La “Madonna del Parto” di Piero

Eccomi dunque, come promesso, a scrivere qualcosa sulla Madonna del Parto di Piero della Francesca, un’opera classificata dagli studiosi come uno dei più importanti capolavori del Rinascimento.
La cronologia dell’affresco è controversa, secondo la tradizione vasariana il dipinto sarebbe stato eseguito da Piero nel 1459, anno nel quale il pittore si trovava a Sansepolcro per la morte della madre, ma ormai è comunemente assegnabile, secondo la maggior parte della critica, al 1460 circa.

Leggo in un articolo di Repubbilca intitolato “Il bello di Piero” (QUI):

«In “Trappola d’amore” un film drammatico del 1994 con Sharon Stone e Richard Gere, ambientato in Canada, a Vancouver, un personaggio, un architetto afferma: “Con i figli all’università io e mia moglie volevamo visitare tutti i musei del mondo. In un paesino vicino Arezzo c’è il Piero della Francesca più bello del mondo”. Quel paesino è Monterchi, quel Piero è la celeberrima “Madonna del parto”.»

I miei non sono del Canada e non sono architetti, ma il mio babbo e la mia mamma hanno avuto in comune con i protagonisti di quel film (che io non ho mai visto) il fatto di ritenere che “in un paesino vicino Arezzo c’è il Piero della Francesca più bello del mondo”.
Per il resto, il mio babbo è originario di Firenze e Monterchi dista solo poco più di 100 km, sicché sono andati a vedere quell’affresco ogni tanto, hanno portato con loro anche i figli ai quali hanno trasmesso una sorta di culto (non religioso) nei confronti della mirabile opera di Piero.

Innanzitutto bisogna giungere alla raffigurazione della Madonna gestante

La Madonna incinta è una «tipologia» che viene fatta risalire alla cosiddetta icona bizantina della Maria platytera che «appare in piedi, con le mani in preghiera, sul petto un clipeo che contiene l’immagine del bambino benedicente, in posizione assiale con la Madre, senza rapporto organico con essa e a mezzo busto»
Seguendo un articolo di Ermes Ronchi, dal titolo “Iconografia della Madonna del parto” (in AA. VV., La Madonna nell’attesa del parto. Capolavori del patrimonio italiano del ‘300 e ‘400, Libri Scheiwiller), la Platytera bizantina (platytera significa “più vasta”, “più vasta dei cieli”) ha espresso la consapevolezza che quel Figlio rendeva il seno di Maria vasto quanto l’infinità di Dio, ben più dei cieli creati, come dice un antico inno di un papiro del VI secolo d.C.:

Ave, madre di Dio, pura di Israele.
Ave, o tu il cui seno è più vasto dei cieli.
Ave, o santa, o trono celeste.

In Occidente, l’aspetto della Divina Maternità è stato espresso tramite l’iconografia della Visitazione o tramite i “dubbi” di Giuseppe che, in disparte, medita nella coscienza di non essere il padre di quel Bambino.
L’iconografia della Madonna del parto risponde, invece, ad una sottolineatura dell’Incarnazione, come annuncia la lettera ai Galati: “è vera carne, è nato da donna” (Gal4,4).
Non si tratta minimamente di immagini paragonabili a quelle delle dee madri: qui Maria non è una divinità essa stessa, ma semplicemente è una donna, è una serva, per quanto sia la Madre di Dio.

Nei due secoli considerati nell’articolo di Ronchi (il ‘300 e il ‘400) vari aspetti della riflessione pittorica sull’umanità materna di Maria si presentano ai nostri occhi.
Incontriamo innanzitutto, frequentemente, l’immagine di Maria lactans, “Maria che allatta”, al punto che questa rappresentazione sopravanza quella di Maria in Maestà.
Troviamo, poi, le Madonne dell’Umiltà, sedute non su di un trono, ma su di un prato. Viene così rappresentata l’umiltà, la bellezza della meno estetica delle virtù.
Vediamo ancora la Madonna della misericordia, con ampio mantello, con il quale protegge, coprendo, coloro che a lei si affidano o, ancor più, coloro che sono a lei affidati.
In Germania si afferma la Madonna in pietà (che sottolinea ancora l’ “umanità” di quel Figlio), la “Vesperbild”, con il Figlio morto, disteso sulle sue ginocchia.
Arriviamo così alla Madonna del Parto
(ad es. quella di Taddeo Gaddi e di Antonio Veneziano ). Si potrebbe dire che un triplice problema si poneva a colui che voleva rappresentare l’evento dell’Incarnazione.
Innanzitutto come mostrare l’evento storico e teologico al contempo.
In secondo luogo come rappresentare la Madonna isolata, poiché mai nel vangelo Maria è sola.
Infine come fare della gravidanza il punto focale.

