Oggi, un secolo fa

Quando si pensa a un disastro minerario, il pensiero corre alla catastrofe di Marcinelle, in Belgio, avvenuta nel 1956 nella quale persero la vita 262 persone su un totale di 274 uomini presenti nella miniera, di cui 136 italiani.
Forse la memoria va a Marcinelle perché è più vicino nel tempo, ma ve ne fu un altro, esattamente un secolo fa, ancor più devastante.
Accadde il 6 dicembre 1907 a Monongah, una cittadina degli Stati Uniti d’America, nella Virginia Occidentale.

Entrata alla miniera di carbone – 1900 circa
Monongah – Virginia Occidentale

Secondo le stime ufficiali le vittime furono 425, di cui 171 italiane, emigrati del nostro paese, che sembra aver dimenticato questo suo importante capitolo (vedi post precedente). Provenivano da località molisane (un centinaio), calabresi (una quarantina) e abruzzesi (una trentina). È bene ricordare che gli italiani, e in particolare i meridionali, non erano considerati bianchi ma molto vicino ai Neri.

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~ di julie su dicembre 6, 2007.

4 Risposte to “Oggi, un secolo fa”

  1. Ebbrava juliette!
    Pensa che, quando ero bambino, la mia bisnonna (di origine abruzzese) ricordava spesso quel disastro. Conosceva una famiglia che era emigrata a Monongah e in quella tragedia perse un padre e anche un figlio, piccolino ancora, credo avesse 11 anni. I minatori usavano spesso portare con sè i figli perchè venivano pagati a cottimo.
    Erano terrificanti le loro condizioni di lavoro.
    Ciao
    Un bacio

  2. Sul post precedente e su questo si potrebbero recupeare nomi autorevoli e citazioni altisonanti.
    E invece, leggendo l’ultima frase del post (“È bene ricordare che gli italiani, e in particolare i meridionali, non erano considerati bianchi ma molto vicino ai Neri”) anch’io, come Palmiro, penso alla mia bisnonna, per motivi diversi.
    Se n’è andata lo scorso anno ed ha avuto una vita faticosa, lunga e piena. Lei, riguardo a stranieri, meridionali e neri, non la pensava molto diversamente. Ce l’aveva con loro, motivava le sue ragioni, insomma era razzista pur negando di esserlo. Eppure non stava dalla parte della lega nè di AN. Era orgogliosa di essere stata una staffetta partigiana, e da quella parte è rimasta, a suo dire, per tutta la vita. “Ma i fannulloni e i delinquenti io non posso vederli” diceva, e lo diceva nel dialetto milanese della terra da dove proveniva.
    Eppure io so per certo che se si presentava davanti alla sua porta uno che aveva bisogno (fosse anche uno straniero, un meridionale, un nero o il suo peggior nemico) lei gli dava una mano.
    Questo era la mia bisnonna. Racchiudeva in sè contraddizioni che ci appartengono.
    Non voglio sminuire la gravità di quanto juliette ha messo sotto i nostri occhi nel post precedente. Anzi, vorrei dire che la gravità sta proprio lì, in coloro che fomentano attraverso le istituzioni e la politica paure e contraddizioni che albergano negli animi di molti.
    Io stesso sono molto preoccupato quando, a partire da questa situazione allarmistica, guardo al nostro futuro, vicino e lontano.
    Ciao

  3. Quel che dice Pietro è vero, lo ha ricordato Ferdi con una canzone di Gaber (qui)

    __

    Però, julie, dopo 3 posts così seri raccontaci qualcosa di leggero. 😉 😀

  4. […] No, non si tratta della canzone di Eduardo De Crescenzo. E mi spiace deludere Tea (vedi commento qui), ma anche questo non è un post […]

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