,(cosa da pochi)hai colto proprio nel segno….il “movimento” è proprio il filo conduttore.Esso (me ne sono accorto dopo anni) ,attraverso le mie opere è proprio una modalità di estrinsecazione ed espressione ,a volte quasi di “rabbia”, di una certa forma di sofferenza interiore che si manifesta con energia come a voler contrastare e “REAGIRE” in un vortice alle tortuosità della vita.
    In contrapposizione a ciò che sarebbe se ci lasciassimo andare alle delusioni ed ai dispiaceri più profondi…..metto nella pittura, i colori,le forme ed il movimento ,forse anche inconsciamente, come segno incontrovertibile di vita.
    Il colore è vita ( percezione umana) ,il movimento è vita,l’energia è anche forma di vita….io sono con Te.
    Forse ti sembrerà strano ,anche se non ci conosciamo, ti sento molto vicina nella tua sofferenza, mi sento ora nei tuoi confronti come un libro aperto,con i miei quadri…..Rivedi tra gli altri,se ti và ,”Ricordo di mia madre”….essa è come persa nel tempo…e pur se seduta meditante e pensosa ,sembra altresì muoversi nello spazio ,illuminata da raggi di luce eterea.Mi piace ricordarla anche così.
    Il Tempo e lo Spazio non hanno valore e importanza …
    So che non è facile..è atroce…è crudele………….. ma FATTI FORTE-FORTE-FORTE.
    Ciao

  65. Mi faccio “FORTE FORTE FORTE” Antonio. Non temere, ce la metto tutta. Grazie, le tue parole sono veramente belle.
    Credo anch’io che le opere di un artista siano un po’ come un libro aperto sulla loro vita, e ti ringrazio moltissimo di avermi fatto questo dono. A maggior ragione se penso a una tua tela che si intitola “Nessun veliero c’è che come un libro ci possa portare…” e che rivela qualcosa di significativo, a mio parere.
    Ricordo di mia madre” mi piace moltissimo. Una donna assorta e abbandonata su una sedia impagliata, il cui simbolo della buona e calda tradizione che essa porta con sé fanno tutt’uno coi pensieri di una mamma, che mai e poi mai possono stare fermi.
    Il tempo e lo spazio, quando hanno a che fare con i sentimenti, sono un imbroglio della modernità se uno crede che i ricordi possano emergere in modo ordinato. Ai ricordi non si comanda, si fanno sentire quando vogliono loro, a volte sono sempre con noi, e a volte ci sono indispensabili come l’aria che respiriamo e la luce che ci fa vedere.
    Un caro saluto, Antonio.
    Anche il tuo nome è bellissimo, e la tua terra. :D

    PS: A proposito del movimento, sia che esso esprima armonia, amore, passione, rabbia, dolore, felicità o anche , paradossalmente, immobilità, volevo dirti che secondo me è l’essenza della vita. In un libro di Stefan Zweig, “Leggende”, c’è una citazione da un testo orientale (di cui ora non ricordo il titolo) che dice che “Non ci si può sottrarre all’azione”. È verissimo; persino quando dormiamo facciamo qualcosa e ogni nostra azione non può non riflettersi sugli altri.

  66. Ti ringrazio,la mia Terra ti ringrazia.Un grande e “solare” saluto dalla mia Isola.Ciao,ciao,ciao.

  67. Cara Julie, non perdo il contatto con i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, le tue emozioni, i tuoi ricordi. Grazie per questo enorme regalo che ci fai e che fai alla tua cara mamma. Sappi che talvolta anch’io sento la mia mamma vicina, proprio come un angelo. Ti abbraccio affettuosamente e ti auguro di poter vivere il più pienamente possibile le tue vacanze.

  68. Cara Julie, sono capitato qui per caso e mi ha colpito molto questo tuo blog, quasi mi sembra di averla conosciuta la tua mamma, trovo straordinario ciò che stai facendo e triste che ognuno di noi non lo faccia con le persone che ha attorno (il mondo forse andrebbe meglio)…in un qualche modo ti manderò energie posititve e il ricordo di questo vento leggero che muove le foglie dell’albero qui fuori casa mia..
    grazie ancora
    andrea

  69. Che bello quello che hai scritto, Andrea.
    Ciao
    Dani, un’amica di julie

  70. Grazie Elisa.
    Grazie Andrea.
    Vi abbraccio

  71. Grazie a te Julie, davvero grazie perchè stai condividendo con noi una persona straordinaria….anzi due, visto che anche tu, da quel che scrivi, devi essere una persona straordinaria :-)

    Dani, se non sbaglio mi pare di aver capito che tu sia appassionata di sacker…e se ti dicessi che ho trovato dei libri di ricette della mia bisnonna (era austriaca) in cui ho trovato una ricetta della Sacker datata 1894…e che ho provato a repplicare con risultati straordinari?.. ;-)

  72. Hai colto nel segno, caro Andrea.
    Se non è un segreto di famiglia e tu volessi inviarmela (spero di sì, altrimenti perchè l’avresti scritto?), ti lascio mio indirizzo e.mail: *** (// edit: indirizzo cancellato)
    Visto, persino lì compare. ;)

    _______

    PS: juliette, lascio il mio indirizzo qui per un po’ per vedere se Andrea mi manda la ricetta. Quando poi te lo dirò, cancellalo, per favore. Bye bye

  73. juliette, ti ho mandato anche mail: puoi cancellare mio indirizzo quando ti colleghi. Andrea mi ha già mandato la ricetta. :mrgreen:

    Devo alla tua mamma la passione per il cioccolato, è stata lei a iniziarmi a questo amore. Poi però per la sacher sono andata avanti per conto mio e ho superato la maestra.
    Non me lo dico da sola, me lo disse lei. ;)

  74. @ dani
    Ho cancellato l’indirizzo.
    Poi mi farai sapere se questa sacher supera la tua, già ottimissima! :D

  75. Delle tavolette di cioccolata fuse dall’abile e paziente maestria di Luiselle, ne so qualcosa, ma che conoscesse e apprezzasse anche Goran Bregovic non sapevo.
    Questa cosa la rende ai miei occhi, se mai fosse possibile, una donna ancor più straordinaria.
    Lode alla memoria di Louiselle. :mrgreen:

  76. Grazie, Dru.
    Eh … sapessi quante cose non sai … :mrgreen:

  77. Ti ci vedo lassù sulla Siegessäule con la tua rosa bianca e non oso pensare cos’avrai scritto in quel biglietto.
    Fai piangere anche me, perchè sei la mia amica, perchè ti voglio tanto bene, perchè ne ho voluto molto a Luiselle che era un po’ anche mamma mia.
    Però sei brava, juliette, bravissima.
    Sei una persona speciale.

  78. Mi lasci di stucco, Giulia. Forse saprai che la tua mamma ed io abbiamo fatto una vacanza insieme a Berlino quando eravamo ancora all’Università, ma non credo tu sapessi che la tua mamma era entusiasta di stare sulla Siegessäule. Durante il nostro soggiorno a Berlino, c’era voluta tornare più volte. Diceva che la città vista dall’alto, da là sopra, le sembrava un incanto. E tu proprio lì le hai lasciato la tua rosa. È una cosa che quando l’ho letta mi ha fatto venire la pelle d’oca e scendere una lacrima. Quanto siete vicine, tesoro caro, più di quanto tu non creda.
    Ti voglio bene, moltissimo, e ti abbraccio forte.
    Fa’ buon viaggio con Marco.

  79. Sono ‘Ica. Ti ho già scritto di mia mamma, mesi prima. Volevo dirti che ti leggo sempre. Sempre. Ogni giorno vengo qui e controllo se hai lasciato qualche pensiero per la tua. Cerco di scrutare i tuoi sentimenti ed il tuo stato d’animo. Per capire meglio anche il mio. Mi aiuta, sai?
    Da pochi giorni io sono a Barcellona. Starò qui sei mesi, per fare la mia tesi. La mamma non lo saprà mai. Io però le ho promesso che farò del mio meglio perchè lei sia orgogliosa di me. Anche da lassù. Voglio assaporare tutto. Volgio vivere tutto fino in fondo. E per questo ho scelto di partire. Un pò per sfuggire. Un pò per dimenticare. Ed un pò per cercare delle risposte che per ora nessuno è riuscito a darmi.
    Non so cosa cerco qui in Spagna. Voglio vedere cosa la vita sa darti di veramente bello. Se il dolore è più grande di ogni gioia,allora non ha senso tutto questo. Non ha senso nessun giorno. Voglio un emozione così forte da poter nascondere il mio dolore. In confronto alla perdità della mia mamma, ogni cosa mi sembra insignificante. Sto cercando qualcosa che mi dica che mi sto sbagliando… spero di trovarla.

  80. Ciao a tutti…sono la Cristina la sorella di Ica,ho 28 anni.Sono venuta qui a barcellona per stare con lei 3giorni,enry è ancora all’universita,ed io sono qui che giro su internet,e per caso ho trovato le tua lettera giulia…ho iniziato a leggerla,mi ha appassionato tanto,e poi ho visto che ha scirtto anche enry…A noi manca da morire la mamma,ha lasciato un vuoto,a volte mi ritrovo a piangere da sola in quella casa dove ho curato e coccolato la mamma per 10 mesi,perche io sono medico e quindi oltre figlia ero un medico,combattuta da due realta e sentimenti.Anchio penso che la mamma sia ancora viva, da qualche parte deve essere,non puo averci abbandonato cosi,non trovo il senso…e poi giulia ho trovato tante somigliaze tra noi…la nostra mamma ci ha lasciato il mercoledi 9,la tua il 6,la nostra si chiamava antonia come tua zia,noi siamo di vr,come era tua mamma,come iltuo papa anche il nostro lavora lontano a trieste,e le coincidenze le abbiamo pure noi…abbiamo scoperto che la mamma era malata il 7 luglio, il 9 maggio se ne andata, e 11 il funerale(piu 2 gg sempre),pochi gg prima di lasciarci la mamma era stata cambiata di stanza,è andata al letto 2,dove qlc mese prima era morta una ragazza che avevamo conosciuto in ospedale,era sempre stata compagna della mamma…e poi la mamma della nostra mamma è morta quando lei aveva 28 anni in maggio,la mia in maggio ed io ho 28 anni…che dire con tutte qst cose…Mi manca da morire, non ci aveva insegnato tante cose…

  81. @ dani: grazie Dani, ma a me non sembra di essere granchè brava.

    @ zia Antonia: non lo sapevo, e anche tu mi fai venire la pelle d’oca.

    @ ‘Ica e CRY: lo so, è devastante. Sono con voi. Vi auguro di trovare pace.

    Vi abbraccio tutte

  82. Torno anch’io spessissimo a leggere te Julie, e anche ‘Ica e Cry. Come sai, per la mia età potrei essere la vostra mamma e per quel poco di esperienza che ho fatto contemporaneamente a voi, a me sono stati utili lo stare il più possibile insieme agli altri, una vacanza rilassante e rigenerante, sfogare il mio dolore e la mia rabbia in un “diario” che è stato quasi giornaliero per qualche mese, leggere tutto quello che, anche senza nessuna risposta certa, analizza la morte e le varie concezioni su cosa possa essere definito eternità. Infine, l’aver ripreso un percorso psicoterapeutico. Vorrei dire a ‘Ica e Cry che ci sono gruppi di auto-aiuto anche on line, ma mi fa piacere scrivere che questo stupendo blog di Julie è stato il mio gruppo di auto-aiuto. Non smetterò mai di ringraziarti, cara Julie e credo che lo spirito buono che fai viaggiare con questo sito è la dimostrazione che la tua mamma ha seminato nel miglior modo possibile. Attraverso te, la tua mamma è non solo con la tua famiglia ma con tutti noi, la sua bella energia è con coloro che passano per questo sito e per tutti quelli che ne ignorano l’esistenza. Vorrei solo aggiungere che sono qui anche per voi quindi, se ne avvertite il bisogno, parlatemi. Vi abbraccio forte Elisa

  83. P.S. Vi segnalo un libro che all’inizio mi è stato di grande aiuto: Il dolore inascoltato. Elaborazione del lutto e percorsi per la rinascita del cuore di Stephen Levine ed. Sensibili alle Foglie. Elisa

  84. grazie, lo comprero…cio che mi fa male è anche il fatto che non c’e piu una famiglia,prima eravamo in quattro, felici,ora anche se so che l’amore per mia sorella sarà per sempre anche a distanza, sono da sola in qst grande casa.Mio papà c’e poco e quando c’e non parla sta cadendo in una sorta di depressione,sta zitto e quando parla è nervoso e arrabbiato…insomma a volte mi sembra proprio di essere rimasta sola.Non abbiamo nessun parente noi, ma proprio nessuno.Per fortuna che ho Mauro, il mio moroso, mi è sempre stato accanto nella malattia della mamma, è speciale, spero che anche la mia sorellina trovi un ragazzo cosi.Ed enry, non essere gelosa di lui,TU sei la mia sorellina per sempre, io ti voglio troppo bene…

  85. @ Elisa
    Che belle cose mi scrivi, Elisa. Questa pagina del blog, in realtà, è nata sotto l’impulso egoistico del bisogno di dar sfogo al mio dolore, ed anche per la necessità di ricongiungermi in un qualche modo con mamma mettendo in atto tutte le risorse che avevo intorno, non escludendo neppure il web. Invece tu mi testimoni che è stato un buon incontro per te, ed in questo senza dubbio è andato positivamente molto al di là delle sue intenzioni iniziali. Grazie a te, cara Elisa, di essere qui, e grazie a nome della mia mamma per le edificanti parole che le hai riservato.