Contemplando la Madonna del Parto di Piero della Francesca ci troviamo dinanzi alla gravidanza come stato di perfezione, non di pudore. Il ventre è rigonfio. Maria è incinta (cioè senza cinta). La cinta si toglie, per la gravidanza.

La luce ha, sempre, grandissima importanza
[Quanto segue è ripreso per lo più da una interessante lettera del 1999 del prof. Thomas Martone al Ministro per I Beni Culturali, concernente la collocazione dell’affresco della Madonna del parto di Piero della Francesca]

Due aspetti fra loro connessi riguardanti il soggetto:

– il primo concerne la fonte biblica che ha ispirato Piero della Francesca;
– il secondo riguarda la questione del perché Piero scelse di effettuare l’affresco in una chiesa isolata, oltre i confini del paese, anziché nella chiesa principale, all’interno del medesimo.

Segue una parte riguardante il tradimento della luce di Piero con la collocazione dell’affresco.

PRIMO: La fonte biblica che ha ispirato Piero della Francesca

Nel 1947 lo storico dell’arte tedesco Richard Offner, il primo ad individuare la fonte biblica del soggetto, notò che precisi effetti di luce che accompagnavano l’immaggine isolata della Madonna, rendevano possibile la sua identificazione con la mistica donna incinta vestita di sole descritta nel Libro dell’ Apocalisse. Questa figura fu interpretata dai Padri della Chiesa come un’allegoria della Chiesa stessa. La caratteristica essenziale di questa figura, che permette una tale identificazione, è la luce del sole, espressa nel Medioevo con raggi d’oro. Fino agli inizi dell’età Barocca l’elemento essenziale che accomunava queste immagini, era costituito dalla luce, espressa sia in forma artificiale che naturale. I pittori di affreschi del Rinascimento, sotto l’influsso del naturalismo, abbandonarono gli espedienti simbolici ed artificiosi per adottarne altri, quali il chiaroscuro o l’abbinamento con la luce naturale proveniente da finestre a parete.

SECONDO: Perchè Piero fu chiamato ad affrescare in una solitaria chiesetta

Ci si è chiesto perchè Piero fu chiamato ad affrescare in una solitaria chiesetta, dove sopra l’altar maggiore già esisteva un affresco di Madonna col Bambino, per sostituire questo con una Madonna gravida. Documenti inediti, pubblicati da Don Bruno Giorni, testimoniano che ivi esisteva anche una statua lignea della Madonna col Bambino [Don B. Giorni, Monterchi, Sansepolcro, 1989, p.127]. Tale statua, considerata miracolosa, era collocata in un ricco armadio posto sull’ altare della parete sinistra della chiesa, ed al cui confronto l’affresco trecentesco della Madonna col Bambino appariva povero e rozzo. Poiché la chiesa, quando Piero fu chiamato a dipingere, era quasi certamente già Santuario e meta di pellegrinaggi, è lecito supporre che i priori del paese, facendo sostituire la piccola immagine esistente di un ignoto pittore provinciale, con l’affresco di un famoso maestro, intendessero rendere l’ambiente più degno e prestigioso. È plausibile che, allorché Piero prese visione della chiesa S.M. in Silvis (ora S.M. Momentana), eretta totalmente isolata sulla pendice di un colle, in cui la parete dell’altar maggiore veniva direttamente illuminata dalla luce del sole attraverso il rosone di facciata, egli giudicasse che quello era il sito ideale ove dipingere l’immagine della mistica donna gravida vestita di sole dell’Apocalisse. La scelta di questo soggetto avrebbe, oltre tutto, contribuito ad alleggerire l’evidente tensione devozionale costituita dalla presenza di due Madonne con il Figlio, quella lignea e quella dipinta. Con tecnica geniale egli elaborò il soggetto in maniera tale che la figura della Vergine venisse investita da un flusso di luce, quella naturale e quella dipinta, che si concentrava, in crescendo mirabile, sul volto della Donna, enfatizzando al tempo stesso il turgore del ventre, nel punto in cui la veste si apre sulla candida sottoveste.

