Oggi, trent’anni + tre giorni fa

Mamma e babbo hanno cresciuto noi figli rigorosamente ispirandosi alla cultura della legalità.
Sono stati grandi sostenitori ed estimatori di Antonino Caponnetto, il fondatore del pool antimafia. Ci hanno parlato a lungo di Corleone, di Mauro de Mauro, di Leonardo Vitale, Giuseppe Russo, del prof. Filippo Costa, di Giuseppe Impastato, Boris Giuliano, Cesare Terranova, Rocco Chinnici, Libero Grassi, Giovanni Falcone, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta, Paolo Borsellino, dell’arcivescovo di Palermo Salvatore Pappalardo, di Emanuele Basile, di Gaetano Costa, don Pino Puglisi, Domenico Geraci e molti altri ancora.
Hanno portato mio fratello e me in molti luoghi significativi della Sicilia e di Palermo, anche davanti al cosiddetto “albero di Falcone”, l’albero che è cresciuto davanti alla casa del giudice, divenuto simbolo della sfida alla mafia ed all’indifferenza che la sostiene, e dove i molti messaggi, le foto, i piccoli oggetti lì depositati testimoniano l’affetto e la stima della gente nei confronti del giudice. E poi siamo stati a casa di Peppino Impastato, che è aperta a chiunque voglia visitarla per volontà della coraggiosa Mamma Felicia, al cui funerale c’erano molte persone venute da fuori mentre gli abitanti di Cinisi si erano per lo più chiusi in casa con le persiane sprangate.
Noi figli abbiamo accolto l’insegnamento dei nostri genitori.
Abbiamo studiato la mafia, non tanto o non solo a scuola, ma per il bisogno di sentirci al fianco di chi l’ha combattuta e la combatte.

M’ero ripromessa, per il 9 maggio, di dedicare qualcosa a Peppino Impastato, divenuto famoso a molti anche attraverso la pellicola di Marco Tullio Giordana (I cento passi).
M’ero ripromessa di ricordare Peppino il 9 maggio, dunque. Purtroppo, presa come sono da uno studio intensissimo, me ne sono poi scordata.
Cerco di rimediare oggi.

Peppino era figlio di una famiglia mafiosa, non sopportava l’atteggiamento di suo padre, l’atteggiamento della sua comunità, una Cinisi infangata e oppressa dal silenzio dell’omertà e dalla ferocia di Gaetano “Zu’Tano” Badalamenti. Questa realtà, dov’era nato nel 1948, Peppino la attraversò con una forza dirompente, facendo più rumore possibile, risvegliando gli animi, bucando le coscienze di tutti. Stava con la gente, in prima linea nella lotta contro gli espropri dei contadini e degli operai, costretti ad abbandonare le proprie case per fare posto alla terza pista dell’aeroporto di punta Raisi.
Peppino ebbe il coraggio di scrivere su “L’Idea Socialista” che “La Mafia è una Montagna di Merda”. Continuò a urlarlo, con i suoi compagni, attraverso “Radio Aut“, nel vano tentativo di rimuovere la puzza di sterco di quel compromesso morale così imperante nella sua Cinisi.
Radio Aut aveva sede a Terrasini (paese a qualche chilometro da Cinisi) ed era nata nel 1976 ad opera di Peppino. Fu una delle prime radio libere d’Italia, fu gestita in regime di autofinanziamento e si permise liberamente di denunciare i potenti mafiosi locali. La diffusione del suo segnale dipendeva dal vento e non superava la montagna. Era una piccola radio fatta da ragazzi, i mezzi tecnici erano scarsi, reperiti al mercato delle pulci di Palermo, ma finì per diventare un pezzo di storia della lotta rivoluzionaria, soprattutto con la sua trasmissione più importante, Onda Pazza, dove si narravano le vicende di Mafiopoli e del suo capo Tano Seduto, che rappresentava, neanche poi tanto velatamente, la persona di Gaetano Badalamenti. Lo stesso Gaetano Badalamenti al cospetto del quale, incontrandolo per strada, la gente di Cinisi s’impietriva, quasi s’inchinava. Peppino invece lo derideva in pubblico, costretto com’era dal suo cuore ribelle a urlare un disprezzo che non poteva contenere. “Tano seduto non caca e se caca, caca duro”, diceva. E la gente ascoltava “Onda pazza” anche nelle radioline dei bar e si sbellicava dalle risa. Peppino Impastato ha avuto il coraggio di deridere la mafia, di sbeffeggiarla, di farla sentire ferita nel suo orgoglio, distrutta nel suo onore.
Nel 1978 Peppino decise di candidarsi alle elezioni comunali con la lista Democrazia Proletaria. Venne ucciso nella notte tra l’8 e il 9 maggio 1978. Pochi giorni dopo gli abitanti di Cinisi riuscirono a farlo eleggere votando il suo nome, un gesto disperato di rabbia e orgoglio.