    _________

    @ Cry
    La mia mamma diceva che non sì è mai soli, e a volte scherzava pure riprendendo una famosa frase di Picasso il quale aveva affermato che “disgraziatamente non si è mai soli, si è sempre in compagnia di se stessi”.
    Non fraintendermi, non voglio con questo minimizzare o non prendere sul serio le tue sensazioni. Anch’io ho vissuto momenti di disorientamento acuto constatando che la famiglia di prima ora non c’è più. Anch’io all’inizio, vedendo papà, pensavo che sarebbe rimasto lui stesso per sempre schiacciato dal dolore che lo attraversava. E invece bisogna essere ottimisti. È un dovere in questi casi. Le cose cambiano e cambiano positivamente anche grazie a noi, talvolta. Tu non sei sola, cara Cry. Hai il tuo ragazzo vicino, hai il tuo babbo e ‘Ica. Proprio perché il tuo papà è arrabbiato ha a maggior ragione bisogno del tuo sorriso. Anche lui si riprenderà, come accadrà a te, a ‘Ica, che seppure lontana puoi sentire spesso. Un computer in questi casi può aiutare, puoi restare in contatto con lei frequentemente. Io l’ho fatto per anni col mio babbo mentre lavorava all’estero, e la mia mamma pure con lui. In un certo senso era come se fosse a casa. Abbi fiducia, Cry, non lasciarti abbattere.

  86. Sono capitato in questa pagina casualmente e ne sono rimasto profondamente colpito, commosso. E’ stato come un ritorno al passato. Anch’io ho perso mia madre che ero giovane, 21 anni, e ho una sorella che allora ne aveva 18. Grosso modo, mi sembra di aver capito, l’età tua e di tuo fratello.
    Io ora ho 41 anni e ho due figli. Sono passati 20 anni, il dolore per la sua perdita non è più straziante, la vita mi ha portato altre cose, alcune belle altre un po’ meno. Eppure anche le cose belle non possono sostituire certe perdite, almeno così è stato per me. Però è importante accettarle, perchè semplicemente così vuole la vita, e perchè così avrebbero voluto le nostre madri.
    Le tue parole, Julie, sono piene d’amore, anche se attraversate da tristezza e questo ti permetterà di tenerla viva nel tuo cuore, di trasmettere agli altri ciò che è stata e, se ne avrai, di farla conoscere ai tuoi figli.
    Sii forte e continua così, Julie: è questo il modo migliore per non lasciarsi indurire da ciò che talvolta la vita ci riserva.
    Tua madre dev’essere stata una persona straordinaria, e tu con lei.
    Grazie per avermi fatto ritrovare sensazioni del mio passato e per avermi ricordato quanto straordinaria e importante era al mia.
    Grazie
    Ti auguro tante cose belle per il tuo futuro.
    Renzo

  87. domani è il mio compleanno, il primo compleanno senza la mia mamma,lei tutti gli anni entrava in camera mia, mi svegliava con un bacio e mi tirava le orecchie fortissimo,domani nessuno fara questa cosa…spero solo che mi venga in sogno, in questi 5 mesi non lo ha mai fatto, forse sta aspettando una occasione speciale come domani…

  88. @ Renzo
    Ti ringrazio di cuore. Buona fortuna a te e alla tua famiglia.
    Ciao

    _______

    @ Cry
    Se desideri che la tua mamma venga in sogno, ti auguro che questo accada. Ricorda che comunque è sempre con te e sii serena.
    Buon compleanno!

  89. ti voglio mammina mia…

  90. Ti capisco CRY.
    Anch’io in certi giorni ho sempre in mente questa frase: “Voglio la mia mamma“.
    Ti abbraccio

  91. Cara Giulia, anch’io sono tornata come te in aero da oltre-atlantico per riportare a casa una persona amata.
    So cosa significa e per questo mi stringo forte a te con molto affetto.

  92. Abbiamo in comune un’esperienza durissima.
    Per la verità io ricordo quel viaggio come fosse avvolto nella nebbia, avevo la sensazione di essere sul punto di svenire in ogni momento.
    Grazie Sandra, grazie.
    Mi stringo forte anch’io a te.

  93. La pietra miliare del focolare

    Giunsi al tuo capezzale
    mamma
    dove pietra miliare
    più bella non vidi;
    parve soave
    la tua dolce
    essenza profumata.
    Rosa angelica,
    sfogliata nei petali;
    la pioggia di stelle
    del manto tuo oscuro
    ansimava il dolore del tempo;
    non aspetterò
    che la luna
    oscuri la tua immagine
    dolce ed eterna figura
    del mio focolare,
    resterai sempre accesa
    nel mio cuore”!

  94. Grazie Giusi per avermi lasciato questa tua bella poesia, e di avermi fatto conoscere così anche le altre tue. :D

  95. Anche a me è accaduto di sognare la mamma in questi giorni.
    Mi fa piacere pensare che sia accaduto anche alla Ceci e al babbo.
    Un abbraccio

  96. Eh sì, sarebbe veramente bello, Robi.
    Nel fine settimana provo a chiederlo loro.
    Un bacione.

  97. julie….
    navigando nel tuo blog ho aperto questa pagina…Non volevo leggerla.
    Nel iniziare le prime due righe ho realizzato subito che era una chiachierata,un filo diretto con tua madre,una conversazione continua e io ero in una situazione che mi dava l’impressione di ascoltare i vostri discorsi…Non ho retto…sono andato avanti a leggere.
    Mi trovo in ufficio,circondato da colleghi,a nascondermi dietro il monitor,perchè le tue parole,emozioni,sentmenti…sono fortissimi,e mi hanno fatto piangere!
    Alla fine ti apprezzo,questa pagina è qualcosa di bellissimo che hai fatto,per te,ma anche per la tua mammina.Io non vi sconosco ma leggere queste poesie dediche fà percepire quanto il vostro amore sia forte!il dolore è straziante,ho un nodo alla gola incredibile.
    Io mi trovo in una situazione particolare,mio padre è malato da quasi due anni,operato da adenocarcinoma ….fà paura solo pronunciarlo…e so benissimo che da un giorno all’altro i medici “poterebbero dargli una scadenza”.
    La sensazione che ho è quella di un timer …ma la durata non si sa ancora….un conto alla rovescia che può partire in qualsiasi momento,è sto male!
    Julie,le sensazioni che trasmetti qui sono incredibili. L’amore che le dimostri tutti i giorni è straordinario.Si sente proprio che tua madre è ancora viva nel tuo cuore.
    Meglio che mi fermo qui….
    Un abbracco forte,da un serbo sconosciuto…
    Igor
    ps…quando ascolterò bregovic (che amo tantissimo) non potrò non pensare a questa pagina,a te,a tua mamma e a tutto l’amore che ogni giorno le dimostri!

  98. Caro Igor, grazie per le tue parole.
    Ti auguro che il tuo babbo, e tu con lui, possiate affrontare al meglio questa malattia che inconbe; vi auguro di avere dei momenti e dei giorni in cui voi possiate dimenticare che c’è e che possiate viverli pienamente con allegria, affetto e condivisione.
    Tu fatti forte forte, e prendi tutto quello che di buono regala la vita a tuo padre e a te.
    Un caro e partecipe abbraccio
    Ciao
    julie

    PS: Se ascoltando Bregovic penserai a questa pagina e alla mia mamma, le farai un dono graditissimo. Anche lei lo apprezzava molto.

  99. mammina
    dove sei? ma manchi tanto…

  100. Che mamma fantastica hai avuto, e che bella persona è diventata sua figlia.
    Ne sarà senz’altro orgogliosa.
    Un abbraccio commosso e sentito per tutto ciò che ho letto

  101. @ CRY
    Cry, negli ultimi due messaggi che mi hai lasciato esprimi il sentire la mancanca della tua mamma con poche parole. Vivi questi momenti, ma non lasciarti schiacciare da essi. La tua mamma avrebbe voluto che tu fossi felice.
    Parla, traduci in parole ogni cosa che riesci a conquistare.
    Come stai? E come sta tua sorella ‘Ica?
    Vi penso
    Ciao

    _____

    Grazie Luigi

  102. cara julie, l’unica cosa che esce dalla mia bocca è: mi manchi, dova sei, perchè ci hai lasciato…ricordo i 10 mesi di malattia in maniera molto nitida, e ricordo l’ultima notte…ricordo l’ultimo suo respiro…ti dico io cerco di non guardare mai le sue foto, perche se le guardo comprendo il fatto che se nè andata, invece vivo come se lei se nè andata a fare un viaggio ma che tornera…invece quando vado al cimitero sono serena, mi da quasi gioia, perche le sono piu vicina…boh sono confusa e non so che dire per spiegarmi meglio…

  103. poi questo natale mi spaventa, è il primo senza di lei, lei che ha tanto amato il natale… non voglio fare ne presepe ne albero, non so se è giusto cosi…a io non mi sento…tu che dici?

  104. Cara Cry, immagino che la tua sofferenza sia moltissima, anche per il fatto di essere stata vicina alla tua mamma non solo come figlia ma anche come medico. Penso che possa essere un’esperienza davvero durissima per lo sforzo che probabilmente hai fatto nell’essere contemporaneamente figlia, perciò coinvolta emotivamente, e medico, che deve mettere da parte le emozioni per decidere lucidamente cosa sia meglio per chi sta male.
    Io non credo di poter dare consigli, perché ognuno deve riuscire a trovare la strada giusta per sé, e non sempre essa è uguale.
    Posso dirti però cosa ho fatto e cosa sto facendo io.
    Mi è venuto spontaneo stringermi alle persone che so che mi vogliono bene e mi sono fatta aiutare nella ricerca di un nuovo equilibrio da una psicoterapeuta brava, la quale mi ha insegnato a cercare di nuovo (ed è stata una fatica immensa) motivazioni per accettare la realtà e gratificazioni per la mia persona, anziché lasciarmi andare all’istinto di mortificarmi e, in un certo senso, di morire anch’io.
    Ogni “prima volta senza di lei” è stato ed è un dolore, ma è necessario e inevitabile passare attraverso di esso.
    Lo scorso anno è stato per noi il primo Natale senza mamma, come avrai probabilmente letto in questa pagina. Erano passati solo 19 giorni. Quando era accaduto che mamma se ne andasse, lei, il babbo ed io eravamo a New York. Avremmo dovuto restarci come minimo un anno. Io e la mamma vi eravamo giunte solo il 3 novembre, mentre papà era partito prima per trovare una sistemazione adeguata per noi. La mia sorellina, Cecilia, avrebbe dovuto raggiungerci più avanti, mentre mio fratello sarebbe rimasto in Italia a continuare l’università (anche lui fa medicina come hai fatto tu).
    Invece abbiamo riportato a casa mamma in una bara sigillata, io non sono ritornata a New York mentre il babbo ha dovuto farlo, ma solo dalla metà gennaio a metà giugno, giusto il tempo per portare a termine, il più in fretta possibile, il lavoro che stava facendo e che non poteva abbandonare all’improvviso.
    Nei giorni di dicembre dello scorso anno, e in prossimità del Natale in modo particolare, ci muovevamo a Firenze come degli automi, sforzandoci di onorare comunque quel giorno che la tradizione vorrebbe fosse un giorno di festa e di gioia.
    Per il nostro stato d’animo, avremmo potuto non festeggiarlo, oppure andare a casa di qualcuno, oppure al ristorante … invece i nonni paterni e zia Antonia, la sorella prediletta di mamma, hanno avuto un’idea migliore: hanno pensato che era meglio che venissero loro da noi, che la nostra casa si riempisse di gente, anche di persone che eran solite trascorrere quel giorno solo con la loro famiglia. Così abbiamo fatto l’albero e comprato i regali comunque, mentre a preparare il pranzo per così tanta gente ci hanno aiutato loro. In quei giorni accadde anche una cosa particolare che ho riportato pure qui il giorno 22 dicembre.
    Che dirti, Cry? È stata dura, ma essere circondati da tante persone ci ha aiutati.
    Ecco, questo è quello che abbiamo fatto noi.

