E non leggete questo post, che è meglio!

Stamattina mi sono svegliata in preda all’inquietudine.
Mi sentivo arrabbiata con la vita, e molto. C’era dentro me un grido che ripeteva NON È GIUSTO.
È la rabbia che emerge.
Non sapendo che fare, e in quelle condizioni, mi sono messa al PC.
Pagina d’apertura di Internet: La Repubblica.it.
Titolo iniziale: Saddam Hussein è stato impiccato – L’ultima frase: “Iracheni, restate uniti”.
Sono rimasta pietrificata. Ero (e sono) profondamente contraria alla pena di morte. Ma ciò non spiega del tutto quello che ho provato.
Ogni tanto giungono notizie di esecuzioni, soprattutto dagli USA, connesse alle manifestazioni contrarie che solitamente le accompagnano. Tuttavia restano immagini per lo più lontane, consumate solitamente in pochi secondi di televisione o in un articolo di giornale.
Con Saddam le cose stavano diversamente. Intorno alla sua macabra quanto esecrabile figura le luci dei riflettori erano accese da tempo. Impossibile restarne fuori. Persino alcune persone che conosco, da sempre contrarie alla pena capitale, all’annuncio del verdetto del tribunale all’inizio di novembre, si erano dette ancora contrarie alla pena di morte ma con una postilla: “però … nel caso di Saddam …”.

Io pensavo invece che il problema non era Saddam, sulla cui colpevolezza e violenza non si discute, ma era delle nazioni che ancora ricorrono a una simile pena attraverso istituzioni giudiziarie. No, grazie. Assolutamente no!
Fëdor Dostoevskij
diceva che il grado di civiltà di uno stato si misura dalle condizioni del suo carcere. Che dire di una condanna a morte?

Stamattina mi ha provocato orrore vedere le foto dell’esecuzione, il video col suo cadavere, e tutti i video comparsi subito (!) su YouTube con la parodia della sua impiccagione, insieme ad altri più giornalistici, uno particolarmente volgare filmato durante l’attesa dell’esecuzione (qui).
Ho provato molto molto orrore, per la disumanità delle istituzioni, per quell’atto che impone la morte al quale non potrei mai assistere, per quella che il mio modo di sentire reputa un’ignobile reazione di molti, per …

Così la mia incazzatura verso il mondo è aumentata notevolmente, e la mia rabbia interiore pure.
Mi sono rifugiata nei sorrisi e nell’abbraccio della mia sorellina. Chi sostiene che i bambini sono degli imbecilli non ha capito niente di niente. Grazie Cecilia.
L’ho presa con me e siamo andate dai nonni.

Tuttavia non m’era passata del tutto e nel pomeriggio la mia inquietudine s’è trasformata in mutismo, come anche altre volte m’è accaduto.
Sono uscita con Hugo per la campagna circostante. Mi ha raggiunta poi il mio buon moroso che ha sellato Bea, un’altra cavalla dei nonni, ed è venuto a cercarmi. “Buon” non per sminuirlo, ma perchè è veramente una persona buona. Ha sopportato senza dar segno di alcuna insofferenza il mio mutismo, semplicemente stando accanto a me così com’ero.
Verso sera sono tornata a casa. Non ho cenato, mi sono ritirata in camera mia in preda alla nostalgia e ai ricordi, e poi ancora alla rabbia.

Ho una bestemmia dentro, che mi impedisco di far uscire.
Che anno di merda!
Che merdosamente raffinata è la sorte!
Scusa mamma se parlo così, però, porca miseria, ti sembra giusto quello che è successo?
Ti sembra giusto che tu abbia avuto, senza colpa alcuna, un incidente d’auto che a giugno ti ha quasi tolto la vita e ci ha tenuti col fiato sospeso per oltre un mese?
Ti sembra giusto che nonostante i postumi la sorte, il fato, il destino, la vita o come dir si voglia ci abbiano illuso che tu potessi guarire, così stravolgendo la vita di tutti perseguendo e coltivando questa speranza?
Ti sembra giusto che questa stessa fottutissima sorte, proprio nel momento in cui queste speranze si stavano lentamente realizzando, ti abbia portato improvvisamente e definitivamente via?
Ma che cazzo!
Che mesi sono stati? E che futuro ci resta?
È come se a un condannato a morte per ghigliottina dapprima si recidesse un pezzo delle gambe, nel punto del ginocchio, dove fa più male; poi lo si curasse fino a farlo cicatrizzare; e poi gli si tagliasse un’altro pezzo di corpo, e ancora curarlo; e così via, fino a ghigliottinargli la testa.
È giusto questo?

Passo dalla rabbia al pianto al mutismo, e poi ancora rabbia, mutismo, pianto.

Domani vado via con Marco. Spero di essere in condizioni migliori.
Non voglio rovinargli anche l’ultimo dell’anno

Com’è dura!
Vita di merda!

Non ho voglia di rileggere quello che ho scritto.

Me ne vado a letto.

E non leggete, che è meglio!

Ecco, metterò questo titolo a siglare questa bella giornata!

😐

 

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~ di julie su dicembre 30, 2006.

2 Risposte to “E non leggete questo post, che è meglio!”

  1. Giulia, io ti amo.
    Ti amo veramente.
    Così come sei.

    Hai tutto il diritto di essere arrabbiata.
    E ti prego di non darti pena anche per me.
    Posso farmi anche più piccino se hai bisogno dei tuoi momenti.
    Vedrai che domani starai meglio e che staremo bene insieme.
    Lo sento dentro.
    Dormi bene, piccola mia.

  2. Mi dispiace , julie, tu non sai quanto. 😥
    Cerca di avere tanta pazienza. Tanta tanta.

    😀
    Auguro a te e a Marco di trascorrere quest’ultima serata dell’anno avvolti in un tenero e caldo abbraccio foriero per entrambi di tanta gioia, serenità e amore.
    Mi fate commuovere.
    Vi voglio bene.

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