Sincrotronando

Il titolo non ha senso, ma non importa … mi piace.

Eccomi dopo un bel po’ di tempo.

Sono stata in gita scolastica per 3 giorni (dal 19 al 21 aprile) e al rientro ho avuto Internet bloccato.
La gita era di tre giorni perché non avevamo insegnanti disposti ad accompagnarci per un tempo più lungo. Anche se quello che sto per scrivere va contro i desideri degli studenti, io penso che i docenti abbiano ragione, anzi mi stupisco che ci sia ancora qualcuno disposto ad accompagnarci anche per un solo giorno. Ho qualche zia e zio che insegnano alle superiori. Conosco la responsabilità che si accollano ad accompagnarci, sono assolutamente non tutelati in nulla e, colmo della beffa, non prendono neanche una lira simbolica.
C’è solo da dire grazie proff.
Siamo stati a Trieste e dintorni.
Io ci sono andata più che altro per stare con i miei compagni, che per me sono nuovi quest’anno, in una dimensione diversa da quella dell’aula.
Tempi serrati, molte cose viste, direi tutto bene.
A Trieste c’ero già stata più volte con i miei e avevo con loro visto la maggior parte delle cose previste dal programma: un percorso dedicato alla Grande Guerra (sacrari, trincee, monumenti e musei del territorio carsico che va da Redipuglia al Monte San Michele), il centro storico di Trieste, San Giusto, la risiera di San Sabba, la foiba di Basovizza, il castello di Miramare, e così via. È tuttavia sempre piacevole sostare in una città in cui ancora si respira l’atmosfera di quello che è stato un importante centro mitteleuropeo.
Ma in due luoghi non ero mai stata: l’osservatorio astronomico e il
Sincrotrone “Elettra”.
Mi hanno affascinata tantissimo, il secondo ancor più del primo. Il Sincrotrone “Elettra” è un centro di ricerca co-finanziato dallo Stato e da capitali privati. Lavora 24 ore su 24; arrivano lì scienziati da tutta Europa e da tutto il mondo. In esso c’è un acceleratore di particelle, molto più piccolo di quello del CERN di Ginevra, ma ugualmente affascinante (per me). A Ginevra trattano maggiormente le questioni relative ai massimi sistemi, a Trieste hanno come obiettivo prioritario l’applicazione pratica.

Il Laboratorio ELETTRA è una macchina di luce di sincrotrone di terza generazione. Produce un fascio di luce sottilissimo e di grande intensità e coerenza, capace di rivelare dettagli dei materiali altrimenti inaccessibili e di fornire informazioni in molteplici discipline: dall’elettronica alle scienze ambientali, dall’ingegneria dei materiali alla medicina.
La LUCE di SINCROTRONE viene emessa da pacchetti di elettroni che viaggiano quasi alla velocità della luce quando sono deviati dalla loro traiettoria rettilinea sotto l’azione di un campo magnetico. In base all’energia e all’accelerazione subita dagli elettroni la luce potrà avere caratteristiche diverse, manifestandosi sotto forma di luce visibile, raggi ultravioletti o raggi X.

All’interno di ELETTRA gli elettroni cominciano la loro corsa nel Linac (acceleratore lineare). Subito dopo, attraverso una linea di trasferimento, vengono sparati all’interno di un grande anello di accumulazione sotto vuoto spinto. Qui circolano per 48 ore coprendo una distanza pari a quattro volte il diametro del nostro sistema solare.

Il loro percorso è costantemente controllato da dispositivi magnetici distribuiti lungo l’anello: i magneti curvanti li costringono a compiere una traiettoria curvilinea; i quadrupoli li focalizzano in piccoli pacchetti; gli ondulatori e i wigglers impongono invece agli elettroni un moto ondulatorio.
La luce di sincrotrone nasce proprio lì, a ogni deviazione dalla traiettoria rettilinea, dando così luogo a fasci intensi di luce dello spessore di qualche decimo di millimetro, che vengono convogliati in linee di luce tangenti all’anello.
Attorno a ciascuna linea, con turni che coprono le 24 ore, lavorano i ricercatori, selezionando le caratteristiche della luce (come la lunghezza d’onda) più adatte alle loro necessità.

Ora non mi voglio dilungare su questioni tecniche riguardanti il sincrotrone, ma solo rilevare che ho avuto giorni di crisi riguardo le mie scelte future. Negli ultimi anni mi sono sentita maggiormente portata per le lettere, tuttavia con un occhio vigile nei confronti di alcune aree della scienza.
Il sincrotrone mi ha ammaliata al punto che ora mi sto chiedendo se non sia il caso che prenda informazioni più dettagliate sul modo per accedervi.
È quello che farò nei prossimi tempi, studio per gli esami permettendo. Ho già iniziato a parlarne con il babbo, lo scienziato di casa, e continuerò a farlo via web finché starà a New York, ma non vedo l’ora che torni per poter con lui fare un po’ di chiarezza in me stessa circa la possibilità di questa nuova prospettiva.
Ora non mi riesce di capire se è il frutto del fascino di un momento o se davvero vorrei e potrei indirizzarmi seriamente verso studi di questo genere.
Significherebbe stravolgere tutto dei miei programmi futuri, sia riguardo la scelta universitaria sia riguardo la città in cui stabilirmi a studiare. Provo un bel po’ di inquietudine da quando si è affacciato questo pensiero.
Vedremo che accadrà.

 

Per il resto, sono stata quasi dieci giorni senza vedere il mio Tato. Quando ero a Trieste mi mancavano le conversazioni via messenger con lui. Di ritorno, la mancanza di collegamento con Internet ha protratto l’impedimento, ma potevamo compensare col telefono (liberamente, e non come quando ero in gita).