    Per il prossimo Natale, invece, non abbiamo ancora deciso. Ne parlerò col babbo e con Roberto, mio fratello, nei prossimi giorni.

    Ti auguro di prendere la decisione migliore per te, per voi, cara Cry, anche se so, per averlo vissuto, che sarà comunque un momento difficile.
    Ma, diceva la mia mamma, l’essere umano è un essere particolare, impara ad adattarsi ad ogni circostanza. Non lo diceva con cinismo, né questo significa che ciò che è stato venga dimenticato e privato del suo valore ed affetto. Però è quasi una “legge di natura” continuare a vivere, ad agire, a fare, a creare nuove cose. Ci vuole “solo”, in certi periodi, tanta tanta pazienza con se stessi per lasciarsi attraversare dal proprio dolore. Quando poi ci avrà attraversate del tutto, resterà una cicatrice, ma non più una ferita aperta e sanguinante. E resterà anche il ricordo, un caro ricordo da trasmettere alle persone intorno a noi.

    Cara Cry, scusa, mi sono lasciata andare con le parole. Spero di non averne usata qualcuna che possa averti fatto male.
    Sappi che mi sono lasciata andare col cuore, che ti penso.
    E penso anche ad ‘Ica, ad Elisa e a tutte le persone che mi hanno scritto in questa pagina, che ho sentito vicine e che mi hanno tutte un po’ aiutata ad affrontare questo difficile anno.
    Grazie.
    Un abbraccio :mrgreen:

  105. Allora non lo faremo, quest’albero…
    Sorellina… perchè non apri il tuo cuore anche un pochino con me? Quando penso a te, vedo sempre una donna forte e sicura di se che è riuscita ad accettare seppure con dolore il disastro. Ed ecco, io allora… mi sento così piccola e incapace perchè io non ce l’ho proprio fatta.
    Leggendo però le tue parole in questo magico spazio di Julie, capisco che è così anche per te… Alle volte sai, è bello scoprire negli occhi degli altri le proprie paure. Quello che voglio dire è che non devi essere forte per me nei miei momenti di sconforto. Quello che cerco non è consolazione. Sai bene anche tu che non può essercene. Non esiste per questo dolore. Io voglio solo piangere CON te. Urlare CON te. Ribellarmi… CON te.
    E credimi se ti dico, che mi fa male litigare così spesso…
    Hai paura di questo Natale, vero? Allora forse potrai capire perchè io non riesco proprio a prenotare quel fatidico volo di ritorno. Mi mette terrore. Paura. Angoscia. Per tutto ciò che so che non troverò… Alla fine nelle nostre diversità, siamo molto simili. Tu credi che la nostrsa mamma sia partita per un lungo viaggio da cui prima o poi ritornerà ed io invece… voglio credere che sia lì a casa con voi ad aspettarmi. Però alle volte la realtà ti si sbatte contro e capisci che le tue difese sono inutili…
    Non è il vostro amore a non essere adeguatamente sufficiente; e neanche il mio a non assere abbastanza profondo… è IL SUO VUOTO ad essere insopportabile. Sono consapevole delle bellezze che possiedo a Verona. Parlo di affetti, di amicizie, di ricordi. Ma tutto questo non è capace di farmi affrontare un dolore che per me è troppo…E’ troppo. Io non sono forse forte come te. Esternamente sembro il riflesso di una persona con carattere, ma la mamma lo sapeva che non era così… Io non ho il coraggio di stare lì, tra i suoi ricordi, tra il suo profumo, tra tutte le strade che sanno di lei… e vivere ancora. Tu guardi una sua foto e capisci che Lei non c’è più. Io purtroppo se guardo una suo foto… non ricordo nulla. E’ come vedere inciso su carta un volto estraneo… Perchè di lei non ricordo nulla, io. Ho impressi nella mente solo gli ultimi maledetti mesi di malattia… la cosa strana però è che scorrono ogni giorno davanti ai miei occhi come scene di un film che ho visto tempo prima ma che non mi appartiene. Come potrebbe d’altronde appartermi? E’ troppo assurdo e doloroso per essere reale. Inconsciamente ho dato un taglio netto… per difesa forse. Per paura… non lo so. E mi fa male…mi sento estraniata e non capisco cosè realtà e cosa sogno.
    Anche se siamo così diverse… possiamo capirci lo stesso, vero?
    Io a Natale intanto sarò li.
    Con te.
    Questo è ovvio.
    Sarò un incubo.
    Sarà fatale.
    Ma dobbiamo affrontarlo, perchè putroppo… è successo a noi.
    Vivi nel mio cuore, proprio accanto alla nostra Mamma…

  106. non riesco neanche a leggere bene le vostre parole, ho gli occhi annebbiati dalla lacrime… Julie non mi hai ferito assolutamente, mi fanno bene le tua parole…un giorno mi piacerebbe incontrarti, Enry dai torna presto…è vero a volte con te e con papa mi sento che devo essere piu forte io, tu sei la piu piccola e papa è papa, e non mi devo lasciare andare, ma io soffro da morire… ora con papa va bene, siamo entrati in sintonia, ma la mamma manca a tutti!le foto nnon le guardo mai, ho paura e a volte piango sola…ma ti voglio bene tanto e mi manchi.Ti chiedo scusa perche non avevo capito perche non volevi prenotare il volo, pensavo non lo facessi per leggerezza e perche non volevi tornare da noi…ora ho capito!se tu sei felice li va bene anche a me sai…ti voglio bene!

  107. Mie care tutte, Julia, ‘Ica, Cry e cari tutti, oggi vi ho cercato perché ogni tanto passo e vi leggo. Oggi sono andata anch’io dalla mia mamma perché questo è il mese dedicato a loro e perché sono passati sette mesi… Mi sento di condividere le parole di Julie quando, rispondendo a Cry, le dice che ognuno ha un suo percorso, perché tutto cambia di momento in momento e anche noi cambiamo. Così io ho avuto un certo tipo di reazione quando mancò mio padre ben 30 anni fa e allora avevo più o meno la vostra età ed ora che sono molto più grande ed è mancata la mia mamma. Ho tenuto la foto di papà sempre sul mio comodino, ma oggi, non riuscendo a tenere quella della mamma per il dolore che ancora mi scatena, non ne ho alcuna. Ho impiegato 5-6 mesi prima di rientrare nella sua casa e sto facendo tutto ascoltando quello che il mio cuore mi dice di poter riuscire a fare, cercando di non forzarmi assolutamente. Trovo che sia molto importante rispettare le nostre emozioni e i nostri sentimenti. Non esistono davvero regole valide per tutti. Anch’io mi sto facendo aiutare da una brava psicoterapeuta, perché dopo il primo mese e mezzo ero caduta in una grave depressione. Però non ho mollato il lavoro che, anzi, ha costituito un importante punto di riferimento e soprattutto ho ricevuto tanta solidarietà e disponibilità da parte di alcuni amici. Ciò è stato veramente fondamentale per me: mi ha permesso di non cadere in un vuoto abissale ma di rimanere a pelo d’acqua, respirando e riprendendo i sensi. Non riesco certo a pensare ad alcuna specie di qualsivoglia “divertimento” e di grande supporto, invece, si sono rivelati la meditazione e la lettura, come vi ho già detto tempo fa. La vita chiede a tutti noi di andare avanti percorrendo il nostro cammino: in questo periodo sappiamo ancor di più quanto grande sia questa sfida. Mi permetto di abbracciarvi tutti con affetto.

  108. Cry, ho ripensato a quello che hai scritto. Mia cara, nonostante i miei sforzi, anch’io continuo a soffrire dei momenti di maggiore tristezza e mentre piango la mia mente e il mio cuore chiedono perché mi hai lasciata così, perché te ne sei andata, perché non ho messo bene a fuoco la situazione, perché ho fatto quella scelta anziché l’altra… Però pian piano il dolore emotivo è meno lacerante e meno persistente: questa è la grande opera del tempo e della vita. Ho voluto scrivere nuovamente per non sembrarti più forte di quello che veramente sono, per farti vedere quanto anch’io sia fragile di fronte a questo grande mistero. Però mi sento anche di dirti, se me lo permetti, di lasciare il più possibile che gli altri ti aiutino e di riuscire a chiedere aiuto anche se non sei abituata a farlo. Io sono figlia unica e ho cercato di fare quasi tutto da me, ho ancora grande difficoltà a chiedere, anche le cose più insignificanti, ma so che non va bene. Ti e vi abbraccio

  109. E’ morto mio padre. Avete risposte sufficienti per tutto questo?
    Venerdì alle 19 40.
    Perchè la mai mamma 6 mesi fa era troppo poco.

  110. Veramente basita da questa tua notizia, ‘Ica, lasciami dire che mi spiace in un modo che non so tradurre in parole.

    Lasciami anche dire, pur in un momento tragico come ora, che in questa pagina nessuno ha mai avuto, nè credo avesse la pretesa di avere, risposte di fronte alla morte, ma solo parole di condivisione e affetto reciproco.
    E ti sono grata per aver voluto condividere anche con noi quanto è accaduto.
    Abbraccio te, ‘Ica, e Cry, con le lacrime che scendono perchè, pur non conoscendovi di persona, questa notizia mi ha alquanto shoccata e addolorata.

  111. lo so bene che nEssuno pretendeva di avere risposte su questo… mi sto solo chiedendo il significato di tutto questo. e per questo ho chiesto a voi. forse il tono era sbagliato. sono solo confusa. ho tanta paura. un forte terrore. e sono arrabbiata. con chi lha investito. con chi era ubriaco e non lha visto. ed ora non so cosa fare. vorrei che qualcuno mi aiutasse a trovare le risposte e la prima cosa che ho pensato è stato srivere qui. cosa devo fare. che devo pensare… aiutatemi a trovare risposte, vi prego.sono disperata.

  112. Oddio ‘Ica, come vorrei poter abbracciarti per davvero, tenerti semplicemente avvolta e piangere con te.
    E’ una cosa terribile, una di quelle che ti fa dire che la vita è ingiusta.
    Disperazione, confusione, arrabbiatura … è umano quello che stai provando.
    Non sai cosa pensare … cerchi risposte …
    Mi chiedo se ce ne sono, cara ‘Ica.
    Quando ho letto il tuo messaggio ho pensato a un libro che avevo letto un anno e mezzo fa, insieme alla mia mamma. È una sorta di agiografia di sante buddiste, ma più che al contenuto del libro pensavo alla sua autrice. Se non ricordo male (non ho qui con me il libro ora) vi è una introduzione che parla di lei. È il percorso di una donna coraggiosa, che è crollata quando ha visto morire, uno a poca distanza dall’altro, i suoi due figli. Ha vissuto un periodo molto buio, ma poi ha ritrovato la luce, grazie anche agli insegnamenti buddisti che aveva già fatto suoi precedentemente, ed è ritornata a vivere quando dentro di sé ha sentito che non c’era nulla da capire, che andava tutto bene così. È su quelle macerie che è nato il libro che ho letto.
    Te lo segnalo: Tsultin Allion, Donne di saggezza – Una via femminile all’illuminazione, Astrolabio Ubaldini Edizioni

    Che dirti, ‘Ica? Vorrei imprecare anch’io insieme a te, ora. Anch’io dentro di me sento un grido che dice “non era abbastanza?”.
    È la rabbia di ora, ‘Ica.
    Istintivamente mi sembra che sarebbe meglio che tu cercassi di non pensare in questo momento, che tu cercassi solo di prendere fiato, di ascoltare il tuo respiro e, ascoltandolo, aiutarlo a essere regolare, pacifico.
    Poi verranno le domande e le risposte dentro di te.
    Fatti aiutare, se vuoi e se puoi. Non cambierà nulla di ciò che è, ma potrai riprenderti più in fretta, pur convivendo col tuo incancellabile dolore.
    Ti voglio bene, ‘Ica, e ti abbraccio fortissimamente.

    PS: Da ieri continuo a pensare a te, e a Cry. Restate unite, non importa se litigherete. Restate unite.