Trent’anni fa, Peppino è morto. Il suo corpo è stato lapidato, adagiato sui binari e fatto saltare in aria col tritolo. E’ morto nello stesso giorno di Aldo Moro, così fu estremamente più facile sostenere la tesi dell’incidente (stampa, forze dell’ordine e magistratura parlarono di atto terroristico in cui l’attentatore sarebbe rimasto vittima e, dopo la scoperta di una lettera scritta molti mesi prima, di suicidio). Una tesi inverosimile, ma la magistratura la sostenne fino al 1984, anno in cui venne riconosciuta la matrice mafiosa del delitto attribuito però ad ignoti. Occorrerà attendere fino al 5 marzo 2001, quando la Corte d’Assise riconobbe Vito Palazzolo colpevole, condannandolo a 30 anni di reclusione. L’11 aprile 2002, poi, fu la volta di Gaetano Badalamenti, condannato all’ergastolo.
«Per anni – ha detto Rita Borsellino – la sua figura (di Peppino, ndr) è rimasta sconosciuta all’opinione pubblica ed è stato soprattutto grazie alla fermezza e al coraggio della madre Felicia che oggi le sue battaglie sono patrimonio della storia italiana».

Peppino non era neppure iscritto all’Ordine dei Giornalisti, ma è morto per dovere di informazione, per aver avuto il coraggio di alzare la testa e di fare nomi e cognomi, è morto perché spinto dalla sua indole ribelle e incontenibile ad urlare al mondo l’ingiustizia che si perpetrava e si perpetra nella sua terra e anche fuori. Grazie a lui la lotta alla Mafia ha fatto un passo avanti. È un eroe, un martire, un esempio per molti. E tuttavia la Mafia continua a vincere, laddove trova sempre qualcuno disposto a servirla in cambio di pochi o tanti “picciuli” e favori. È un’azienda in attivo che produce ricchezza, previdenza e assistenza sociale e sanitaria, insieme, ovviamente, a consenso politico. S’è incuneata infatti nei luoghi più alti dell’amministrazione pubblica, delle istituzioni, in modo insinuante, persuasivo, apparentemente invisibile. Uno stato nello stato, come si suole dire.

Nella campagna elettorale del 1994, Berlusconi ricordava Falcone e Borsellino. In quella del 2008 ha elevato a rango di eroe quello che invece si chiama un omertoso, il suo stalliere (pardon, “fattore” ) Vittorio Mangano, amico di Marcello Dell’Utri.
Vittorio Mangano e Marcello Dell’Utri!
Vittorio Mangano: condannato all’ergastolo per duplice omicidio, traffico di stupefacenti ed estorsione, concorso esterno in associazione mafiosa, false fatture e frode fiscale.
Marcello Dell’Utri: procedimenti giudiziari e/o condanne per false fatture e frode fiscale, tentata estorsione, concorso esterno in associazione mafiosa, calunnia pluriaggravata (qui).

Se Peppino Impastato fosse ancora tra noi, a questi nuovi “eroi” siciliani riserverebbe una parte esilarante nella sua Cretina Commedia. Noi non staremmo qui a commemorarlo e lui, con modi graffianti e sapientemente ironici, ci farebbe sbellicare dalle risate.

Grazie Peppino, infinitamente grazie. Non solo per quello che sei stato e hai fatto, ma anche perché la tua memoria ci aiuta ad essere persone migliori.

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~ di julie su maggio 12, 2008.

11 Risposte to “Oggi, trent’anni + tre giorni fa”

  1. I tuoi genitori hanno preso su anche me e la Chicca in quel viaggio in Sicilia. Un viaggio memorabile, per il quale saremo loro sempre infinitamente grate.

    RIP, Peppino.
    Noi cercheremo se non proprio di essere come te (non ne siamo all’altezza), almeno di essere al fianco di quelli come te.

  2. Accidenti, Giulia! Mi hai fatto piangere. Ne parli come se tu l’avessi conosciuto di persona.
    E’ un bel post.
    Grazie a Peppino, e grazie anche a te che l’hai ricordato con tanta intensità.

  3. Vorrei ricordare che è stato grazie all’attività del fratello Giovanni, della madre Felicia e del Centro siciliano di documentazione di Palermo intitolato a Giuseppe Impastato, se i processi sono stati più volte riaperti dopo i numerosi tentativi di insabbiare l’inchiesta. E’ stato grazie alla loro attività che venne individuata la matrice mafiosa del delitto.

    RIP, Peppino.

  4. Mi piace molto questo post, juliette.
    Ai tempi di Peppino era impensabile che tante persone e tanti giovani si sarebbero schierati dalla sua parte, era addirittura impensabile che si sarebbero posti il problema pur non vivendo in quel di Sicilia.
    Peppino è più che mai vivo insieme a noi.

  5. Anche a me piace molto questo post, juliette.
    Ha ragione ferdi: Peppino è vivo fin che lo si sa ricordare così.

    Spero di vederti presto.
    Ciao

  6. Ce l’ho il DVD “Onda pazza“. Straordinario!

  7. @ gramobuono
    La prossima volta che vengo da te me lo presti il DVD. 😉

  8. @ jan
    OK, basta che me lo tratti bene e torni indietro. 😉

  9. @ visconte
    Coglioncello che non sei altro! Tu oggi sei partito, se non sbaglio 😐 . Beh! Mi farò dare il DVD dalla juliette.
    Tra l’altro non so neanche quando torni.

  10. Ciao julie,
    sono un ragazzo della provincia di Palermo, da due anni sto a Roma a studiare.
    Sono capitato qui per caso.
    Vorrei dirti che è molto bello questo post e che mi ha fatto molto piacere leggerlo e sapere che ci sono persone che hanno così a cuore le tristi vicende della mia terra.
    Grazie, davvero grazie.
    Ciao

  11. Grazie a te Pier Francesco.
    Ciao e salutami la tua bella Palermo 🙂

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