La luce di Piero tradita nella seconda metà del Novecento

Nei primi mesi del 1999, a palazzo Medici-Riccardi a Firenze, dove era allestita una mostra di sculture concepite per determinate condizione di luce, provenienti dalla collezione Guggenheim, a lettere cubitali veniva riportata la frase: “LA LUCE IN MANI INESPERTE O INGANNEVOLI PUÒ COMPROMETTERE LA VOLONTÀ DELL’ARTISTA”.
Purtroppo è quello che è successo con la Madonna del Parto di Piero.
Gli effetti di luce ideati dall’artista vennero per la prima volta modificati nel 1910, quando l’affresco fu staccato e incorniciato, lasciando soltanto pochi frammenti del muro scuro che abbracciava la tenda.
Nella seconda metà del Novecento tutti gli effetti naturali voluti da Piero vennero definitivamente distrutti causa le modifiche apportate all’edificio. Infatti, nel 1956 la Sovrintendenza decise di dare un nuovo assetto alla chiesa con il risultato che, sia l’altare che l’affresco sopra di esso – ora orientati in direzione nord-sud, e non più est-ovest – persero la luce diretta proveniente dal rosone. In quell’occasione Don Bruno Giorni scrisse: “la soluzione è infelice. Oltre a manomettere quello che restava dell’antica chiesa, si colloca il quadro in una posizione priva di luce naturale.” [
Don B. Giorni, La Madonna del parto ed altre opere d’arte dell’antica chiesa di Momentana Città di Castello, 1986, p. 25]
Ma la più grave falsificazione della luce voluta da Piero avvenne nel 1993 allorché la Soprintendenza ai Beni Culturali di Arezzo decise che l’affresco venisse collocato in una grande teca di metallo nero (altezza 380 cm, larghezza 275 cm., profondità: 97cm. basamento 197cm.) provvista di una finestra, illuminata con luci a fibre ottiche. Nell’estate di quello stesso anno la teca veniva posta nella stanza di una ex-scuola, sita in paese e dove si trova tuttora. L’ambiente è completamente buio, come in una sala cinematografica ed allorché il visitatore entra, dopo alcuni secondi una luce artificiale scatta automaticamente, illuminando l’affresco dietro la finestra della teca. Una volta che l’occhio del visitatore si è adattato al semibuio della sala, si deve adattare anche alla luce a fibre-ottiche che investe l’affresco con strati di intensità alternante, più o meno intensa. Questa luce hi-tech falsifica completamente il geniale crescendo di luminosità creato da Piero. Ovvio che questa atmosfera da discoteca è quanto di più lontano si possa immaginare, sia dal significato della fonte biblica che dalle intenzioni dell’autore e di tutti i pittori che prima di Lui dipinsero immagini di Madonne del Parto. La reazione sia in Italia che all’estero fu clamorosa e la totalità dei critici d’arte stranieri condivisero quanto apparso in un articolo del The Times di Londra il 31 agosto 1995:

Traduzione:
Titolo: IL TRADIMENTO DELLA MADONNA
«[l’affresco] è stato sottoposto ad un trattamento che più dannoso non si poteva immaginare. La luce a fibre ottiche, che gioca pallidamente sulla superficie dell’immagine, la priva di una gran parte della sua sostanza. … la Madonna è resa vittima di un grossolano omicidio da parte dei curatori. Se Piero dovesse ritornare oggi e trovasse che il suo dipinto è stato strappato dalla sua sede appropriata, avrebbe tutti i diritti di inveire contro la Banca Popolare e tutti i responsabili del inescusabile tradimento perpetrato nel collocare la maestosa Madonna in quella trappola di museo.»

I miei genitori mi portarono a vedere l’affresco anche prima di questa controversa collocazione, ma ero troppo piccola e purtroppo non lo ricordo.
Mamma mi aveva raccontato che l’opera era oggetto di vero e proprio culto da parte della popolazione locale da secoli per ricevere protezione nel parto e “avere il latte”, tant’è che, mi diceva mamma, una sola volta l’affresco è uscito dal paese in occasione di una mostra importante (ma anche qui non ricordo quale) perché le donne del paese si erano opposte a un suo possibile trasferimento.
Ora, in occasione della mostra “Piero della Francesca e le Corti Italiane” articolata tra Arezzo, Sansepolcro e Monterchi, c’è chi ha preso l’impegno per trovare un’intesa sulla collocazione definitiva della Madonna del Parto. Ed è già polemica.