  113. A ‘Ica e Cry

    Sono il ragazzo di Giulia.
    Vi penso molto e mi sento vicino al vostro dolore.
    Marco

  114. Anch’io, come Marco.

  115. Care ‘Ica e Cry,
    sono senza parole. Addolorata. Esterrefatta. Mi allineo alle parole che è riuscita a esprimere Giulia. Anch’io credo che sia essenziale rimanere unite e trovare una via per elaborare non solo il dolore ma anche la rabbia. Un tenero e caldo abbraccio.

  116. pioveva, stavamo andando verso la macchina dimenticata in stazione, avevamo appena prenotato con enry il suo volo di ritorno per natale, avevamo lasciato la luce della cucina acccesa, camminavamo a braccietto ecx im provvisamente un BOOOMMM…ero per terra forse svenuta, appena ripresa ho detto che sogno brutto, e poi in 1 sec ho capito, papa lontano da me, per terra, persone sconosciute attorno… un ubriaco marcio ed era scappato, per fortuna testimoni lhanno rincorso e preso…poi la polizia, l’ambulanza, agec…io solo botte, ematomi, graffi, un braccio che non muovo, mio papa ha raggiunto la mamma, spero…

  117. Ero incappata in questa pagina di julie qualche tempo fa.
    Ne ero rimasta colpita, per ciò che trattava, per la dolcezza delle parole nonostante tutto.
    Da allora ogni tanto ci torno, ma non avevo mai scritto nulla.
    Ora, dopo aver letto cosa è accaduto a ‘Ica e Cry, mi sento di farlo.
    Ho 26 anni. Cinque anni fa, un sabato qualsiasi, con mamma, papà, il mio unico fratello e il mio fidanzato andammo a trovare delle persone care in provincia di Torino. Al ritorno, in autostrada, complice la nebbia anche se era solo ottobre, facemmo un incidente spaventoso.
    Sono sopravvissuta solo io, ferita in modo tale da impiegare un anno e mezzo per avere la certezza che non sarei rimasta paralizzata nelle gambe.
    Care ‘Ica e Cry, cari tutti, ho perso tutta la mia famiglia in un solo attimo.
    Quando lo venni a sapere, massacrata io stessa in un letto di ospedale, non volevo più vivere.
    E invece sono qui.
    Piano piano, ho ricominciato una esistenza nuova. Sono stata aiutata, da chi mi voleva bene e da persone che hanno più strumenti di noi per aiutarci ad elaborare cose mostruose.
    La mia vita in quel momento è stata segnata inesorabilmente per sempre, eppure ora io posso testimoniare che non si deve perdere la speranza per ritrovare serenità ed anche un dialogo aperto con le persone amate che sono morte ma che continuano a vivere dentro di noi.
    Vi abbraccio tutti
    Anna

  118. Non scrivo spesso in questa pagina, ma leggo sempre.
    Sono quasi una sorella per juliette.

    Care ‘Ica e Cry, Anna, e tutte/i, anch’io sono senza parole.
    Non trovandone di mie ho cercato nella memoria qualche poesia che potesse esprimere al posto mio una qualche forma di vicinanza e di conforto, ma non ne ho trovata nessuna che fosse all’altezza.
    Cosa posso dirvi?
    Non lasciatevi schiacciare. Abbiate forza e coraggio, ma tanto tanto tanto.
    Siamo qui, se volete.
    Ciao

  119. Cara Julie,
    vorrei abbracciarti ancora più forte in questi giorni. Con grande affetto.

  120. Care ‘Ica e Cry,
    come state? Vi penso molto e con affetto e mi auguro che stiate vicine e aiutandovi l’un l’altra. Un grande abbraccio a tutte e due.

  121. Ciao, ho letto tutto il blog. E’ bellissimo e pieno di quell’amore che ognuno di noi ha verso la propria mamma. Io ho 33 anni, quasi 34 ormai e lunedì sera se ne èandata, per sempre. Oggi abbiamo fatto il suo funerale. E’ mancata luned’ sera alle 20.33 in una giornata piena di agonia che ho condiviso inseme a lei. Sono distrutto. L’ho vista ancora cosciente, alla mattina, distrutta dal dolore, ho quella scena adavanti agli occhi, con la testa a penzoloni sul petto di mia sorella e le braccia basse, orami stanca e spossata dal dolore. L’agonia aumentava con il pasaare delle ore ed io impotente non potevo fare nulla. E mi sento in colpa per questo. Alla fine respirava solo più a scossoni con gli occhi sgranati ed i denti digrignati Sembrava fermare il suo respiro per poi riprendere, come se cosciente, ma impotente, non volesse lasciarsi sopraffare. Alle 20.33, l’ultimo respiro. Una giornata che mi ha distrutto ed ancora mi distrugge.
    Bisogna farsi forza, guardare avanti. Ma io non lo voglio. Lei per me era tutto. >Io di andare avanti senza di lei non mi interessa. Se andare avanti significa doverla dimenticare, la mia finita si ferma qui. Tutto il resto non mi interessa. Non vedo l’ora di raggiungerti mamma.

  122. @ Elisa
    Grazie Elisa. Ho trascorso qualche giorno difficile, ma ho la grande fortuna di avere accanto delle persone che mi sanno aiutare a ritrovare anche gioia e serenità.
    Però grazie, Elisa. La tua attenzione mi è molto cara.
    Un abbraccio

    _____

    @ ‘Ica e Cry
    Carissime, vi penso tantissimo.
    Se passate di qui e avete voglia di dirci qualcosa, sarò felice di trovarvi.
    Se vi venisse voglia di scrivermi privatamente un’e.mail, fatelo.
    Il mio indirizzo lo trovate attraverso l’icona gmail che sta nella colonna di destra.
    Vi penso e, a modo mio, prego per voi.
    Vi sono vicina.

    ______

    @ Gianluca
    Non so niente di te, ma perchè mai dovresti andare avanti dimenticando la tua mamma?
    Non possiamo decidere della vita e della morte di nessuno, ma dei nostri pensieri e della nostra volontà di serbare nel cuore chi amiamo siamo padroni.
    Gianluca, questo puoi farlo, e ti assicuro che la tua mamma continuerà ad esserti vicino anche così.
    Sii forte forte.
    Ciao

  123. Sono a Lisbona. Questo mese é passato cosí rapido eppure cosí terribilmente lento… ‘Ica e Cry, come vorrei potervi essere piú vicina. Vorrei poter prendere anche solo un pezzo del vostro dolore e gettarlo via… Non ho mai scritto in questo blog, perché mi pareva quasi di entrare in cose troppo grandi per me, quasi di invadere il vostro spazio… Ma oggi non so… Sentivo il bisogno di dirvelo. Sentivo il bisogno di stare un po’ con voi per abbracciarvi forte… Vi voglio un bene immenso.
    Grazie Julie che traduci dolore e pensieri in ogni tua parola, rendendolo un po’ piú reale e sopportabile a chi sta soffrendo come te. Credo sia un dono prezioso…
    Siate forti. Per quanto sia difficile… Siate forti.

  124. È uno spazio aperto, Piè. Benvenuta!
    Grazie per averci lasciato un messaggio. :D
    Affascinante Lisbona. Ci sono stata una volta con i miei.
    Salutami il pittoresco quartiere dell’Alfama e l’altrettanto prezioso Bairro Alto.
    Ciao

  125. Un buon Natale a tutte le mamme che ci hanno lasciato e che ci guardano da lassù.

    http://www.webalice.it/gianluca74/varie/angelotriste.jpg

  126. Ci siamo anche noi.
    Buon Natale, cara amatissima Luiselle!

    Tuo marito, i figli Cecilia e Robi con Alessandra, la nipotina Selena, gli amici Marcello e Palmiro

  127. Buon natale a tutti voi che avete almeno un pezzo della vostra famiglia…

  128. Ieri ho pensato molto al natale dello scorso anno e a Luiselle.

    ___

    Buon natale anche a CRY e ad ‘Ica.

  129. e’ allucinante il groviglio di coincidenze che ci lega… io ho fatto il maffei…

  130. chi enry?

  131. anchio non lo capisco quel dio, fa un sacco di cazzate e non è per nulla giusto…

  132. Ciao ‘Ica. Ciao Cry.
    Mi fa piacere ritrovarvi.

    Cara ‘Ica, è così in questo mondo. Siamo tutti collegati come tanti fili della trama e dell’ordito di un tessuto. Io ho abitato dalle vostre parti per alcuni mesi del 2006, e la mia mamma era originaria di lì. Probabilmente ci saranno anche altre “coincidenze” che ci accomunano.

    Cara Cry, ero arrabbiata quando ho scritto quelle cose su dio. Io non sono credente, ma rispetto chi lo è se non è un bigotto. Ho anche conosciuto persone che portano “la veste” di notevole levatura morale e umana, e con intelligente apertura verso le problematiche del nostro tempo.
    La Chiesa, invece, non la sopporto proprio. Trovo che sia una delle istituzioni più ottuse, e soprattutto, per quanto riguarda l’Italia, non ha mai imparato a stare al suo posto.

    Care ‘Ica e Cry, spero che “ve la caviate” entrambe. Vorrei sperare che stiate bene, ma non oso ancora dirlo. Abbiate forza, fiducia, tenetevi strette anche se siete lontane fisicamente. Riempitevi gli occhi e il cuore di cose belle e lasciate che la vita rigermogli dentro di voi per saper apprezzarla e goderla. Abbiate fiducia: a volte la vita ci riserva molto più di quanto osiamo sperare anche nel bene e possediamo dentro di noi, senza saperlo, potenti antidoti per far fronte anche alle peggiori carognate. Ricordatevelo questo, ripetetevelo davanti allo specchio ogni mattina e abbiate fiducia.

    Vi abbraccio.

  133. Grazie, cara Julie…

  134. Bentornate ‘Ica e Cry. :)

    ____

    Juliette, leggendo il tuo ultimo commento mi son ricordato delle parole che trovavi per me mentre ci sorreggevamo a vicenda per superare il nostro dolore e di quanto bene mi hanno fatto.

    Sai che ti dico, juliette?
    Che se avessi una sorella vorrei che fosse come te.

    E sai qual è la cosa più bella?
    Che ho due sorelle, e una di queste sei tu. ;)

  135. Robi …
    … scemo! :P
    Ecco, ti rispondo come altre volte quando dicendoti così facevamo sorridere la mamma. Spero che possa sorridere anche ora qui.
    ;)

    Però mi fai commuovere …

  136. questa notte sto proprio male.non so che succeda… ci sono attimi e momenti in cui realizzo davvero che loro, nonci sono più. tutti e due…e quando succede la paura mi devasta da dentro. mi vieno solo da piangere ed urlare… pochi giorni fa presa da uno di questi panici assurdi sono corsa disperata in lacrime finchè arrivata sulla spiaggia di fronte al mare non ho urlato il mio dolore… non so, scioccamente credo che forse loro, tra il sussurro delle onde possano provare a consolarmi anche da lontano…

  137. Cara ‘Ica, capisco molto bene quello che hai provato e come hai avuto bisogno di esprimerlo, urlando di fronte al mare. Anch’io ho urlato dentro casa, talvolta chiudendomi un po’ la bocca, al ricordo e all’incubo di lei che non c’è più e che non l’avrei più rivista. Però permettimi di dirti che non so come ma in qualche modo loro ci sono e ti consolano. Prova a considerare l’idea di trovare un valido aiuto, un sostegno perché la vita ti ha messo di fronte ad un’esperienza molto forte, forse troppo forte perché sia affrontata senza un supporto specifico. Non ho altro da darti che un affettuoso abbraccio e cmq se vuoi scrivermi, puoi chiedere la mia email a julie.

  138. Anch’io, cara ‘Ica, ti capisco. Anch’io tante volte ho avuto bisogno di urlare e di cercare mamma nelle nuvole, nelle stelle, nel mare, nel vento, in un albero …
    E io penso che ci sia lì. Ovunque.
    Penso anche che per te e per Cry sia molto più dura, ora. Provate a pensare che mamma e papà si fanno compagnia e che vi guardano e aiutano da qualunque luogo essi siano.
    Mi unisco anche alle parole di Elisa e mando a tutte un caro, carissimo saluto.
    Vi penso

  139. Brava juliette,ho 21 anni e la mia mamma se ne è andata ad ottobre di notte mentre dormivamo,lei era malata.Il mio papà invece è morto che ero troppo piccola per ricordarlo.Ti volevo ringraziare per queste pagine bellissime che hai scritto e reso pubbliche,io purtroppo non ho fratelli,e come il tempo si è fermato per te a newyork il mio si è fermato a quella notte,sto studiando gli ultimi esami per la laurea,è l’unko obbiettivo ke ho,prima ne avevo tantissimi,forse quell’energia me la deva la mia mamma e la sua malttia,mi fa piacere scriverti perkè mentre scrivo piango e riesco liberare il mio dolore che ho sempre respresso anche nella sua malattia,e leggevo del tuo natale del vostro pianto condiviso,io e lei non abbiamo mai pianto insieme ed ora credo che ci siamo persi un momento di condivisione bellissimo e spero che veramente le nostre mammae ci stiano accanto perkè ci sono troppe cose che avremmo dovuto condividere.
    Un bacio,
    Giuliana

  140. cara giuliana, leggi anche la storia di me e mia sorella…
    ti capiamo, credo…

  141. Ragazzi,per favore.E’ piu’ di un anno che mi tormento sulla fine di mia madre,ma solo oggi mi rendo conto che purtroppo non ci siano certezze.Forse chi sta leggendo questo commento avrà già capito cosa intendo dire;nessuno ci puo’ garantire che le nostre mamme siano da qualche parte ora.Molti mi criticheranno per la mia affermazione;lo so,è dura pensarla cosi’.Io stesso spero tanto di sbagliarmi,ma se sono giunto a considerare seriamente questa ipotesi è perchè dopo l’ultima disgrazia non faccio altro che interrogarmi ogni giorno sulla vita e la morte.Non sto qui a spiegare quelli che sono prettamente i miei pensieri perchè penso che potrei ledere molto la sensibilità di alcuni di voi,ma allo stesso tempo vorrei comunicare che non possiamo vivere solo di speranze.A questo punto assume molta piu’ importanza il ricordo,ma il ricordo è un qualcosa di effimero,e non potrà sempre fungere da palliativo per il nostro dolore.Anch’io,ogni giorno,penso a mia madre,e tramite i miei ricordi cerco di giungere a qualcosa di piu’ concreto,forse proprio una certezza,ma alla fine,ogni volta,mi ritrovo solo spogliato di qualcosa di cui ho bisogno vitale e che non so come riconquistare.Vorrei tanto sapere cosa muove la vosta volontà a raccontare;è un gesto stupendo,è vero,e per questo mi compiaccio molto di quello che ha fatto Julie,ma dilungandocisi nel tempo si rischia di finire in un circolo vizioso,una sorta di meccanismo mentale di cui non conosciamo tutti gli aspetti.Forse non c’è una risposta che possiamo dare al mistero di tutto quello che ci ha accomunato,ma allo stesso tempo,se penso che il mio compito non sia cercare quella risposta in quanto impossibile,allora sprofondo nella desolazione per non sapere assolutamente come comportarmi.Chiedo che qualcuno provi ad indicare a me e ad altri nella stessa posizione come dovremmo agire.Grazie

  142. @ Giuliana
    Benvenuta, Giuliana, in questa pagina.
    Per me il tempo si era fermato a NYC, ma poi ha ripreso a scorrere. È accaduto in un giorno qualsiasi, il 28 marzo, così, senza sapere bene perché né che quel giorno mi sarei svegliata in modo diverso.
    Ti auguro che accada anche a te e che tu possa ritrovare tanti progetti e tanti obiettivi da perseguire.
    Ciao

    ______

    @ Cry
    Ciao Cry, spero che tu stia meglio.
    Un abbraccio

    ______

    @ Anonimo
    Gent.le Sig. Anonimo,
    chiedo scusa per la mia schiettezza, ma non mi piace affatto l’anonimato. Sia chiaro, non sto chiedendo che chi passa di qui e vuole farmi l’onore di lasciare qualche o molte parole debba per forza farsi identificare con nome, cognome e provenienza, basta un nome o un nick. Il fatto è che su questo blog io sono stata oggetto di attacchi ripetuti e fortemente offensivi da parte di sedicenti “anonimi di pulcinella”, così io li chiamo, visto che era evidente da dove provenivano e chi fossero. Questa però è un’altra storia. Ora io non so chi sia lei, ma poiché non mi sembra provenire da quel “branco”, nè che vi sia intenzione di fare del male da parte sua, non ho cancellato il suo commento e cercherò di dire qualcosa.
    Per la verità, non so se ho compreso quanto ha scritto, forse anche perché nulla so della sua storia. Non so, per esempio, neppure se abbia la mia età o quella di mio padre, ed anche per questo le scrivo “dandole del lei”.
    Per quel poco che ho recepito, ammesso che non abbia frainteso, vorrei tentare di precisare alcuni punti, che valgono solo ed esclusivamente come mio punto di vista personale e non pretendo in alcun modo possano valere anche per gli altri.

    Lei dice che “nessuno ci puo’ garantire che le nostre mamme siano da qualche parte ora”. Per quanto mi riguarda, sono cresciuta con una formazione diciamo pure simil atea e agnostica, quindi potrà ben capire che io non credo proprio che nessuno mai possa dimostrare alcunché per quanto riguarda l’esistenza o meno di una vita o di un luogo ultraterreni.
    Provo a seguire il suo commento.
    Lei afferma, poi, “che non possiamo vivere solo di speranze”, e subito dopo passa al ricordo che “assume molta piu’ importanza”, ma precisa immediatamente che esso (il ricordo) “è un qualcosa di effimero,e non potrà sempre fungere da palliativo per il nostro dolore”. Si chiede, ancora, che “cosa muove la [nostra] volontà a raccontare”, per poi mettere in guardia da un rischio: “dilungandocisi nel tempo si rischia di finire in un circolo vizioso,una sorta di meccanismo mentale di cui non conosciamo tutti gli aspetti”.
    Caro signor Anonimo, per me le cose sono un po’ meno contorte. Il mio dire talvolta “spero che tu sia …” o qualsiasi altra cosa rivolgendomi alla mia mamma morta, non corrisponde a una vera speranza che le immagini prodotte da tali parole rispondano a realtà. Sono metafore, o meglio, è un modo di evocare a me mia madre, è un modo attraverso cui io posso continuare a parlare con lei e, finora, posso dire che questo è stato non un monologo per me, ma un dialogo, perché io ho sentito dentro di me mia madre venirmi incontro e rispondermi, molto di più di quanto fanno molte persone intorno a me che sono ancora vive ma evidentemente avare nel donarsi agli altri. Certo, io so che le risposte che ora vengono da mia madre sono le mie risposte, ma la mia stessa esistenza, in tutti i sensi, io la devo in buona parte a lei, in tutto ciò che mi ha insegnato per stare al mondo o che non mi ha insegnato, in tutto l’amore che mi ha dato o che non mi ha dato. Non so se riesco a spiegarle. Il fatto molto semplice a mio parere è che le mie risposte sono anche le sue risposte perché lei “mi ha fatta” ciò che sono. Il fatto molto semplice a mio parere è che io non posso prescindere da lei, viva o morta che sia.
    Profondamente io credo che sia così per tutti, anche quando una madre non c’è mai stata, anche quando qualcuno pensa di odiarla, anche quando qualcuno la vuole rimovere dal suo ricordo. Una madre è ciò da cui noi proveniamo, è la nostra origine, è la nostra fonte e non possiamo ignorare che sia così, anche quando, magari, avremmo voluto che fosse diversa. Nella nostra vita, se si desse l’ultimo caso, abbiamo la forza di poter percorrere anche strade alternative, di adottare una madre simbolica diversa da quella reale, ma sempre a patto che noi facciamo veramente i conti con noi stessi e ciò da cui proveniamo. Per questo una madre è imprescindibile.
    Capisce almeno un po’ di ciò che le sto dicendo?
    Mia madre è morta, ma c’è, perché ci sono io.
    Lei dice poi che il ricordo è effimero, che non può fungere da palliativo al dolore.
    Per quanto mi riguarda i due termini non sono connessi, nel senso che l’uno non funge per l’altro.
    Il dolore è dolore. Tale resta. Non possiamo altro che lasciarci attraversare da esso.
    Possiamo fare con esso solo ciò che possiamo fare con qualsiasi emozione: o viverla o rimandarla o rimuoverla. Ma anche negli ultimi due casi, in qualche modo continua sempre a bussare alla porta.
    Vengo infine incontro alla sua domanda sul che “cosa muove la vosta volontà a raccontare”.
    Personalmente è solo la risposta a un bisogno. Io credo che continuerò a parlare con mia madre fin che avrò vita, ma se un giorno questo bisogno dovesse spegnersi, si spegnerà. Non cerco certezze attraverso il parlare con mia madre, neppure palliativi. Rispondo a un bisogno e nel momento in cui rispondo a questo bisogno io ho già raggiunto il mio obiettivo.
    Nella mia vita di tutti i giorni l’ho fatto molto di più di quanto possa intuirsi in questo blog. La maggior parte del mio “parlare con lei” appartiene alla mia sfera intima e privata che condivido solo con poche, pochissime persone.
    Quando inizialmente ho cominciato questa pagina era solo per me stessa, per far comparire anche qui una piccolissima parte di me stessa per ciò che riguardava la mia mamma. Poi sono venute altre persone, la presenza di alcune delle quali mi è stata cara, senza che loro avessero, credo, o io stessa avessi, la pretesa di alcunché, se non quella, forse, di una vicinanza dettata da un’esperienza comune, e senza alcuna volontà di crogiolarsi dentro la tragedia.
    Lei dice di essersi interrogato molto sulla vita e sulla morte.
    Da che esiste l’uomo questa è l’interrogazione principe, che non ha mai avuto una risposta definitiva e con la quale ciascuno di noi necessariamente deve fare i conti e trovare un suo modo di relazionarsi.
    Lei alla fine chiede “che qualcuno provi ad indicare a me e ad altri nella stessa posizione come dovremmo agire”.
    Io non so risponderle, signor Anonimo.
    Qui ho solo saputo offrire, senza sapere se sia cosa gradita o sgradita (ed ognuno è libero di ritenerla come crede), una piccolissima parte di me in questa mia basilare esperienza di aver perso mia madre.
    Ma è solo una piccola parte, forse una fra le più piccole di quelle che ho vissuto a causa e dopo la morte di mamma.
    Fuori di qui ci sono stati il mio pianto e il mio riso veri, quelli che si manifestano sul corpo; c’è stato chi mi ha aiutato ad attraversare il mio dolore guidandomi; c’è stato l’affetto e l’amore di chi mi vuole bene; c’è stata la vita stessa con i suoi segreti e le sue sorprese quotidiane quando si è disposti a vederli; tutto questo e molto altro ancora c’è stato nel mio percorso per superare un lutto straziante e tornare a vivere con gioia.
    Quello che lei, signor Anonimo, ha visto qui è solo una minuscola parte dell’esperienza di Giulia tradotta in parole.
    Solo questo. Nient’altro che questo.
    Un’esperienza uguale e al tempo stesso diversa da quella di tutti, perché ciascuno deve trovare la sua strada.

    Mi scuso se sono stata poco chiara. Ho scritto di getto. spero che qualcosa si riesca a comprendere.
    Cari saluti, signor Anonimo

  143. Cara Julie,sono ancora il fantomatico anonimo.Premetto che il mio anonimato è solo motivo di sicurezza nei confronti di alcune persone;se poi la situazione si evolverà saro’ felice di fare liberamente la conoscenza di alcuni di voi.Ti scrivo adesso soprattutto per ringraziarti di aver risposto al mio commento:ci speravo.In ogni caso,per chiarire cosa avevo sritto nel precedente commento,qualora non fosse risultato chiaro,ti comunico che volevo semplicemente sapere quali vie di pensiero mi avrebbero potuto consigliare alcuni di voi,dopo che ne avevo escluso alcune nel suddetto commento;nel contempo,comunque,ci tenevo a sottolineare perchè avessi escluso quelle stesse vie.La storia mia e di mia madre è molto lunga e particolare per raccontarla adesso -d’altronde hai detto tu stessa che si tratta di un’esperienza uguale e al tempo stesso diversa a seconda delle persone – ,e mi propongo di potermi raccontare a qualcuno prima o poi.E’ da molto tempo che me lo propongo.La mia situazione è talmente attorcigliata che anche in questo momento devo srivere sul tuo blog di nascosto,ma questa è un’altra storia.Non posso dilungarmi molto,quindi ti devo salutare.