Insomma sono rimasta senza vederlo fino a venerdì della settimana scorsa, quando è venuto a cena da noi, dopo la quale abbiamo salutato tutti e ci siamo trasferiti nell’altra solita casa che ci accoglie durante i week-end. Il desiderio di noi non ha resistito durante i pochi kilometri che ci separavano dalla nostra “dimora” di Campo di Marte e ci siamo ritrovati in pieno riscaldamento già in auto ancor prima di arrivare. Il seguente sabato mattina sono andata a scuola, ma ero più addormentata che mai, meglio sarebbe dire trasognante, causa trasporti della notte. Al ritorno, non paghi, Marco ed io abbiamo trascorso il resto del sabato e della domenica praticamente sempre in amore. Ma poiché a tutto c’è una fine, il lunedì mattina (anche se era ancora festa causa ponte col primo maggio) era ora di piantarla col nostro amoroso ed erotico isolamento: ritorno allo studio “matto e disperato” per entrambi. Qualche giorno prima avevamo pensato di festeggiare il primo maggio invitando un bel po’ di gente a casa dei miei nonni, che gode di un aperto e immenso spazio in campagna, ma siccome non ci eravamo organizzati per tempo lasciandoci andare ad altro, alla fine ci siamo aggregati ad una scampagnata minore organizzata da amici. Minore per numero di persone, ovviamente, e non per altri motivi. Infatti siamo stati bene, in piacevole e serena compagnia sotto un sole splendente fra le colline del Chianti.

Dopodiché, il giorno seguente, implacabile il rientro a scuola.
Stiamo faticando veramente tanto tanto.
E in questo fine settimana mi tocca pure studiare parecchio.
Ma finirà anche questo. Ah … se finirà!

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~ di julie su maggio 4, 2007.

17 Risposte to “Sincrotronando”

  1. Se davvero ti dirigerai verso il sincrotrone penso che tu e il babbo potreste fare un sodalizio di quelli che farebbero sentire esclusi tutti gli altri.
    😉
    Naturalmente spero che tu riesca a far chiarezza e a decidere ciò che è meglio per te.
    Se hai bisogno, io ci sono sempre, sorellina.
    Ti voglio bene
    😀

  2. è inutile che faccia la parte del liberale …

    la verità è che questa nuova possibile prospettiva di trieste inquieta anche me

    ma ti amo sempre e comunque

    :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

  3. 😕
    OMG julie!
    Cosa combini?

  4. oh oh, c’è aria di crisi
    😉
    Io penso che qualunque cosa tu decida, cara Giulia, alla fine puoi riuscire bene in entrambe le cose.
    Ne sono certa.
    Un abbraccio
    :mrgreen:

  5. beh … sarebbe una gran sorpresa se ti iscrivessi a fisica a trieste, juliette
    in bocca al lupo!
    😉

  6. ciao julie
    non partire subito dopo gli esami, almeno per qualche giorno
    vorrei venirti a trovare
    baci

  7. @ robi: grazie fratellone

    @ marco: lo so che ho messo un po’ in crisi anche te 😦
    … ma tranqui, ti amo anch’io, molto :mrgreen:
    :***

    @ dani: non pensavo neanch’io di combinarmi questa bella crisi!

    @ chicca: troppo buona chicca! grazie comunque

    @ jan: a chi lo dici?

    @ franci: non credo di partire subito. Mi farebbe molto piacere se venissi 😀

  8. Io pure ho visitato il sincrotrone, ma non mi ha affascinato come te, Giulia.
    Sicura che il complesso di Elettra sia stato superato?
    😉
    E non lo dico per il fatto che il sincrotrone di Trieste si chiama proprio Elettra.
    Baci

  9. Cara eli, impossibile per la juliette superare quel complesso.
    D’altronde un padre come il suo non è cosa comune. Come non comprenderla?
    😀

  10. Quell’impicciona della dani (che non si fa mai i fatti suoi 😛 ) ha ragione, eli: sono perdutamente innamorata del babbo.
    Ma non del babbo-scienziato-ricercatore, di cui per la verità so poco, bensì del babbo-uomo.
    Se poi questo possa aver avuto qualche influenza sul fatto che il sincrotrone mi ha ammaliata, non so. Io non l’avevo associato.
    Ci sto ancora pensando; mi sento un po’ confusa su questo.
    Baci anche a te
    🙂

  11. Un’altra scienziatina in famiglia non ci starebbe male.
    Fosse vero!
    Ma è una vitaccia, juliette. Sappilo.
    Ti abbraccio forte
    :mrgreen:

  12. Vedremo Marcello. Non vedo l’ora che il babbo torni.
    Grazie per essere passato da qui.
    Ti abbraccio forte anch’io.
    :mrgreen:

  13. hai superato la crisi?
    hai deciso da che parte andare?

  14. Già, com’è finita?

  15. A Falstaff avevo già risposto a voce. Comunque … non è finita. Ci penserò meglio e deciderò dopo aver fatto la maturità. Adesso proprio mi sembra di non avere né tempo né abbastanza serenità.

  16. […] è passata la crisi indotta dal Sincrotrone di Trieste chiarendo a me stessa che è meglio che confermi la prescrizione all’Università di […]

  17. […] perlomeno intorno alle tematiche trainanti e più impellenti. Anche quando ero andata in visita al Sincrotrone, avevo chiesto a chi ci ha presentato e accompagnato per il centro se quella struttura scientifica […]

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