Infine, tra le varie e complesse interpretazioni del dipinto, la più accredita risulta essere quella teologica, secondo la quale il padiglione rappresenterebbe la chiesa, e la Vergine, nel suo particolare stato di gravidanza, simboleggerebbe il tabernacolo eucaristico poiché contenente il corpo di Cristo.
È da sfatare la leggenda che le immagini della Madonna del Parto siano state censurate dal Concilio di Trento. E’ vero piuttosto il contrario: questa rappresentazione della Maternità di Maria si espande. Ciò è avvenuto solo per quel tipo di sculture raffiguranti Maria che si apre come un tabernacolo che, all’interno, contiene la raffigurazione della Trinità. Solo questo tipo di rappresentazione sarà abbandonata in seguito.

______________________
PS: Questo post non è venuto un granché. Perdonatemi, ho fatto quel che ho potuto nel poco tempo a disposizione dallo studio. Mi sono resa conto inoltre che ci vorrebbero libri su libri per parlare in modo minimamente esaustivo di quest’opera. Io ho scelto solo alcuni aspetti.
Spero almeno di non avervi annoiato troppo.

ciau.gif

Annunci

~ di julie su aprile 12, 2007.

14 Risposte to “La “Madonna del Parto” di Piero”

  1. 😯
    Accidenti, meno male che non è venuto un granché!
    Neanche se me l’avesse chiesto la prof di storia dell’arte io mi sarei impegnata tanto!
    🙂
    Sono sempre più invidiosa di non essere venuta anch’io a quella mostra di Arezzo e limitrofi
    uff …

  2. confermo che mamma e papà ci hanno portato più volte a vedere l’affresco
    io me lo ricordo, juliette, quando non era nella teca
    era molto più bello vederlo in quel luogo, dove peraltro non si pagava perchè era posto in una cappella nel cimitero
    🙂
    speriamo che trovino una collocazione davvero adeguata
    sarebbe ora!

  3. azz! non c’ho voglia adesso di leggere tutta sta roba, ma prometto che lo farò!
    😉
    per ora l’ho solo guardato
    carine le madonne-francobollo-piccino … ma quanti pixel sono?

  4. non sapevo della Maria platytera e della donna incinta vestita di sole dell’ Apocalisse
    julie, anche se tu l’hai già vista, riaccompagneresti me a vedere la mostra di Arezzo?
    sì, dai …
    😀
    ci vediamo stasera, amore
    :*

    :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

  5. un po’ lunghetto, ma post interessante
    😉
    dai, juliette, accompagna il visconte alla mostra di arezzo così ci uniamo anche la dani ed io
    possiamo fare anche un pomeriggio durante la settimana se la dani riesce ad arrivare prestino a FI
    mi piacerebbe
    :mrgreen:

  6. Molto affascinante la figura della “donna vestita di sole”.
    Segnalo questo link: La donna vestita di sole

    ____

    Julie, se decidi di tornarci alla mostra fatemelo sapere. La rivedo volentieri anch’io.
    :mrgreen:

  7. @ dani
    Neanch’io se me l’avesse chiesto la mia prof di storia dell’arte. Non andiamo d’accordo: non apprezza Goya. Ma come si fa?

    @ robi
    Beato te! Sono i vantaggi di fratello maggiore.

    @ jan
    Le “madonne-francobollo-piccino” sono di 20 pixel

    @ marco, max, chicca
    ok, si può [ri]fare. Dobbiamo accordarci sul giorno.