    P.S.: Ho 18 anni,quindi credo che possiamo darci benissimo del “tu”,anche se,non avendo avuto modo di leggere del tutto il tuo blog,sono io che mi chiedo se debba darti del “lei”.
    P.P.S: Anch’io sono originario di Napoli,come mi è parso di capire che lo siano quegli anonimi di cui parlavi,ma ti assicuro che non sono uno di loro!!!In ogni caso,se proprio non dovessi fidarti,cerchero’ di farmi una ragione della cancellazione dei miei interventi.Ciao e grazie

  144. Caro Anonimo, io ho 19 anni, perciò diamoci del tu.
    Gli anonimi a cui alludo non sono di Napoli. Li ho chiamati “anonimi di pulcinella” per comparazione con “segreto di pulcinella”, che segreto non è affatto, così come loro sono stati da me facilmente riconosciuti.
    Ciao

  145. Un saluto ed un ricordo a tutte le mamma ed ai nostri cari che ci hanno lasciato.

    Mi manchi mamma. Tanto.

  146. ‘Ripensavo ai giorni passati io e Te….malinconia di Te che sei andato via, il dolore è troppo forte non sai quanto ti vorrei per dirti che: se si potesse giuro venderei l’anima per riavere Te cosi splendido. Ma io so che non ci sei vicino a me… ImmmaginarTi vorrei qui vicino a me, non rifarò più errori, ti prego torna da me, ho bisogno di TE.’ Mi manchi da morire papà, come faccio? Non va via… è come un dolore profondo che mi stringe nel petto. Non si può fare nulla… il mondo pensa alla luna, alla clonazione, il mondo può fare tutto però… io non pocco fare nulla per riavere la mia vita. Odio chi si lamenta senza motivo, odio chi ha la vita perfetta e si piange addosso…io voglio il mio papà e la mia mammma e nessuno MAI PIU’ potrà restituirmeli! E questa è una cosa che non capisco, il MAI PIU’!

  147. i tuoi scritti mi sono stati di conforto.
    Perchè non prosegui ???

  148. Cari Julie, Robi e Cecilia, care ‘Ica e Cry, caro Gianluca desidero sappiate che vi penso, specie in periodi come questi e voglio mandarvi un grande e affettuoso abbraccio.

  149. E’ così, cara Elisa, certe date si imprimono nelle nostre persone. Inesorabilmente, come il tempo che passa. Oggi sono 11 mesi per te, quasi un anno. Immagino le sensazioni che provi, e penso siano vicine alle nostre.
    Sei una donna dolcissima.
    Anche noi ti pensiamo.
    Un tenero abbraccio

  150. Dove siete?mi mancate…enry si laurea tra meno di un mese, e voi non ci sarete!é stata troppo brava,è in gamba, è cresciuta,forse troppo velocemente,ha solo 24 anni… io sono orgogliosa di lei, grazie di avermi lasciato una sorella cosi…Le voglio tanto bene,voi ci mancate un sacco e quel gg ci mancherete ancora di piu…

  151. :( sorellina… non ho parole…:( triste.

  152. perchè non scrivi più Giulia? Sono mesi che aspetto… di qualcosa per favore… io mi laureo tra 10 giorni… quando ci penso, mi viene qualcosa lì, in centro al mio petto, proprio dove hai il cuore… mi sento come una fitta fortissima che non so come fare passare… ho paura.

  153. perchè non scrivi piu, giulia? sono mesi che aspetto… di qualcosa, ti prego… Io mi laureo tra 10 giorni… e al solo pensiero che loro non ci saranno mi sale qualcosa lì, in mezzo, proprio lì dove c’è il cuore… è come una fitta che ti stringe da dentro e io cerco di calmarla ma niente non so come fare… più ci provo più il dolore diventa grande… il tempo sembra non fare nulla, ma come? non è il tempo che guarisce? questa volta non funziona… che faccio… non voglio laurerami cosi, che faccio? dove vado, chi ci penserà a me? nelle piaccole cose… nei piccoli consigli, quelli piu banali… quanto erano preziosi… ho paura. tanta.

  154. Cara ‘Ica, eccomi.
    Sono stata in viaggio per più di un mese, prima di partire ho studiato molto per fare quanti più esami possibile e per questo sono stata un po’ assente qui.
    Cara ‘Ica, non devi parlare così, oppure fallo, ma lascia che abbia l’umano tempo dello sconforto momentaneo. Il tempo per te e per CRY è ancora poco, essendosi aggravato il vostro dolore dal fatto che anche il babbo vi ha lasciate. Ma mamma e papà sono dentro di te, di voi, e ti basti pensare a quanto sarebbero orgogliosi di te.
    Anch’io, nelle cose che faccio, ricorro spesso a questo pensiero e mi propongo di comportarmi nel modo in cui credo che mamma mi avrebbe guardata con gioia e soddisfazione.
    Lo so, questo non asciuga del tutto le nostre lacrime. Quel dolore rimane e dobbiamo imparare a conviverci, ma ciò che di meglio è in nostro potere di fare è vivere quanto più possibile cercando di realizzare quello che era il loro maggiore desiderio verso noi, il desiderio di ciascun genitore, quello che i propri figli stiano bene e siano soddisfatti.
    Se ce la fai, e puoi farcela ‘Ica, goditi questo momento più che puoi, insieme a CRY e a chi vuoi bene, siine fiera e orgogliosa.
    E accetta le congratulazioni da parte mia, sei una ragazza in gamba, ‘Ica, lo credo veramente. Sebbene sappia che non vorresti sentirtelo dire, penso anche che queste tragiche esperienze di dolore che la vita ci ha imposto possono essere volte a nostro favore, possono fare di noi persone con una sensibilità speciale, quello di comprendere il dolore altrui, che purtroppo è tanto e spesso non ascoltato.
    Ti abbraccio teneramente

  155. Care ‘Ica, Cry e Julie,
    innanzitutto bentornata Julie e un enorme in bocca al lupo a ‘Ica. Condivido pienamente ciò che tu, Julie, hai sentito di dire a ‘Ica quindi non voglio ripetere nulla.
    Mi permetto, invece, di riportare qui alcune righe tratte dal libro “La luce del Dharma” del maestro zen Thich Nhat Hanh.
    “Quando incontro me stesso, scopro un sacco di spazio. Quando sei con te stesso, ti prendi cura di te, hai dentro uno spazio così grande che può comprendere anche la nuvola bianca che c’è nel cielo.
    La canzone di Tinh Thuy continua così:
    – Ho ancora il mio futuro.
    Ho ancora il mio passato.
    Per questo oggi mi sento leggero e sono felice. –
    Dov’è il tuo futuro? Dov’è il tuo passato? Per trovare il tuo futuro e il tuo passato, basta che torni a te stesso. Ovviamente ci sono anche i tuoi antenati. Quando fai ritorno a te stesso, entri in contatto con i tuoi antenati. Il nonno e la nonna, tuo padre e tua madre continuano a vivere in te. I tuoi antenati non sono mai morti, sono ancora dentro di te. Per contattarli basta che pratichi la consapevolezza del respiro e che sorridi loro.
    Nelle vite precedenti eri albero, roccia, nuvola, coniglio, cervo. Tutte queste cose sono ancora dentro di te e le puoi toccare. Fanno parte della tua casa. Torna indietro ed entra in contatto con questi elementi: vedrai che il tuo corpo di Dharma è enorme e la tua casa grandissima. Ci sono i tuoi fratelli e sorelle, i tuoi figli e i figli e i figli dei tuoi figli, i tuoi studenti e gli studenti dei tuoi studenti. Non sono solo intorno a te, sono dentro di te.
    Immagina un albero di limoni a primavera, con tanti fiori bianchi bellissimi. Sull’albero non vedi nessun limone, eppure sai che sono già lì. Allo stesso modo, pur essendo ancora giovane, puoi entrare in contatto con i tuoi figli e nipoti dentro di te. Anche i tuoi figli e nipoti fanno parte della tua casa.
    ….
    Ognuno di noi ha bisogno di una casa. Il mondo ha bisogno di una casa. … Ognuno di noi deve servire come casa agli altri. …”
    Mie care, vi voglio tanto bene! Sono qui anche per voi.

  156. oggi torno in italia… a breve ho l’aereo.
    So che non è la prima volta da quando sono partita pero… mi sembra di aver vissuto in un incubo fino ad ora ed ora è arrivato il momento di svegliarsi. E purtroppo il risveglio è terribile. Non dovevo tornare in Italia così… non dovevo rimanere sola. Se avessi saputo questo… non sarei mai partita. Ho paura. Sono triste. La tristezza mi entra dentro…

  157. Cara ‘Ica,
    posso immaginare bene quali fossero i tuoi desideri e i tuoi sogni nel momento in cui avevi deciso di vivere l’esperienza di studiare all’estero. È vero: il risveglio è terribile e mai avresti pensato a ciò che è accaduto. Però non c’è alcun legame tra la tua partenza e ciò che è avvenuto ed è assolutamente normale che tu sia triste. La tristezza è una sensazione tipica di risposta al lutto e così la paura e l’angoscia. Con questo non voglio minimizzare il dolore che stai vivendo ma dirti che tutto ciò rientra nel processo di elaborazione del lutto. Con affetto

  158. Ciao a tutti, mi fa piacere leggere le parole di chi non ha dimenticato i propri cari. Sono 4 mesi e mezzo che è mancata mia madra, nella mia vita non sono mai stato così tanto tempo lontano da lei senza mai vederla, senza mai parlarle. Ancora non mi capacito di quello che è successo e di quel giorno pieno di dolore, in cui ho visto la vita scorrere via da lei. Ogni momento della giornata, in cui la mia mente non è impegnata in qualcosa, è rivolto a lei, in ogni angolo di cielo che osservo da dietro una finestra vedo il suo volto.

    La mia vita da allora è cambiata e non sarà mai più come prima. Non riesco a sentire il bisogno di essere felice e sinceramente parlando non voglio essere felice. Mi fa sentire in colpa. Ad ogni risata subito dopo segue un pensiero di amarezza immensa.

    Vivo la mia vita giorno per giorno, con la consapevolezza che qualcosa di troppo importante si è spezzato affinchè possa ripartire. Ho deciso che voglio vivere così. Domani andro’ a trovarla al cimitero e già so che le lacrime mi scapperanno di nuovo.

    Ciao mamma, sarai dentro di me per sempre e prima o poi, da qualche parte ci rivedremo. Ti voglio sempre un mondo di bene, mamy!

  159. Giovedi si è laureata enry, è stata bravissima, il massimo dei voti, è proprio un piccolo genio…io c’ero…Voi no… anche se qln dice che c’eravate, io non vi ho visto!!!

  160. @ Elisa
    Un caro, carissimo saluto a te.

    @ Gianluca
    Prova a pensare questo: la tua mamma non ha fretta che tu la raggiunga e ti ha messo al mondo sperando che tu possa essere felice. Anche questo è un modo per essere con lei, non solo l’andare a trovarla al cimitero. Comprendo molto bene il bisogno di andare in questo luogo, anch’io ne ho sentito spesso la necessità, come un bisogno impellente di continuare a dialogare con lei. Ma ricorda anche il resto.
    Ciao

    @ CRY e ‘Ica
    Congratulazioni a ‘Ica.
    Mamma e papà c’erano CRY, erano dentro di te, di voi. Non perdere di vista te stessa se vuoi tenerli con te.
    Vi abbraccio

  161. Tra pochi giorni sará un anno che la mamma non c’è più… un anno è tanto o no? A me sembra di aver perso il mio passato… non è solo la loro perdita ma è tutto il contorno che c’è attorno. Cambia tutto. Non ho piú nessuno. Sono smarrita. Devo iniziare a lavorare lunedi. Vorrei una parola, un abbraccio… quelle piccole sicurezze che ti puo dare solo un genitore. Invece il destino mi ha privato di loro troppo presto. A 23 anni già mi ha portato via mamma poi lui, il mio Papa… il mio unico Amore. Gli avevo promesso che non l’avrei mai lasciato. Me lo aveva fatto prometter ed io ricordo come fosse ieri quando gli ho detto che lo avrei portato con me ovunque in capo al mondo e che avremo abitato insieme… gli avevo detto anche che potevamo trasferirci in spagna se facevo il dottorato… e ricordo la vacanza fatta insieme l’estate scorsa. Mi ha detto: ho perso troppo tempo con la mamma e non voglio farlo con te, voglio che quest’estate tu possa ricordatela per sempre. Aveva detto cosi… lo ricordo. Il mio amore… ora venerdi la mamma fa un anno, sabato salutero la spagna per tornare per un po a verona, lunedi inizieró a lavorare, ho altre cose in testa che vorrei fare e le uniche persone che potevano consigliarmi bene e amarmi cosi tanto da colmare le mie paure, le ho perse… ho paura. Vorrei urlare.

  162. un anno. questa notte dell’anno scorso è stata la piú brutta della mia vita.. ed ora è giá passato un anno.

  163. Un abbraccio a ‘Ica e CRY

  164. Ciao Julie,
    non so come sono capitato nel tuo blog.
    Stavo cercando qualche ispirazione per la festa della mamma e ho trovato un luogo straordinario d’amore!
    Io non più giovane, padre di quattro figli e marito felice di una donna straordinaria, mi sono emozionato, ho pianto, e mi riscopro fortunato di avere ancora il dono di uma mamma, avanti negli anni, che mi fa sentire figlio amato, accolto!
    E’ da stamattina che non riesco a distaccarmi da queste tue pagine straordinariamente amorevoli verso un bene che non hai più presente!
    Deve essere stata davvero una persona speciale la tua mamma se è riuscita a trasmetterti questo straordinario sentimento che traspare dai tuoi scritti!
    E deve essere stata davvero fortunata tua mamma ad aver avuto te ed una famiglia in cui il legame d’amore si manifesta in tal modo!
    Quest’amore che hai ricevuto è di sicuro il dono più grande che la tua mammma ti ha lasciato!
    Portalo sempre con te e sii felice!
    Ciao

  165. Grazie per queste tue belle parole, Franco.
    Credo anch’io che la mia mamma mi abbia lasciato un dono prezioso. Puoi starne certo, non scorderò di portarlo con me.
    Grazie.
    Ciao

  166. Stanotte ho visto il mio papá. Stava male…
    Vorrei fare qualcosa ma non ho idea di cosa possa essere giusto. Se solo lui mi dicesse che cosa vuole, io lo farei ma come fare così lontani… Sento che lui ha bisogno di me e se solo tornasse potrei stargli vicino ma cosi come faccio…
    Mi manca troppo… non passa mai questo dolore? Neanche con il tempo? Sono tornata qui, a casa, ma sembra che poi nulla sia cambiato. Credevo di poter assimilare meglio la cosa vivendo ogni singolo giorno senza di Lui nella sua casa e respirando la stessa aria che ora però già piú non profuma di Lui. Eppure non è così. Non LO ACCETTO. Non l’ho salutato, non gli ho detto ti voglio bene. Non me lo perdonerò mai. Mi ha lasciata sola… e la mamma lo ha lasciato fare. Forse è questo che rimprovero a mamma… Forse un pó l’accuso di essere stato l’Amore più grande di papaá… così grande che papá ha preferito lasciare me per ritrovare Lei. Io però senza di Lui non ce la faccio…

  167. Ce la fai, ‘Ica. Ce la fai.
    Non devi fare proprio nulla, e non c’è da perdonare niente e nessuno perché né il tuo babbo né la tua mamma vi hanno lasciate con la volontà di ferire. E non rimproverare nulla a te stessa. Un giorno forse ci accadrà di essere madri e di lasciare in questa terra i nostri figli senza di noi. Certamente non sarà perché non vogliamo loro bene, ma perché è la legge della vita, di cui solo sappiamo con certezza che dobbiamo lasciarla.
    Abbi solo tanta tanta pazienza con te stessa. Accetta il tuo dolore, per accettare anche tutto il resto.
    Anch’io l’ultima volta che ho pronunciato la parola mamma rivolgendomi a lei non sapevo che era l’ultima. Anch’io non sapevo che quella sera l’avrei persa per sempre. Anch’io non ho potuto salutarla. Non sapevo di dover salutarla per sempre. E se anche l’avessi fatto che cosa cambierebbe? L’ho salutata tante volte ogni giorno, le ho detto e le ho voluto bene ogni giorno anche quando sembravo un po’ arrabbiata. E’ questo quello che conta.
    Ce la fai, ‘Ica.
    Ti abbraccio

  168. Grazie Julie,
    le tue parole sono come gocce di pioggia che nutrono la terra e i suoi frutti.
    Grazie anche a te, ‘Ica, perché sei un altro pezzo di me, quello del dolore e del rimprovero.
    Vi abbraccio affettuosamente.

  169. Ho perso l’anello di mamma. Me l’aveva dato lei. Non lo credo possibile. Avevo sempre avuto un attenzione particolare nel controllare quel regalo in mezzo al mio disordine, eppure questa volta non è stato sufficiente. Era l’unica cosa che me la ricordava, non so perchè forse perchè non ho altro di lei… solo fredde foto lontane. I suoi vestiti sono chiusi in un armadio che è meglio rimanga chiuso per sempre. E dei suoi regali preziosi quello era l’unico ricordo che tengo vivo dentro di me. Lo rivoglio… almeno quello. Ne ho bisogno.

  170. Sono quasi sette mesi che se ne è andata ed invece di abituarmi a vivere solo più del suo ricordo, il mio dolore aumenta ogni giorno.
    Ormai praticamente piango tutti i giorni: in coda in tangenziale, davanti al pc, sotto la doccia della palestra.
    Ogni giorno che passa per me perde di significato, tante cose ormai non hanno più senso ed il vuoto intorno che si biene a creare è sempre più grande.
    Perchè non ci sei più madre mia!!!???

  171. E’ la millesima volta che prova a risponderti, Gianluca. Non trovo le parole più adatte e forse il mio errore sta proprio nel cercarle perchè in fin dei conto non credo possano esistere.Io provo il tuo stesso dolore. Quel dolore che non passa mai. Quel dolore che quando ti illudi di poterlo controllare, ti si presenta prepotente e ti invade il cuore ed i pensieri. E’ difficile sai, esprimere ciò che sento. Alle volte mi sorprendo a pensare che a breve torneranno i miei genitori e con la loro pazienza ed il loro amore sistemeranno ogni cosa… e mi spavento quando realizzo che purtroppo non sarà mai più così. E di tempo ne è passato anche per me… Prima la mamma o poi il mio dolce papa. Se mi fermo ad accettare l’accaduto sento che anche il mio presente perde di significato e tutto si svuota di ogni emozione. Per questo allora, la mia arma migliore è circondarmi di sogni e di desideri… Avere obiettivi e dirmi sempre che se riuscissi davvero a raggiungerli, allora è come lo facessero anche i miei insieme con me. Mi piace pensare questo. Mi piace illudermi che se guardo un tramonto mai visto su un mare, loro potranno guardarlo attraverso i miei occhi. Così facendo mi riempio di voglia di crederci ancora una volta in questa assurda vita. Alla fine è l’unica che abbiamo giusto? Allora freghiamola noi la nostra vita, prima che ci sorprenda lei… Forse non ti saranno ti tanto conforto queste mie fantasie. Ma io ci ho provato… quando sono triste o affranta io trovo sempre la persona giusta che mi dice la cosa che il mio cuore vuole sentire. Allora questa volta, volevo provare io ad essere di aiuto… Un abbraccio, ‘Ica.

  172. [...] non si faccia un salto anche a NYC, con lo scopo mio personale di dissipare i fantasmi della mia ultima e drammatica permanenza nella grande [...]

  173. i nostri cari sono sempre con noi e in noi nel dolore, nella gioia … in ogni momento della nostra vita. Vi abbraccio

  174. Ciao Ica, grazie per le belle parole.
    Per quanto riguarda circondarsi di desideri, sogni speranze, per me pero’ non vale, perchè io ho smesso di sognare e desiderare cose persone affetti da troppi anni.
    Nella mia vita ho messo sopra ogni cosa, l’affetto dei miei cari. Ora uno dei più importanti è venuto a mancare ed è come se si fosse spezzato qualcosa. Per me è stato un trauma. Tante volte quando la mia mamy stava bene ed era serena e la vedevo così mi dicevo “prima o poi tutto questo finirà, spero solo che sia un giorno lontano e sopra tutto un evento naturale delle cose”. Invece è arrivato in un momento troppo vicino e in modo troppo traumatico. Non riesco ad accettarlo.
    A volte appaio sereno e tranquillo, invece è solo ormai il mio modo di vedere il mondo: non mi interesse più nulla, nulla più mi sfiora, nulla più mi interessa.
    Ormai sono tutte le settimane al cimitero, un luogo che prima non sopportavo, ora invece ne sento il richiamo, non andarci mi fa sentire in colpa, perchè ormai buona parte delle persone importanti della mia vita si trovano lì.
    In ogni caso un grazie di cuore ed un saluto a tutte le mamme che non ci sono più.

  175. Tra pochi giorni sarà il mio compleanno… è il secondo senza mamma ed il primo senza papa. Posso dire una cosa? Che merda. Non voglio più compiere gli anni. Io sono ferma ai 23.

  176. C’e ancora qualcuno in questa pagina? Io la guardo ogni giorno…

  177. Non c’è più nessuno…

  178. @ ‘ica
    Julie è in vacanza, l’aveva scritto qui. Tornerà a settembre.
    Ciao

  179. Io ogni tanto leggo.
    Oggi, come ogni domenica, sono andato al cimitero a trovare la mia mamma. Ancora non ci credo. Vedere la sua foto ed il suo nome sulla pietra mi sembra impossibile. Non so più cosa è giusto fare e pensare.

    Un saluto alle mamme che non ci sono più ed un abbraccio a chi soffre per la perdita dei propri cari.

  180. Sono tornata al lavoro e vi leggo di nuovo. Dalle vostre parole mi giunge il vostro dolore e la vostra solitudine ma scrivere e essere in contatto credo ci aiuti comunque in qualche modo. I luoghi, gli odori, le situazioni mi riportano spesso ai miei cari e talvolta non riesco a trattenere le lacrime ma sto cercando di imparare a essere nel presente, in ciò che è. Un abbraccio

  181. Ora che è il primo settembre mi chiedo perchè non tutto torna come prima. Mi dico che l’estate è passata e tutto dovrebbe tornare come prima… mi dico. Forse non essere stata a casa quest’anno, essere tornata ed aver visto tutto diverso, essere tornata ed aver iniziato una vita diversa, aver iniziato il lavor terminando il periodo scolastico… non lo so… forse tutto questo non mi ha permesso di metabolizzare nulla di cio che mi è successo fino adesso. Un cambiamento alla volta, non tutti insieme. E’ troppo dura per me. Mi sento disorientata. E’ il primo settembre e papa mio non torna. E’ il primo settembre e la mia mamma non rinizia la scuola…

  182. Grazie ‘Ica, Elisa, Gianluca per essere passati di qui.
    La vostra presenza mi è cara.
    Scusate la mia assenza prolungata, ma dai primi di luglio sono stata e sono ancor ora all’estero, quasi sempre nell’impossibilità di collegarmi.

    Vi lascio un abbraccio affettuoso

    … e mi permetto di dire, a ‘Ica e a Gianluca, di lasciare un po’ di più che la vita vi trasporti, e che le sia concesso di regalarvi altre cose sorprendendovi.
    Ciao

  183. Comprendo il tuo timore, ma ce la farai a New York, juliette.
    Sarà doloroso, ma è un passo importante e quando avrai fugato anche questa ombra ti sentirai meglio.
    Sono sicuro, ce la farai.
    Buon viaggio, cara amica.
    Ti voglio bene.

  184. Anch’io sono sicuro che ce la farai, mia amata Juliette.
    Volevo accompagnarti, ma non me l’hai permesso.
    Te l’ho già detto, tesoro, telefonami quando vuoi, a qualsiasi ora.
    Ti abbraccio

  185. Uluru è straordinario anche visto dal satellite. :) Posso immaginare che abbia potuto evocare in te quello che hai scritto, e molto altro…

    Mi fa molto piacere che tu sia riuscita ad andare a NYC. Prima avevi qualcosa di sospeso dentro. Sono molto orgogliosa di te.
    Ti voglio bene.
    Bentornata, cara amica.

  186. Mio Dio… sto piangendo… non sto scherzando, sto piangendo tantissimo.
    Mi trovo molto lontano da casa e non vedo le persone a me care da un mese… e non le vedrò ancora per 9 lunghi mesi. Ma la persona che mi manca più di tutte è MIA MADRE!!! Ogni giorno non faccio che pensare a lei, a quanto le voglio bene, a quanto mi mancano le sue risate, i suoi sorrisi, i suoi discorsi. So che non è nulla a confronto con il tuo dolore, a quello che hai passato e che continui a passare… però leggendo questi tuoi pensieri… non posso fare a meno di pensare a cosa farei se succedesse qualcosa a mia madre mentre sono lontano da lei… se dovesse andarsene. Non voglio nemmeno pensarci, sono sicuro che morirei con lei, sono sicuro che non tornerei più la persona che lei tanto ama………….. adesso penso solo che vorrei morire prima di lei… per quanto ipocrita questo possa essere perché le lascerei tutto il dolore… ma non potrei mai sopportare l’idea di perderla… mai.
    MAMMA TI AMO, SEI LA MIA VITA.

  187. @ Francesco
    Senza tanto girarci intorno, mi esprimo con (impietosa) franchezza: senti un po’, Francesco, io non so se ti sei allontanato dai tuoi per scelta o costrizione, ma dal momento che stanno bene, anche se non li hai vicini, ti sembra giusto esprimerti in questo modo (“non potrei mai sopportare l’idea di perderla… mai“) in questa pagina, dove Giulia ed altre persone ce la stanno mettendo tutta per continuare a vivere nonostante la perdita della loro amata mamma?
    Pensaci.

    PS: E mi scuso per questo mio messaggio con juliette e la sua mamma Louiselle, che non c’è più ma che ho avuto la fortuna di conoscere, e il cui affetto e la cui intelligenza sono per me imperituri.
    Mi scuso per questo mio messaggio, ma non sono riuscita a tacere.

  188. Credo che tu abbia ragione… ma quel messaggio l’ho scritto in un momento di debolezza (stavo davvero piangendo mentre lo scrivevo)… comunque con la stessa franchezza con la quale mi hai detto quello che pensi… io ti dico che quello che ho scritto è quello che penso veramente. So che ci sono cose orribili nel mondo… una su tutte perdere un proprio genitore… e credo almeno di immaginare (almeno lontanamente) quanto dolore si provi nel provare questa orribile esperienza.
    Mi scuso veramente se ho involontariamente detto qualcosa di sbagliato, però ripeto: è quello che penso…
    Ora volgio solo dire a Giulia che l’ammiro per la forza ed il coraggio che ha… e che invece io non ho.

  189. @ Francesco
    Nessuna forza e coraggio. Quando accade, accade; ed ognuno cerca di reagire facendo quello che può.
    Non prendertela per la Chicca, è una cara amica e a volte tende a proteggermi. Se tu ti sei così commosso, significa che hai la sensibilità, che non è di tutti, di immedesimarti nella condizione degli altri.
    Ciao

    @ Chicca
    Non fraintendermi, non ti sto criticando. Ed io ti voglio bene anche perchè a volte mi vuoi proteggere.

  190. ciao mamma te ne sei andata lunedì 22 settembre 2008 alle 8.00.
    Io sono straziata dal dolore di non averti vista morire tra le mie braccia, di non averti potuto sorreggere per l’ultima volta, di non averti baciata per l’ultima volta, di non aver sentito da molti giorni prima la tua bella risata, di non averti ascoltata suonare il pianoforte, con le tue candide mani e di non aver sentito per l’ultima volta la tua voce soave accompagnare la tua musica. Mammina mi manchi da morire e mentre scrivo le mie lacrime offuscano gli occhi. Sono disperata senza di te, aiutami a superare questo grande dolore, fammi capire come: so che ci sei e che mi ascolti. Ti adoro mammina bella. Oggi ho trovato le parole di una canzone che mi hai dedicato ed ho trovato altre cento cose frugando di qua e di là in cerca di tuoi messaggi e li ho trovati: quanto dolore, quante sofferenze nel tuo cuore che non posso paragonare alle mie:nessun confronto.ciao mammina dormi bene io mi stringo a te, come ti piaceva tanto quando ti venivo a trovare……
    ti amo!

  191. cara julie,
    stamattina ho dato una letta veloce ad alcune giornate del tuo blog. E’ quasi incredibile quanto ti abbia sentita vicina in questo percorso di vita. Davvero non c’è età per il cuore o per l’anima. E così anch’io vivo questi su e giù di umore, di stato d’animo. Qualche volta forte quanto prima, talvolta invece “piagnona” … Quello che so è che forse in tutto questo tempo mi sono conosciuta un po’ di più e ho capito quanto il legame con la madre è davvero unico. Be’ non volevo leggere e passare via stamattina. Un abbraccio a te Julie, a chi è qui da tanto tempo, a Patrizia e anche a Francesco, le cui parole, in un altro momento avrei considerato diversamente. Con affetto e con un dolce pensiero alla mia mamma

  192. cara Julie e cari tutte/i,
    un saluto in questa notte che ci sta portando al giorno del ricordo dei nostri cari. Credo di sapere che come me, anche voi, tutti i giorni avete un pensiero e un ricordo per una mamma, un papà o altro caro che ci ha lasciato. Voglio essere qui con voi in questo giorno. Con grande affetto

  193. Grazie Elisa,
    le tue parole sono sempre gentili, dolci, eleganti e affettuose.
    Grazie di cuore.
    Un abbraccio

  194. Cara Julie, torno spesso a trovarti e immagino tu sia veramente molto impegnata nello studio procedendo spedita con ottimi risultati. Ne sono davvero lieta! Ti mando un forte abbraccio e ti ringrazio per essere stata per me una presenza così importante nel momento più difficile della mia vita. Sei sempre nel mio cuore. Vorrei abbracciare con l’occasione anche ‘Ica e Cry e tutti coloro che hai accolto in questo focolare. Con affetto

  195. Cara Elisa, scusami se ti rispondo con tanto ritardo.
    In questo periodo, oltre al solito studio, sono stata attratta anche da altre cose che mi hanno tenuta lontana per un po’ dal web.
    Sono io che ringrazio te, cara Elisa, con grande affetto.
    Grazie davvero.
    Ciao

  196. Grazie Elisa… io torno qui a controllare costantemente… chissà per quanto tempo ancora lo farò. Grazie a tutti voi…

  197. Ciao a tutti, passo di qui per dare un saluto a tutti coloro che hanno la mamma nel cuore. E’ passato pià di un anno dalla sua morte, niente è come prima, mai sarà come prima. Il vuoto che ha lasciato è un qualcosa di tangibile, quasi fisico e sinceramente tutto ha un valore decisamente più relativo.

    Vi saluto tutti, nella speranza che possiate essere un minimo più sereni.

  198. Un saluto a tutti. Mi piacerebbe condividere con voi queste poche righe: “Secondo l’insegnamento del Buddha, la pace e la gioia dei figli e dei nipoti sono la pace e la gioia dei genitori, dei nonni e di tutti gli antenati. Favorendo in noi calma, chiarezza e pace, renderemo possibile la calma, la chiarezza e la pace anche in coloro che hanno lasciato questa vita”.
    Ognuno di noi ha un suo tempo di elaborazione del lutto: ciò che è importante è accettarci pienamente.
    Vi voglio bene.

  199. Oh Giulia,
    mi hai commosso! Quanti anni hai? Io sono vecchiotta ma mia madre è ancora viva e, dopo aver letto questa pagina, non vedo l’ora di andare a sbaciucchiarmela e coccolarmela stasera. …lo faccio già da tempo ma stasera ci metterò ancor più dolcezza e tenerezza. Quando mi morirà credo proprio che proverò una devastazione simile alla tua. Ma, nonostante tutto il dolore che dovrò vivere, sono grata alla vita di aver sperimentato un legame così forte e profondo con un altro essere.
    E ora come stai? Riesci a sentirla? Hai trovato una nuova connessione con la tua adorata mamma?
    Ti abbraccio con tutta la forza che ho.
    Qui puoi vedere la MIA dolcissima mamma (da giovane).

  200. @ tutti/e
    Grazie per i vostri commenti. Vi leggo anche se da un po’ sto trascurando questo blog. La vita mi ha portato ad essere più lontana dal web in questo ultimo periodo.
    Un abbraccio

    @ ilarion
    Grazie Ilarion per la tua vicinanza. Io ho 20 anni, quando la mia mamma se n’è andata mancavano sei giorni ai miei 18.
    Ora sto abbastanza bene. Mamma continua a mancarmi, credo mi mancherà sempre, ma lei mi ha insegnato ad accettare anche le cose dolorose della vita ed io sto cercando di seguire i suoi insegnamenti. È sempre con me, soprattutto nei momenti importanti, anche se naturalmente avrei preferito che la sua presenza fosse reale.
    Ho visto il tuo blog, la tua mamma in foto da giovane e ciò che scrivi di lei. Anche tu mi hai commosso, molto, e so bene cosa vuoi dire quando affermi “mi ha formato a suon di baci”. Capisco perfettamente anche tante altre cose, in primo luogo l’amore che queste donne-madri straordinarie hanno saputo donarci.
    Grazie di cuore, Ilaron

  201. Ho perso mia madre il 23 gennaio 2008, un mese prima del mio compleanno. Un tumore l’ha portata via nel giro di sei mesi. Il vuoto che ha lasciato è incolmabile. Ti capisco, anzi ti sento, sento il tuo dolore, lo avverto nell’aria quando leggo le tue parole. Grazie per questo blog. Anchio ogni tanto piango e vorrei raggiungerla ed abbracciarla. Il suo abbraccio è quello che più mi manca.
    Ciao, patrizia

  202. anch’io ho perso la mia mamma da un anno e non c’è minuto del giorno che io non la penso anch’io mi viene desiderio di baciarla mi manca tanto e come se una parte di me se ne sia andata con lei , quando mi dicono che con il tempo si sana la ferita penso che sono pazzi perchè per me non è stato così anzi mi manca ogni giorno di più non sò cosa darei per poterla baciare ancora una volta.

  203. Per caso mi sono imbattuto in questo blog…..lo letto e riletto e mi sono accorto che abbiamo molto in comune “LA MAMMA”, brutta la mancanza ma poi facciamo l’abitudine giornalmente di fare il nostro cammino insieme a lei, praticamente il nostro ANGELO. Ankio come te ho voluto dedicare qualcosa online alla mia MAMMA quasi a scongiurare la sua mancanza, ma al servizio di tutti.Anchio come te ho fatto un gruppo su Facebook “LETTERA… a una MAMMA che non c’è più.” mi piacerebbe che anche tu ne facessi parte anche x trasmettere agli altri la tua sensibilità e amore che porti dentro nel tuo cuore.Sai colpire nei sentimenti più profondi, e entrare nell’animo delle persone. Affettuosamente ti abbraccio e grazie x aver fatto un blog pieno di sentimento. Gianni (ps:mi piacerebbe una tua risposta)

  204. Cara Julie, oggi sono andata a trovare la mia mamma e oziando un po’ sul web mi sono ricordata del tuo blog e ho voluto farti visita. Mi fa piacere che tu abbia lasciato aperta questa porta che permette a tanti di entrare e conoscere il tuo grande amorevole cuore. Le tue parole e la tua presenza mi hanno accompagnato nel momento più buio della mia vita e io ti porto sempre nel mio cuore. Grazie per esserci Julie e grazie alla tua cara mamma :-))

  205. 06.08 In Memoriam tuam

    Mi resta il silenzio in questo sole d’Agosto
    Che incendia gli orizzonti e stancava i tuoi occhi
    Brusca si fa la Notte quando perdi senza combattere
    Perché è al di là di Te la volontà di un Fato ubriaco
    Non c’è Amore né odio per i Figli di Gaia, è solo la Vita
    Che ci sospinge e frena, che ci invita e poi chiude la porta.
    Intrecciandomi le mani e camminando insieme alcuni passi
    Hai reso uno spirito forse comune, un’esistenza piena e cosciente.
    E una volta ancora ti ringrazio di ogni attimo e respiro condiviso.
    Sei partita ed io non lo volevo ma ho appreso da te che trattenere
    È violare la libertà e così ti lascio andare nell’aria profumata
    Augurandoti un volo leggero di arcobaleni e margherite tra le dita,
    In me riposi e respiri Amore, infinitamente preziosa, mai dimenticata
    Madre mia.

  206. Ciao Giulia,
    Ho letto qualche pagina … ti ho trovata cercando su google la mia mamma che coincidenza vuole che se ne sia andata a luglio del 2006.
    Hai trasmesso bene, con le parole, il dolore che si prova, io ho rivissuto il mio attraverso il tuo … e ne avevo bisogno
    Ho chiuso sentimenti e pensieri su mia mamma in una stanza del mio cuore perché troppo dolorosi ma ogni tanto riescono ad uscire e allora li accolgo e gli permetto di farmi male perché tutto ciò mi avvicina a lei e al periodo durante il quale se n’era appena andata
    Mi sono attaccata anche a questo ..
    Che il ricordo di tua madre ti accompagni sempre
    Auguri
    Barbara

  207. Grazie a tutti, e ad elisa un abbraccio. :-)

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