    😀

  8. Molto interessante questo articolo.
    Complimenti!

  9. Complimenti per il bel post, ma da monterchiese e studente specializzando in storia dell’arte mi sento di dover fare alcune utili precisazioni:
    La chiesa originaria della Madonna del Parto non esiste più dal 1785, anno in cui fu demolita per costruire il cimitero. Al suo posto fu eretta una piccola cappella al fine di preservare l’opera dal degrado o peggio ancora dalla sua distruzione. La cappella settecentesca fu comunque ricostruita, ed adibita a museo, nel 1955, quando fu anche modificato l’orientamento dell’affresco. Non può nemmeno essere considerata come cappella del cimitero, che si trova come in tutti i cimiteri all’interno delle sue mura perimetrali. La cappella che ancora oggi si trova nei pressi del cimitero non ha quindi niente a che vedere con la collocazione originaria dell’affresco, sia da un punto di vista architettonico che storico, visto che Piero non ha realizzato l’opera per un cimitero, che per altro nel Rinascimento non esistevano. Sarebbe quindi corretto parlare non di luogo originario, ma al massimo di luogo precedente l’attuale collocazione.
    Sono d’accordo sul fatto che la teca altera in maniera irreparabile la volontà dell’artista riguardo la luce, ma questa non si recupererà certo riportando l’opera in un cappella novecentesca dove quella volontà era già stata alterata e in maniera molto pesante, considerato anche lo spostamento in un’altra parete. All’interno della cappella, da un punto di vista architettonico bruttina ma silenziosa e immersa nella natura, l’affresco era sicuramente più suggestivo. Da qualche hanno le cose sono cambiate. L’ampliamento del cimitero e la costruzione di nuove case hanno segnato la fine anche di quelle suggestioni, che possono essere però ricreate altrove, senza sconfinare nel falso e nel patetico. Sarebbe opportuno a tal fine cercare di concludere la musealizzazione dell’opera, iniziata nel 1785, individuando una nuova collocazione che tenga conto della sua spazialità ma anche delle esigenze del paese, che non sono dissimili da quelle di altre realtà dove lo spostamento di opere, anche da luoghi che veramente erano originari, non hanno avuto nessuna conseguenza.
    L’altra precisazione riguarda il biglietto. Sbaglia chi sostiene che al cimitero non si pagava, visto che il biglietto esiste dal 1955. Inoltre posso dire, lavorando in quella “gabbia di museo”, che solo una parte trascurabile di visitatori contesta l’esistenza del biglietto, considerato che le opere d’arte liberamente accessibili sono ormai poche, anche tra quelle religiose o di proprietà ecclesiastica.
    Vi aspetto per una visita della gabbia.
    Saluti,
    Lorenzo Minozzi
    Museo della Madonna del Parto

  10. scusate per il bruttissimo errore nel commento precedente… nella rilettura ho messo un’H di troppo!!
    lorenzo

  11. http://www.sparlamento.splinder.com

  12. @ Lorenzo
    Grazie per le precisazioni.
    Rileggendo questo post a distanza di mesi, mi rendo conto che è scritto molto male e alcune parti appaiono oscure, anche a causa del suo carattere frammentario, avendo voluto mettere in risalto solo alcuni elementi riguardanti l’opera di Piero in questione. Per esempio sapevo della demolizione settecentesca della chiesa originaria della Madonna del Parto, ma nel post non avevo ritenuto opportuno ripercorrere tutte le vicende un po’ perchè non avevo molto tempo per scrivere un po’ perchè mi sembrava venisse troppo lungo. Tuttavia ora mi rendo conto che questa è stata un’omissione che non doveva essere fatta e sono perfettamente d’accordo nel dire che sarebbe “corretto parlare non di luogo originario, ma al massimo di luogo precedente l’attuale collocazione”.
    Riguardo alla “cappella del cimitero”, non mi sembra di aver usato questa espressione nel post, ma l’ha fatto in un commento mio fratello, Robi. Un commento volto ad evocare un suo ricordo d’infanzia (ed era proprio piccino), senza badare alla precisione dell’espressione, credo. So che la cappella era posta nei pressi del cimitero e al di fuori delle mura perimetrali. Io sono troppo giovane e non ho ricordo di aver visto l’opera quando era collocata lì, ma conosco quel luogo.
    Sempre nel suo commento, Robi ha poi accennato al fatto che non si pagava. Io non so. Probabilmente il suo ricordo è sbagliato.
    Non era mia intenzione, nè credo di Robi, comunque, “contestare l’esistenza del biglietto”, anzi, visto che le sovvenzioni per il mantenimento delle opere d’arte credo che siano esigui o comunque insufficienti, penso che sia giusto provvedere anche tramite “il biglietto” affinchè si abbiano fondi per la loro conservazione.

    Veramente molte grazie per le precisazioni.
    Capiteremo senz’altro ancora nella “gabbia”
    Cordiali saluti
    Giulia

  13. grazie per la berllissima osservazione che questo fantastico sito mi ha offerto e mi ha fatto cambiare la vita veramente. viva berlusconi pezzi de merda

  14. @ max
    Devi avere qualche problema di orientamento se, con tutti i post contro Berlusconi che ci sono in questo blog, sei venuto a lasciare i tuoi insulti in un articolo su “La Madonna del parto” di Piero Della Francesca.
    Oppure devi aver imparato la lezione del “maestro” che osanni: sproloquiare sempre e ovunque, anche dove non ha senso.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: